I negazionisti in Senato; Salvini, via la mascherina. Galli: messaggio pericoloso

Martedì 28 Luglio 2020 di Diodato Pirone
I negazionisti in Senato; Salvini, via la mascherina. Galli: messaggio pericoloso

Il leader della Lega, Matteo Salvini, rifiuta di indossare la mascherina, malgrado gli inviti dei funzionari del Senato, durante tutta la durata di un convegno quantomeno scettico sulla lotta al Covid19, organizzato da Armando Siri e Vittorio Sgarbi: personaggi che sono stati definiti «negazionisti», un po' alla Bolsonaro o alla Trump.
Un gesto forte, in una sede istituzionale, la biblioteca di Piazza della Minerva, che provoca un vespaio di proteste, con cui il segretario leghista aderisce, anche violando le regole, alla tesi portata avanti dall'iniziativa secondo cui, come dice Sgarbi «il virus non c'è più». In serata il professor Massimo Galli, professore di Malattie Infettive all'Università di MIlano è stato durissimo: «Penso che tutto quello che e stato detto nel convegno non abbia alcuna base scientifica: è un messaggio inadeguato, quello che viene lanciato, con elementi di evidente pericolosità». «L'aumento dei casi in Francia e Spagna ci dice che non dobbiamo abbassare la guardia», gli ha fatto eco il virologo Fabrizio Pregliasco.

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Obiettivo dell'incontro, «Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti», annuncia Siri, è «fare il punto, grazie al dialogo tra giuristi e scienziati, su quanto è accaduto in Italia in questi mesi, sul conflitto che c'è stato tra salute e libertà, due diritti fondamentali».
I CARBONARI
Anche Sgarbi, già protagonista in aula della polemica contro le misure adottate da Conte, chiede che il governo ascolti «quanto hanno da dire tante persone sinora inascoltate», convinte che «il virus non c'è più» e che bisogna farla finita con questo «allarme globale».
Partecipano direttamente o in collegamento, medici e studiosi come Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Maria Rita Gismondo, Massimo Clementi, Giuseppe De Donno e il professore Paolo Becchi. All' incontro «negazionista», intervengono anche personalità lontane dal mondo leghista come i costituzionalisti Sabino Cassese, Giovanni Guzzetta e Michele Ainis, tutti molto perplessi dal ricorso da parte del governo dei Dpcm.
Presente in sala anche Andrea Bocelli. «Ho accettato questo invito ma sono lontano dalla politica - premette il celebre tenore - e devo dire che durante il lockdown mi sono sentito umiliato e offeso per il divieto di uscire da casa. Ammetto che ho violato il divieto».

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A metà mattinata, arriva la benedizione dell'ex ministro dell'Interno: «Venendo qui un amico mi ha detto: non ci andare, chi te lo fa fare...E in effetti - esordisce sarcastico - mi sento come se partecipassi a una riunione di carbonari. Dicono che siete negazionisti. Ma io qui tra voi sto benissimo, come sono stato benissimo a Verona, al forum delle famiglie». Duro contro ogni ipotesi di nuove restrizioni : «Vedo che oggi la libertà di pensiero è il primo bene a rischio: ma qui c'è chi ha un'idea diversa rispetto al mainstream. Io mi sono rifiutato di salutare di gomito. Se uno mi allunga la mano gli do la mano. Tanto un processo più, un processo meno... ». Quindi la scelta plateale di non indossare la mascherina.
Intanto a palazzo Chigi si lavora al dossier relativo all'estensione dello stato di emergenza fino alla fine di ottobre. Oggi il premier Giuseppe Conte ne parlerà in Senato alle 16 dopo un consiglio dei ministri convocato in mattinata.
Non si prevedono problemi per il via libera parlamentare ma alla vigilia dell'appuntamento parlamentare sull'estensione dello stato d'emergenza il Pd ha chiesto di porre dei paletti. Stefano Ceccanti, deputato dem e costituzionalista, ha proposto che il governo accompagni la proroga con un decreto che ne definisca il perimetro.
 

Ultimo aggiornamento: 09:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA