Frecce tricolori: dardo d’amore, ma che spesa quelle acrobazie

Le Frecce Tricolori all'Aquila (Foto Renato Vitturini)
Le Frecce Tricolori all'Aquila (Foto Renato Vitturini)
di Tiziana Pasetti
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Sabato 30 Maggio 2020, 18:48

Il discorso si può affrontare davvero partendo da infiniti punti di vista. Quello “oggettivo” fa rima con Paese, con Italia, con Unità. Per estensione, in questi giorni, fa rima con “abbraccio nazionale”. Dieci Aermacchi MB-339PAN, nove in formazione e uno solista (info scopiazzate dal web, ovviamente) si sono presi cinque giorni di tempo per fare su e giù, trafiggere d’amore e scie tricolori il cuore ferito della patria virulenta. «Che emozione!», pare si debba dire. E diciamolo! Quando, ero seduta al desco e tra le carte sudavo, ho udito il rombo di tuono che squarciava i cieli che insistono su via Strinella, arteria del capoluogo aquilano, sono saltata sulla sedia, mi sono fiondata sul balcone e ho gridato alzando le braccia e agitandole come un gabbiano: «Belle!».

In realtà, avevo una speranza. Da qualche ora avevo fatto una scoperta pazzesca: i tipi che guidano gli aeroplani sono di una bellezza unica! Ho ricordato i tempi andati, quando al cinema, avevo quattordici anni, davano “Top Gun” con Tom Cruise. Io e la mia amica Lauretta ci eravamo sedute in prima fila e sì, ci eravamo lasciate sfuggire lunghi sospiri. «Ah», avevamo sussurrato, «gli uomini che governano i cieli sono parenti degli Dei». Andatevi a guardare la formazione 2020 del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico e capirete. Io mi sono innamorata del Solista “Pony 10”, Maggiore Massimiliano Salvatore e speravo mi vedesse, mentre mi volava sulla testa. Per ora tutto tace, ma spero legga: «Maggiore, Dio la benedica. Vediamoci seconda stella a destra, dalle parti dell’isola che non c’è, quando vuole».

Comunque, è successo che prima di questo innamoramento che mi porta a riconsiderare tutto e ad affermare che per la ricostruzione dell’Aquila l’unica soluzione sarebbe una presenza h24 di Pony 10 su via Strinella alta in particolare, ecco prima di tutto questo, io mi ero interrogata (ah, l’ignoranza!): ma a che servono questi che svolazzano? Saranno pure un bel vedere, ma in questo momento il costo delle acrobazie non potrebbe essere utilizzato per tappare qualche buco provocato nel polmone economico della povera Italietta dal Covid? Sui Social mi ero lasciata prendere la mano e avevo scritto un post, citando Tal dei Tali Von Qualunque, docente emerito presso l’Università dei Luoghi Comuni, corso di laurea in Panacee e placebo nella dieta culturale italiana: «Abbiamo bisogno di simboli nei quali riconoscerci e ritrovarci».

Gli utenti hanno confermato, richiamandomi all’ordine: i bambini hanno fatto oooohhhh (e il web si emoziona sempre, quando i bambini fanno ooohhhh), l’Italia si è riscoperta unita (e il web si emoziona sempre quando l’Italia che dice «i lombardi sono untori, non facciamoli più entrare nelle altre regioni» si scopre unita in nome dei fumi tricolori nel blu dipinto di blu!). Gli utenti hanno scritto: «Non capisco la tua critica», «scrivi delle tasse», «è un simbolo, serve a sentirci uniti», «patriottismo, io mi sono commossa«, «costa molto di più mantenere un’orda di nullafacenti provenienti da altri continenti che accogliamo solo noi a quanto pare».

Sui simboli non sono d’accordo. I simboli sono l’oppio dei popoli, la droga, il contentino. Mi autocito da una risposta a uno dei commenti: «E’ proprio “grazie” a chi si fa ammaliare dal potere manipolatorio dei simboli che la Storia è sempre precipitata nei suoi abissi». Detto questo, sono passati dei giorni, dal momento magico che ha unito per cinque secondi (+ mezza giornata di post su Fb) l’Italia. La vita è ripresa, e con essa la lamentela principe: «I soldi! La crisi! Le vacanze! La cig! I colpi di sole! Lo spritz!». A guardare il cielo, in attesa e con gli occhi a cuore, sono rimasta solo io.
Tiziana Pasetti

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