Ilva, accordo su 10.700 assunti, poche ore e la proprietà passerà a Mittal. Emiliano: «Ma io non firmo il piano ambientale»

La notte delle febbrili trattative per il passaggio di Ilva ad ArcelorMittal ha portato consiglio. Al tavolo-fiume convocato ieri al ministero dello Sviluppo economico è stata raggiunta l'intesa per 10.700 unità da riassumere, ma arrivandoci un anno prima della fine del Piano. Un perimetro che include i lavoratori delle affiliate di altri contratti elettrici, trasporti e che erano invece esclusi dallo schema proposto precedentemente. Sul Pdr per 2019 e 2020 si chiede una tantum che dia un salario almeno del 4%. Altre piccole modifiche potrebbero arrivare nella riunione di verifica prevista a metà mattinata, poi intorno alle 13 è prevista la plenaria con la presenza del ministro Luigi Di Maio a suggellare l’intesa. Si sta cesellando l’accordo che potrebbe essere siglato definitivamente a breve. Già a ora di pranzo il passaggio di Ilva ad ArcelorMittal potrà essere realtà.

Il referendum. Sull'Ilva «l'accordo è fatto e per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum». Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. «Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c'è l'impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto», sull'esito delle assemblee dei lavoratori «siamo fiduciosi», ha aggiunto. 

Il nodi Emiliano. «Senza garanzie sulla salute dei miei concittadini io non darò mai il mio assenso al piano ambientale», ha commentato il presidente della Regione Emiliano, rompendo un silenzio che stamani era stato notato dagli osservatori. «Taranto deve sapere - ha detto che il presidente della Regione non farà un passo indietro per nessun motivo». «Il governo - ha dichiarato all'Ansa Emiliano - aveva due alternative: o l'Ilva si chiudeva, e a quel punto noi avevamo chiesto garanzie per l'occupazione delle 20mila persone», ma «siccome abbiamo capito che il governo ha deciso di lasciarla aperta, rimane che noi abbiamo chiesto come garanzia al governo la decarbonizzazione, quindi la non ricostruzione di Afo5 a carbone e la sostituzione di Afo5, l'altoforno più grande della fabbrica, con due forni elettrici a gas o idrogeno».
«Se questa condizione verrà rispettata - ha precisato Emiliano - noi riteniamo di poter dire alla cittadinanza che le
ragioni della salute sono accettabili. Se qualcuno invece pensa di lasciare il mondo come sta, come Mittal aveva già definito nei suoi progetti, avevamo detto l'altra volta sia io che Di Maio che il piano ambientale era deludente, e direi insufficiente. Quindi - ha concluso - credo che il giudizio sul Piano ambientale sull'insufficienza rimarrà identico sia per me che per Di Maio».

La copertura dei parchi. Per la copertura dei parchi minerari dell'Ilva, «rispetto alla scadenza iniziale del 2021, portata a febbraio 2020 da Calenda, abbiamo ottenuto l'anticipo alla fine dell'ultimo trimestre 2019». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. «Una novità importante - ha aggiunto - è che vengono per la prima volta fissati i tempi intermedi per la copertura dei parchi. Entro aprile 2019 sarà coperto il 50% del parco più vicino alla città e la struttura realizzata dovrà coprire la parte più impattante per il quartiere Tamburi».

L'ex ministro Calenda. «Di Maio deve pubblicare il parere dell'Avvocatura dello Stato. Ho fatto i complimenti a Di Maio oggi, ho brindato a questo accordo e ne sono felicissimo, ma se lui ha mentito sul contenuto del parere dell'Avvocatura, ne deve rendere conto. Non è casuale che abbia deciso di pubblicarlo il giorno dopo la chiusura della trattativa. Tutto questo è un elemento di non chiarezza che ha accompagnato tutte le fasi di questo processo». Così a Sky TG24 Economia l'esponente del Pd ed ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

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