Renzi: 1 miliardo dai Riva per risanare
Taranto e Ilva. Emiliano: penso ai tumori

Renzi: 1 miliardo dai Riva per risanare Taranto e Ilva. Emiliano: penso ai tumori
Dopo la polemica e la difesa, Matteo Renzi sferra il contrattacco. Con tanto di «buona notizia» pescata dal cilindro in tarda serata. «Si è conclusa la negoziazione tra la famiglia Riva e l’Ilva, oggi nelle mani del governo: arriverà
oltre 1 miliardo che impiegheremo per risanare Taranto e l’Ilva».
L’annuncio è una replica “muscolare” - concreta e nel merito, almeno stando alle intenzioni - agli attacchi concentrici di questi giorni, portati soprattutto da Michele Emiliano. Sotto i riflettori era finito il mancato emendamento alla Legge di Bilancio che avrebbe destinato 50 milioni alla sanità tarantina, alle prese con l’emergenza ambientale ed epidemiologica: giorni di stoccate al vetriolo e accuse incrociate tra i rappresentanti del governo da una parte ed Emiliano e Francesco Boccia (deputato pugliese del Pd, presidente della Commissione Bilancio dove si sarebbe consumato il “fattaccio”) dall’altra. E mentre i genitori tarantini annullano il sit-in davanti a palazzo Chigi programmato per sabato (ci sarebbe stato anche Emiliano) in aperto scontro frontale col premier, il governatore pugliese fa partire altre scudisciate: «Io sono ossessionato dai tumori dei pugliesi, non dal referendum come Renzi» e «sull’emergenza sanitaria di Taranto ci siamo mossi per tempo».

Le prossime ore stabiliranno se la mossa del premier placherà le acque, se Emiliano tenderà la mano e se l’annuncio sugli «1,3-1,4 miliardi» (così ha snocciolato Renzi) coprirà la falla sanitaria tarantina. Oppure se, viceversa, dalla Regione invocheranno stringenti risposte sul merito specifico della questione: e cioè da un lato le risorse destinate agli screening e alla gestione delle cronicità (sbloccabili con emendamento al Senato), e dall’altro quelle sulle assunzioni di personale, in deroga ai vincoli imposti dal decreto ministeriale 70 del 2015. Perché dal punto di vista tecnico la questione resta un meccanismo d’alta orologeria: sarà il confronto numeri alla mano tra ministero della Salute e Regione a sancire come e quanto spalancare le porte a nuove assunzioni.
Ma tant’è. L’annuncio di Renzi piomba alla fine della diretta Facebook “Matteo risponde”: «Da qualche giorno ci sono polemiche sull’impegno del governo per Taranto», ma «la complessità del passato ha visto il nostro governo intervenire in modo significativo, con il Contratto istituzionale di sviluppo e i soldi per l’Ilva. Tanto per dare un’idea (continua il premier citando i numeri diffusi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, ndr): abbiamo già messo in campo 1,662 miliardi, di cui 1,333 sono risorse nazionali, 322 milioni li ha messi la giunta Vendola e 7 sono della giunta Emiliano».
 
Prima cannonata al governatore, del tipo: caro Michele, poca roba da parte tua. Poi la polpa della polemica: «Si dice che avremmo tolto un emendamento bocciato dal governo per 50 milioni ulteriori per la sanità tarantina. Il governo ha messo 2 miliardi in più per la sanità, di questi 150 milioni erano per ulteriori interventi per tutto il sistema sanitario nazionale. Comprensibilmente alcuni parlamentari pugliesi hanno chiesto 50 milioni solo per Taranto. Il presidente della Commissione Bilancio ha però ritenuto inammissibile questo emendamento: avrà avuto dei buoni motivi. Ma cosa c’entra il governo con tutto questo? Da quel momento è partita una polemica assurda sul fatto che non volessimo considerare il dolore dei bambini di Taranto. Mi rivolgo allora ai genitori dei bambini di Taranto e più in generale a tutti i tarantini: non accetteremo mai polemiche su questo, perché questo governo è quello che ha messo più soldi di tutti per Taranto».

La versione di Boccia va però oltre: ritenuto inammissibile - a causa del suo respiro eccessivamente localistico - l’emendamento dei deputati pugliesi, lo stesso presidente di Commissione ne ha presentato un secondo corretto nella forma, ma nel merito stoppato da palazzo Chigi. Da lì il caos.
Intanto però Renzi piazza la «buona notizia»: «Proprio in queste ore si è conclusa la negoziazione tra famiglia Riva e Ilva, oggi nelle mani del governo, e oltre 1 miliardo di euro arriveranno dai Riva come elemento di compensazione, grazie al lavoro di tutte le autorità.
È una notizia straordinaria, che permetterà di guardare con maggior fiducia al futuro di Taranto. Oltre 1 miliardo grazie al lavoro delle istituzioni, non quelle che urlano, strumentalizzano, fanno polemica, che cercano un voto e mettono pochi soldi, ma quelle che lavorano concretamente per la salute e per la città di Taranto».
Ed è un altro colpo di mortaio in direzione Emiliano. «Ci tenevo a dirvelo perché questa è una delle cose che più mi fa male, sentirmi dire che non siamo al fianco degli ultimi e in particolar modo di Taranto».
Il denaro dei Riva sarebbe frutto dell’accordo transattivo con i giudici di Milano, dopo patteggiamento. Quella somma era già stata sequestrata dal tribunale di Milano, salvo poi essere stata bloccata e resa quindi indisponibile dai giudici di Bellinzona («è esproprio senza giudizio penale»): occorrerà per ambientalizzare.

E la reazione del governatore? Al momento agli atti restano le dure parole dell’intera giornata: «Io sono ossessionato dai tumori dei pugliesi, sono ossessionato dai tumori dei bambini di Taranto e dal fatto che tali tumori non derivano dal fato ma da un inquinamento di Stato, consentito da decreti del Governo. Penso che sia giusto che la mia Repubblica, che purtroppo agevola questi dati epidemiologici, faccia il suo dovere almeno di
portare i feriti in ospedale e di curarli in modo adeguato. Se il Governo non riesce a far smettere di sparare la mitragliatrice, che almeno porti i feriti in ospedale».

E ancora: «Mesi fa, quando si è discusso dell’ultimo decreto Ilva, sono stato sentito dalle commissioni Sviluppo economico ed Ambiente facendo presente la necessità che fossero introdotte delle deroghe per favorire il rafforzamento della sanità tarantina e del relativo polo oncologico. Non si può sostenere quindi che io abbia iniziato a parlare di questa questione troppo tardi». Ieri intanto il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (proposto dal fittiano Renato Perrini, i cinque stelle non hanno votato) che chiede il ripristino dell’emendamento Taranto.
Quanto ai genitori tarantini, «il premier - incalza Emiliano - batta un colpo e gli incontri quando vuole».
Renzi aveva bollato come «stravagante e strumentale» il sit-in a ventiquattr’ore dal referendum. Nella loro lettera al premier i genitori sono duri: «Saremmo venuti per riportarle indietro le sue stesse parole sui bambini di Taranto», «siamo in attesa di un suo invito in altra data, perché i genitori tarantini non partono per venire a Roma ed essere additati come elemosinanti. In genere, vengono a Roma per fare curare i propri figli».
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Mercoledì 30 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 17:33