Il tampone a 72 ore? Bocciato dagli esperti. Bassetti: «Decisione politica». Crisanti: «Green pass solo ai vaccinati»

Il tampone a 72 ore? Bocciato dagli esperti. Bassetti: «Decisione politica». Crisanti: «Green pass solo ai vaccinati»
Il tampone a 72 ore? Bocciato dagli esperti. Bassetti: «Decisione politica». Crisanti: «Green pass solo ai vaccinati»
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Lunedì 11 Ottobre 2021, 14:12 - Ultimo aggiornamento: 15:57

Tampone per il Green pass a 72 ore, giusto o sbagliato? La decisione del Governo di allungare il tempo di validità dei tamponi per avere il certificato verde da 48 a 72 ore (quindi da due a tre giorni) sta facendo discutere soprattutto tra gli esperti. Come sappiamo ormai da tempo infatti il tampone non garantisce di non essere positivi: un test negativo oggi pomeriggio può essere positivo domani mattina, e così via.

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Secondo il direttore di Microbiologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Federico Perno, intervenuto stamattina ad Agorà su Rai3, allungare il tempo di validità dei tamponi per il green pass a 72 ore può essere un compromesso ma «farebbe perdere dei positivi». E allo stesso modo i tamponi fai da te «non sono una soluzione», perché non arrivano dove si annida il Sars-Cov-2. L'esperto spiega: «La carica virale di questa infezione cresce rapidissimamente nelle fasi iniziali dopo il contagio, quindi può succedere che una persona sia negativa un giorno e positiva il giorno dopo, e questa è una routine classica per chi studia questo tipo di malattia. Quindi più stretta è la finestra di tempo, più siamo sicuri di non perdere persone. Se poi la politica deve fare una sintesi, direi, che 72 ore può esser ragionevole, ma dobbiamo sapere che qualche positivo lo perdiamo».

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Bocciata anche la proposta del governatore del Veneto Luca Zaia, di utilizzare tamponi fai da te. «Il Sars-Cov-2 si trova nella parte posteriore della rinofaringe, per questo i tamponi vanno fatti inserendo in profondità il bastoncino. Con i tamponi fai da te, lo si va a cercare nella parte anteriore, ma il virus non sta qui davanti e rischiamo di dare un certificato di negatività che non è attendibile». L'esperto è contrario, infine, all'ipotesi di escludere alcune categorie di lavoratori dall'obbligo di green pass. «Ho difficoltà, da medico, a pensare a delle deroghe ad alcune categorie, perché così facendo le diamo a persone che infetteranno altre che, a loro volta, - conclude - ne infetteranno altre ancora».

L'idea è bocciata anche da Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, su Rai Radio1 a 'Che giorno è'. «Qualunque decisione venga presa di allungamento del tampone è una decisione politica, non è una decisione scientifica», sostiene Bassetti. «Il tampone già a 48 ore rischia di avere una finestra in cui uno potenzialmente se già infettato potrebbe essere diventato positivo, figuriamoci a 72 ore - ha detto l'infettivologo - non dimentichiamoci che il green pass non è stato introdotto per diventare un 'tamponificiò in Italia ma perché la gente si andasse a vaccinare, se oggi avere il green pass vuol dire continuare a fare il tampone finisce per non avere più senso il green pass allora ripensiamolo, forse vale la pena anche pensare di eliminarlo».

No al tampone ogni 72 ore mentre il Green Pass andrebbe dato solo a chi è vaccinato o con il tampone effettuato nelle 24 ore e quest'ultima ipotesi è impraticabile, è invece la posizione di Andrea Crisanti, direttore Dipartimento di Microbiologia Molecolare Università di Padova, espressa a 24Mattino su Radio 24. «Il Green Pass - specifica Crisanti - è un'anomalia perché la protezione del vaccino per quanto riguarda l'infezione dopo sei mesi, passa dal 95 al 40%, quindi aver protratto la validità del vaccino da 6 mesi ad un anno non ha nulla di scientifico. Si tratta di una misura per indurre la popolazione a vaccinarsi: abbiamo raggiunto livelli importanti di vaccinazione».

«Vi è poi l'aspetto - aggiunge - del tampone dopo due/tre giorni: non c'è nulla che giustifichi misure di questo genere perchè ci si può infettare il giorno dopo oppure quando si effettua il tampone avere inizialmente essere infetti a livelli bassi». «Il Green pass - rileva ancora Crisanti - per avere un impatto sulla trasmissione dovrebbe essere limitato a quelli che hanno fatto la seconda dose entro sei mesi e a chi ha fatto il tampone dopo le 24 ore. È chiaro che questa non è una cosa praticabile».

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