Napoli piange il carabiniere ucciso: Rosa Maria in lacrime sull'altare, il feretro avvolto nel tricolore con la maglia di Insigne

Lunedì 29 Luglio 2019

Nella chiesa dove si era sposato il 13 giugno, a Somma Vesuviana, Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso da un turista americano a Roma, ci è tornato solo in una bara. La contraddizione più grande sembra questa ai tanti amici e conoscenti che cominciano a riempire la chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Pozzo già alle 9, tre ore prima dell'inizio dei funerali. «Non si può morire in questo modo quando si indossa una divisa e si ha un cuore buono».

​C'è folla, mille persone, forse più. Tanti non riescono ad entrare in chiesa e attendono sul piazzale esterno, sotto un sole impietoso. «Eroe», grida qualcuno all'arrivo del feretro. «La divisa era la sua passione fin dalla scuola media», dice Emanuele, compagno di scuola. C'è tanta commozione: il vicebrigadiere e la moglie, Rosa Maria Esilio, erano conosciuti un po' da tutti in questa cittadina di 30 mila abitanti sotto il Vesuvio. Ma c'è anche una rabbia che affiora all'arrivo delle autorità politiche, accolte da un grande silenzio, rotto quando appare il ministro degli Interni Salvini. Applausi e grida di «vogliamo giustizia» si mescolano. Alcune anziane signore in chiesa lo fermano per chiedergli di «proteggere i loro ragazzi».

«L'Italia può risorgere con il suo esempio» dice all'omelia, parlando di Mario, l'Ordinario militare per l'Italia, monsignore Santo Marcianò, che si rivolge ai politici: «Fate anche voi, responsabili della cosa pubblica, della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti».

Il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri, chiede che al giovane vicebrigadiere - aveva superato a pieni voti il concorso interno - colpito da 11 coltellate (e non da 8, come si era saputo inizialmente) «sia evitata la dodicesima coltellata». «Giusti i dibattiti - aggiunge con un riferimento indiretto alla polemica sulla foto del ragazzo americano legato e bendato negli uffici dei carabinieri - ma oggi teniamoli fuori».
 

 

​La cerimonia funebre è sobria e composta. L'ingresso di fotoreporter e operatori televisivi in chiesa non è consentito per richiesta della famiglia. Le telecamere della diretta Rai non inquadrano familiari e parenti del carabinieri, e neanche i politici, che da parte loro scelgono di non rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Ci sono quattro ministri (Salvini, Di Maio, Trenta e Costa), il presidente della Camera Fico, i sottosegretari Tofalo e Castiello, il presidente della Regione Campania De Luca, il sindaco di Roma, Raggi.

La moglie del giovane vicebrigadiere, a fine cerimonia, legge un testo che circola tra mogli e fidanzate dei carabinieri che richiama il dovere, la dedizione, il dolore e la fierezza. Qualcuno glielo aveva postato su Facebook il 15 luglio. Sembra una profezia. Poi non regge alla commozione. «Vi staremo vicini - dice il generale Nistri rivolgendosi alla moglie, alla madre, Silvia, e ai fratelli Paolo, di 20 anni e Lucia, di 16 - non per un obbligo formale, ma perché siete parte della nostra famiglia».

La bara di Mario Cerciello Rega esce portata a spalla da un picchetto di sei commilitoni, altri quattro in alta uniforme la seguono. Qualcuno ci aveva deposto sopra una sua foto al matrimonio e la maglia del Napoli, un'altra sua passione, con il numero di Insigne. Fuori lo aspettano i volontari dell'Associazione dei Cavalieri di Malta, dei quali faceva parte. In aria volano palloncini bianchi mentre suona il Silenzio fuori ordinanza. Escono ministri e sottosegretari: davanti Di Maio, un passo indietro Salvini, che si ferma a parlare con la moglie di Cerciello Rega, Rosa Maria. E dalla folla che lo circonda si sentono ancora grida che chiedono «giustizia, giustizia»

Ultimo aggiornamento: 19:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA