Imprenditore di 64 anni trovato morto. L'ultimo gesto, un biglietto d’addio

Sabato 13 Aprile 2019
Una lunga lettera indirizzata alla famiglia poi il gesto estremo. Si è tolto la vita nel primo pomeriggio di ieri Riccardo Morpurgo, 64enne ingegnere e imprenditore edile molto conosciuto a Senigallia. L’allarme è scattato intorno alle 16. A trovarlo sono stati alcuni dipendenti dell’impresa di famiglia. Arrivati in un capannone in località Molino Marazzana, di proprietà dell’azienda, hanno notato la macchina parcheggiata. Non avendolo trovato all’interno sono andati a cercarlo. Era in un vicino casolare. Sono entrati. La porta era aperta. Dentro la scoperta choc. Subito hanno chiamato il 118 e hanno cercato di rianimarlo. Invano. Il suo cuore aveva smesso di battere. 

 

Sul posto sono arrivati i sanitari con un’ambulanza, i vigili del fuoco e i carabinieri. Nessun dubbio sul fatto che si sia trattato di un suicidio. A confermarlo una lunga lettera, dettagliata nelle motivazioni del suo disagio, rivolta ai familiari. Non una missiva di scuse ma improntata a far comprendere il perché di un gesto all’apparenza incomprensibile. L’imprenditore aveva da qualche tempo delle preoccupazioni per l’azienda, pur essendo personalmente benestante. Non aveva problemi economici ma le difficoltà che l’azienda stava attraversando sembrano l’unica motivazione plausibile. I familiari l’avevano visto in tarda mattinata l’ultima volta. Nulla in lui faceva presagire ciò che poi si è verificato. 

«Aveva qualche preoccupazione per l’azienda, soprattutto per un cantiere che da anni non riusciva a partire – spiega un suo collaboratore – ma parliamo di difficoltà che di questi tempi tutto il settore edilizio ha. Non rischiava certo il fallimento. Stava chiudendo una trattativa per vendere le sue quote di una società e dalle banche ha sempre avuto credito proprio perché persona seria e affidabile. Problemi economici non ne aveva. L’ultima volta che l’ho visto mi è sembrato tranquillo, non dava l’idea di una persona disperata». 

Sgomento in città dove il professionista e costruttore era molto stimato. Persona oculata e lungimirante aveva saputo rimandare anche un importante cantiere, che a breve sarebbe dovuto partire, per evitare un’incompiuta e quindi di mettere in affanno la ditta. Negli ultimi tempi aveva manifestato timori per il lavoro ma non è escluso che, nella sua ultima lettera, abbia espresso un disagio più generico non esclusivamente legato all’attività che, come riferiscono colleghi e collaboratori, non rischia la chiusura ma ha subito una leggera flessione negli ultimi anni come molte del resto. La risposta è in quella missiva che la famiglia ha chiesto di non divulgare. Ultimo aggiornamento: 19:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA