Un anno di Mind the Gap tra resilienza e nuove sfide, per ricostruire una Italia con meno gap

Sabato 9 Maggio 2020 di Franca Giansoldati

Quando gli Usa entrarono in guerra, nel 1917, le donne che si battevano per il diritto di voto (National American Suffrage Association) si schierarono con il presidente Wilson e decisero di mobilitarsi segnando pagine di autentico coraggio servendo nell'esercito e nella marina come infermiere. Intanto altri milioni di donne si davano da fare preparando cibi, medicamenti, organizzando raccolte fondi. Quasi in concomitanza scoppiò la Spagnola e anche in quel frangente le donne, raddoppiando gli sforzi, si distinsero evidenziando il loro peso pubblico e, finalmente, ebbero riconosciuto dal Congresso il diritto di voto. Il presidente Wilson fu il primo ad ammettere: «Noi abbiamo avuto nelle donne un partner in questa guerra». L'esempio americano fa riflettere. A cent'anni di distanza le donne italiane che hanno portato sulle loro spalle il maggiore peso della crisi del Coronavirus non solo rischiano di fare passi indietro rispetto alla conquista della parità, ma sono persino state escluse dalla fase della ricostruzione (salvo un ripensamento in zona Cesarini da parte del Premier Conte, che ha rimediato includendo nella task force due esperte in più). Ma è poco. La questione di genere in Italia sconta un ritardo cronico. Le donne restano ancora fuori dalle stanze dei bottoni. E l'emergenza Covid le ha schiacciate ancora di più tra la responsabilità del lavoro e l'essere eterne caregiver, accollandosi come sempre il vuoto di un welfare che non si è mai modernizzato negli anni.
OBIETTIVI
Resistenza, perseveranza quasi ostinazione. In poche parole il 2020 verrà vissuto con spirito di resilienza, un sostantivo femminile utilizzato sia per descrivere la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, sia la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Il 2020 per le donne è iniziato in salita e, per come si prospetta, sarà l'anno della resilienza femminile. Mind The Gap la piattaforma del Messaggero dedicata alla misurazione della parità tra uomo e donna nata il 13 maggio 2019 non smetterà di monitorare il mondo del lavoro, la scuola, la famiglia, le prospettive, facendo affiorare gli ostacoli, creando alleanze, pensando ai progetti per fare capire l'urgenza di colmare velocemente, tutti assieme, il divario tra uomini e donne e come questo rappresenti il più grandioso progetto di ricostruzione collettiva per il bene di tutti.
NUMERI
Nella parità tra uomo e donna, già prima dell'attuale crisi, l'Italia era al 76esimo posto su 153 paesi secondo i dati del Global Gender Report 2020. Da noi lavora meno di una donna su due (il 48,9%) ma ciò che preoccupa è il peggioramento della qualità del lavoro femminile, come ha ricordato anche l'Istat, elencando precarietà, aumento del part-time involontario. Nei primi tre trimestri del 2019 la percentuale di donne impiegate a tempo determinato ha raggiunto una media del 17,3% (mentre gli uomini l'87%). L'emergenza del Coronavirus ha prodotto un aumento del divario. La riapertura delle attività nella fase 2 (manifattura, costruzioni e commercio all'ingrosso, tutti settori prevalentemente maschili), per esempio, ha fornito dati impressionanti. Poco più del 20% delle donne è tornato in azienda. Il risultato nemmeno troppo nascosto è che sulle spalle delle mamme ha finito per pesare il ruolo di caregiver. Sono loro a dover fare sempre un passo indietro per occuparsi dei figli che non vanno a scuola. Di fatto la pandemia ha reso più visibili gli squilibri. E ha messo in luce ciò che effettivamente accade nelle case degli italiani sul fronte domestico.

La vecchia bilancia della vita del lavoro continua a funzionare come sempre, anche se il lavoro virtuale bussa alle porte e le lavoratrici, a diversi livelli, rispondono. Email, whatsapp, meeting su Zoom, il che significa essere spesso disponibile tutto il tempo. «Tra l'altro bisogna vigilare perché lo smart working non diventi infinity working» dice Anna Zanardi, psicologa e docente alla Luiss. Per paradossale che sia, questa inflessibilità è stata venduta come flessibilità, e così il lavoro da remoto per le donne, senza dovuti correttivi, si è trasformato in un sentiero di maggiore fatica. E pensare che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna 2020, la Commissione europea ha presentato una nuova strategia per la paritadi genere per il quinquennio prossimo 2020-2025.

Malgrado i progressi, problemi persistono: le laureate superano numericamente i laureati, ma guadagnano in media il 16% in meno, le donne rappresentano appena l'8% degli amministratori delegati nelle principali imprese europee. Non solo. Sul fronte delle violenze, una donna su tre nell'Unione europea ha subito maltrattamenti e abusi fisici o sessuali. Finora nessuno Stato ha realizzato la parità di genere, anche se ci sono nazioni virtuose come l'Islanda, che ha varato una legge per garantire il livellamento degli stipendi. I progressi generalmente sono lenti, e persistono discriminazioni a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni. Nell'Unione, le donne rappresentano solo l'8% degli amministratori delegati. Ancora numeri. L'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), nel periodo compreso tra il 2005 e il 2019, afferma che l'indice sull'uguaglianza e migliorato di 5,4 punti. I punteggi medi dei singoli Paesi vanno da 83,6 (Svezia) a 51,2 (Grecia). L'Italia ha un punteggio di 63.
ECCO IL VIG
In questi giorni si sta facendo strada una bella proposta avanzata anche alla ministra Bonetti - per introdurre a livello istituzionale la valutazione dell'impatto di genere nella fase progettuale di qualsiasi iniziativa legislativa.

Questo indice elaborato da Fuori Quota, una associazione che si batte per ridurre il divario punta a far intervenire i principali responsabili istituzionali in modo sistematico, per evitare che le donne siano penalizzate in termini di accesso alle risorse, ruoli e stereotipi. Si tratterebbe di una potente leva di cambiamento della cultura organizzativa.

Il fatto è che non ci sarà un futuro migliore in nessun Paese, nemmeno in Italia, senza un maggior numero di donne a vari livelli della pubblica amministrazione, ai vertici dello Stato, in posizioni apicali nella ricerca e delle organizzazioni economiche; e questo non perché le donne siano migliori, ma perché il cammino che ha insegnato a tutti questa terribile crisi riguarda il bisogno di fare squadra con una visione diversa, condivisa, meno competitiva.

Ultimo aggiornamento: 15:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA