Coronavirus, scuole chiuse: allo studio voucher per babysitter e congedi per un genitore. Ma il Tesoro frena: mancano i fondi

Coronavirus, scuole chiuse: allo studio permessi per un genitore. Ma il Tesoro frena: mancano i fondi
Coronavirus, scuole chiuse: allo studio permessi per un genitore. Ma il Tesoro frena: mancano i fondi
di Giusy Franzese
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Giovedì 5 Marzo 2020, 00:55 - Ultimo aggiornamento: 13:05

ROMA A casa - o comunque non a scuola - per dieci giorni. Da oggi fino al 15 marzo in tutta Italia. Gli studenti esultano, i genitori sono disperati. Soprattutto quelli delle famiglie dove lavorano sia papà che mamma con bambini piccoli, sotto i 14 anni, che da soli a casa proprio non ci possono stare. Tra i tanti effetti collaterali del coronavirus da oggi ci sarà anche questo. Senza l’aiuto di nonni (ai quali tra l’altro una delle ultime disposizioni del governo chiede di non uscire di casa), conciliare il tutto con il proprio lavoro è un enigma.

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La caccia alla baby sitter è già partita, ma non tutti se la possono permettere e poi tutte queste baby sitter in giro nemmeno ci sono. Le chat di classe tra i genitori ieri erano ingolfate: «tu come farai? hai risolto? facciamo i turni? oggi porti i tuoi da me, domani porto i miei da te». Ma c’è da giurarci: saranno tante oggi le mamme lavoratrici che telefoneranno al datore di lavoro per avvisare che, giocoforza, non possono uscire di casa. Molte grandi aziende sono già organizzate per lo smart working (lavoro da casa, attraverso pc) e forse se la caveranno così. E tutti gli altri? All’interno del governo il problema è ben presente e ieri gli uffici legislativi dei ministeri interessati hanno iniziato a esplorare varie ipotesi di sostegno: un contributo economico diretto alle famiglie sotto un certo reddito e con entrambi i genitori che lavorano; l’estensione del congedo parentale retribuito al cento per cento. Se ne parlerà oggi durante il Consiglio dei Ministri, ma difficilmente già ci sarà una decisione. Qualunque ipotesi costa, necessita di risorse. All’Economia stanno passando sotto la lente di ingrandimento le pieghe del bilancio. Ma non è facile. Anche perché la cifra da stanziare varia a seconda di quanto tempo durerà l’emergenza. Basteranno dieci giorni di scuole chiuse? Difficile dirlo adesso.

Si lavora anche sulla platea: avranno la precedenza le famiglie del personale sanitario e le categorie di lavoratori meno tutelate. Lo spiega la ministra della Famiglia, Elena Bonetti: «Sappiamo che la chiusura delle scuole comporta la necessità di riorganizzare la vita familiare. Ho già proposto misure di sostegno e aiuto alle famiglie: sostegno economico per le spese di babysitting (allo studio dei voucher, ndr) e estensione dei congedi parentali per le lavoratrici e i lavoratori. Una particolare attenzione la dobbiamo alle famiglie del personale sanitario che è mobilitato a servizio di tutta la popolazione, alle categorie meno tutelate e a quelle che non possono accedere allo smart working. Sono certa che sapremo mettere in campo rigore e serietà». Sui tempi di emanazione delle misure Bonetti non si sbilancia: «Andranno in un prossimo provvedimento di legge che verrà esaminato al più presto».

LE ALTERNATIVE

Intanto il caos è massimo. Anche perché l’ufficialità della decisione è arrivata alle 18,30. Fin quando il governo non varerà nuove misure ad hoc, la mamma lavoratrice (o il papà) che non riesce a risolvere con nonni e parenti vari, non ha tante alternative. «Può chiedere ferie o permessi retribuiti, se previsti dal Contratto nazionale di lavoro e se maturati. Un’altra alternativa è fruire del congedo parentale. Quest’ultimo, però, è una forma di permesso retribuito con alcuni limiti: ad esempio i figli devono avere al massimo 12 anni e le modalità di fruizione del congedo sono stabiliti dal Ccnl» spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione Consulenti del Lavoro.

Resta in ogni caso una scelta costosa per le famiglie. Con l’attuale normativa il congedo parentale, ad esempio, è retribuito al 30%. E sempre che il figlio non abbia superato i sei anni di età. In realtà è prevista un’eccezione per le famiglie a basso reddito (inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione): in questo caso la retribuzione sempre al 30% è concessa fino all’età di otto anni del bambino. Non è prevista nessuna indennità dagli otto anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento). C’è poi chi tenterà la strada del part-time o comunque di una riduzione dell’orario giornaliero per questo periodo. 
Ovviamente il datore di lavoro, a sua discrezione in questo momento, può anche concedere al genitore in difficoltà di stare a casa con permesso non retribuito. «In questo caso i contributi non vengono pagati» spiega sempre De Luca. Secondo Jacopo Marzetti, garante per l’infanzia del Lazio, bisognerebbe «garantire l’assenza giustificata a uno dei genitori lavoratori». Per il direttore generale del Moige (movimento italiano genitori), Antonio Affinita, c’è poco da discutere: «Uno dei due genitori deve avere diritto a permessi obbligatori retribuiti perché la chiusura delle scuole non è una scelta delle famiglie, ma una decisione del governo».

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