Asintomatici con booster, quarantena ridotta e niente tampone. L'Iss: «Anche loro sono un rischio»

«Non sorvegliare questi casi limita la capacità di trovare le varianti»

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Mauro Evangelisti
Asintomatici con booster, quarantena ridotta e niente tampone. L'Iss: «Anche loro sono un rischio»

ROMA La proposta è stata rilanciata, per l’ennesima volta, ieri dall’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato: «Serve una semplificazione delle quarantena per chi ha tre dosi di vaccino ed è asintomatico. Dobbiamo facilitare la vita ai vaccinati, meno tamponi, meno certificati e meno burocrazia». In sintesi, dicono le Regioni: quando una persona che ha già ricevuto il booster risulta positivo al tampone (può capitare) ma è totalmente asintomatico, resti in isolamento per cinque giorni, successivamente torni alle sue normalità attività senza costringerlo a eseguire un nuovo tampone e a richiedere una certificazione di guarigione. Osserva Raffaele Donini, presidente della commissione salute della Conferenza delle Regioni e assessore alla Sanità in Emilia-Romagna: «Se non semplifichiamo le procedure ed eliminiamo un po’ di burocrazia il sistema non regge».

PRUDENZA

Ma è giusto liberare dopo cinque giorni, anche senza tampone negativo, una persona vaccinata con tre dosi che era risultata positiva, ma è sempre stata asintomatica? Non rischia di contagiare altre persone anche al sesto giorno? Le Regioni hanno avanzato la proposta di «semplificare la vita ai vaccinati con il booster». D’Amato insiste: «Gli esperti di Cdc, l’agenzia degli Stati Uniti, condividono questa linea». Il Ministero della Salute ha aperto una fase di riflessione su questa ipotesi. Non ha chiuso, ma ha comunque spiegato che una decisione di questo tipo va valutata con molta attenzione, tenendo conto dei pro e dei contro.

L’Istituto superiore di sanità è però molto prudente: «L’esperienza ha dimostrato che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche, e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni (ad esempio per età, stato vaccinale, comorbidità). Inoltre, non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da Covid-19».

 

Bene, accertato che l’Iss è prudente, ma quanto è probabile che un vaccinato con tre dosi, positivo asintomatico, dopo cinque giorni dal tampone positivo possa contagiare un’altra persona? Il professor Pier Luigi Lopalco epidemiologo e professore ordinario di Igiene all’Università del Salento, fa questa analisi: «Il rischio esiste, ma come al solito dobbiamo fare una valutazione pragmatica. Dal punto di vista strettamente biologico la carica virale di un vaccinato positivo, dopo cinque giorni, può diffondere particelle virali, ma la probabilità che contagi è molto bassa. Il contagio poi di un altro vaccinato con tre dosi è ancora più improbabile».

Non sarebbe più prudente prolungare l’isolamento fino a quando la persona non ha un tampone negativo? «In questa fase pandemica, di altissima circolazione, ha davvero poco senso. Quante persone ci sono per strada che inconsapevolmente hanno una carica virale molto più alta? In questa fase è più importante concentrarsi sulle persone malate. Ormai è chiaro che il virus non sarà eradicato, pensare di fare tracciamento con questi numeri è illusorio, fa sorridere. Concentrare risorse su un asintomatico positivo, dopo cinque giorni, vaccinato con il booster, ha poco senso. Piuttosto promuoviamo con ancora più forza l’uso delle mascherine Ffp2».

PERICOLI

In pratica, sembra dire Lopalco, non ha senso inseguire qualcuno che ha un coltellino (il vaccinato con terza dose asintomatico risultato positivo cinque giorni prima) e intanto trascurare, perché le risorse non sono infinite, chi gira con il bazooka o chi è ferito e va curato. «E non hanno senso - dice Lopalco - anche i test di uscita dalla quarantena, sono uno spreco incredibile di risorse, il sistema dei tamponi con una circolazione virale così intensa non potrebbe mai reggere. Il problema è un altro: dobbiamo aumentare il numero delle persone protette dal vaccino con terza dose, perché per un vaccinato le conseguenze del contagio sono, normalmente, molto meno gravi».


 

Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA