Termoscanner in Tribunale, arriva il no del ministero

Martedì 5 Maggio 2020 di Erasmo MARINAZZO e Paola COLACI
No dal ministero della Giustizia alla fornitura dei termoscanner chiesta dalla commissione permanente degli uffici giudiziari della Corte d'Appello di Lecce. Perché l'installazione non è stata prevista nei decreti del presidente del consiglio dei ministri, diversamente dall'obbligo attribuito ai cantieri edili per tenere sotto controllo la temperatura corporea degli operai ed impedire l'accesso quando la misurazione supera i 37,5 gradi.
E, dunque, senza uno dei dispositivi di sicurezza più caldeggiati da magistrati, avvocati e personale amministrativo, rischia di saltare la ripresa dei processi in aula fissata per il 12 maggio. Anche perché nel confronto di ieri mattina fra le organizzazioni sindacali con il presidente facente funzione del Tribunale di Lecce, Anna Rita Pasca, il presidente della sezione Lavoro, Caterina Mainolfi, e la dirigente dell'area amministrativa, Alessandra Scrimitore, è stato ribadita la necessità di avere assicurate misure idonee a tutelare la salute dei lavoratori.
Il progetto ha previsto l'installazione di undici termoscanner con il sistema a tornello che si blocca se percepisce una temperatura supera a 37.5 e se l'utente non indossa la mascherina. Ne sono previsti almeno due per ogni edificio, così suddivisi: Tribunale e Corte d'Appello penale di viale Michele De Pietro, Tribunale e Corte d'Appello civile di via Brenta, Giudice di pace di via Brenta e Tribunale per i minorenni di via Dalmazio Birago. Costo complessivo, 53mila euro.
Una spesa che il ministero della Giustizia ha fatto sapere di non potere affrontare poiché non vi è la copertura legislativa. Per questo è stata interpellata la Regione perché valuti la possibilità di emanare un provvedimento che renda obbligatori i termoscanner negli uffici pubblici, come dispositivo di prevenzione del contagio da coronavirus. Un problema in realtà che in altre parti di Italia hanno risolto gli avvocati con un fondo creato con le donazioni spontanee degli iscritti all'ordine.
Problemi immediatamente risolvibili, invece, per gli altri dispositivi di sicurezza. Il sopralluogo effettuato in questi giorni dai responsabili della sicurezza e della sanità, l'ingegnere Ippazio Morciano ed il dottore Giuseppe De Francesco, ha stabilito che si possano creare percorsi separati di entrata e di uscita da ognuno dei palazzi dove si amministra la giustizia. E il distanziamento sociale? Nessun problema nelle aule penali, dove i due metri fra una persona e l'altra potranno essere garantiti sia nelle aule più grandi che più piccole. A patto di non superare, rispettivamente, le 18 e le 9 presenze. Dati in elaborazione al civile per gli atavici problemi di distribuzione degli spazi nei palazzi di via Brenta adattati a palazzi di giustizia.
E in questi locali è prevista l'installazione dei pannelli di plexiglas nel front office delle cancellerie, per garantire la sicurezza nel deposito di quegli atti non depositati per via telematica. Non è stato ritenuto indispensabile questo dispositivo in via De Pietro poiché l'ampiezza degli spazi garantisce una distanziamento di almeno tre metri.
Infine i climatizzatori. Superato, al polo civile, il problema del ricircolo dell'aria: possono funzionare anche in modalità di scambio con l'esterno. Di estrazione forzata dell'aria. Al penale manca invece un sistema di areazione forzata, per il ricambio d'aria ci sono solo le finestre. Bisognerà ricorrere all'areazione naturale, tenendo conto anche della presenza delle parti ridotta al minimo indispensabile.
Si ripartirà comunque il 12? La decisione a breve.
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