Uccise e decapitò l'amica Marilena Rosa Re, Vito Clericò si è tolto la vita in carcere: stava scontando l'ergastolo

Domenica 29 Novembre 2020
Uccise e decapitò l'amica Marilena Rosa Re, Vito Clericò si è tolto la vita in carcere: scontava l'ergastolo

Un sacchetto della spazzatura in gola, poi un secondo e un altro ancora, fino a soffocare. Una morte terribile quella scelta da Vito Clericò, 64enne di Garbagnate Milanese (Milano), che si è tolto la vita questo pomeriggio nei bagni del carcere di Busto Arsizio (Varese), tanto quanto quella inflitta alla sua amica e promoter Marilena Rosa Re, 58 enne di Castellanza (Varese), per il cui delitto stava scontando l'ergastolo. Il corpo senza vita del 64enne è stato trovato dal personale del penitenziario dopo l'allarme lanciato dal compagno di cella che, non vedendolo tornare dai bagni comuni, ha pensato si fosse sentito male.

 

Prima di togliersi la vita, Clericò ha scritto una lettera nella quale si sarebbe scagliato contro l'autorità giudiziaria. Reo confesso, dopo otto versioni distinte rese su quanto accaduto, ovvero l'omicidio e l'occultamento del cadavere a pezzi della donna e per questo condannato al carcere a vita, l'uomo da tempo mangiava poco e non riusciva ad adattarsi alla vita in cella. In una vicenda processuale complessa ma ormai scritta, l'unico capitolo a non essere ancora concluso è quello relativo alla posizione di sua moglie, ancora indagata per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Marilena Rosa Re scomparve da casa sua a Castellanza nel luglio del 2017, apparentemente senza lasciare alcuna traccia, tanto da spingere i familiari a numerosi appelli per ritrovarla. Solo poche ore più tardi gli inquirenti arrivarono alla porta di Vito Clericò e di sua moglie, a casa dei quali trovarono dei pantaloni sporchi del sangue della vittima ancora in lavatrice, che l'uomo tentò di giustificare con l'abitudine di ammazzare conigli da mettere in tavola.

 

La sera dell'11 settembre successivo Vito Clericò crollò sotto il peso degli indizi, tra cui diversi fotogrammi di telecamere di videosorveglianza che lo avevano immortalato in auto in entrata e in uscita da Castellanza e il cellulare di Marilena agganciato per l'ultima volta dalla cella di Garbagnate: l'uomo confessò di aver fatto a pezzi e seppellito il corpo della donna nel suo orto, ma non di averla uccisa. Le indagini dimostrarono che Marilena chiamò a casa del suo assassino la mattina della scomparsa e che lui si presentò a casa sua a prenderla, perché la donna voleva riavere indietro circa centomila euro che aveva consegnato nelle mani dell'amico (denaro contante messo da parte dalla vendita di una casa di famiglia) perché glielo custodisse. Soldi che Clericò e sua moglie avrebbero però nel frattempo speso.

 

Il luogo preciso nel quale Marilena fu colpita alla testa e uccisa, prima di essere caricata nell'auto del 68 enne, è l'unico mistero ancora irrisolto. Clericò la trascinò poi ormai cadavere nel suo terreno, la decapitò e dopo aver seppellito parte dei suoi resti, secondo il suo stesso racconto, andò a gettare la testa della donna in un campo, all'interno di un sacco, dove venne ritrovata tra i rovi. Infine il pensionato di Garbagnate ammise di aver ucciso la donna, senza l'aiuto di nessuno, sottolineando di non riuscire a perdonarselo per il profondo affetto che nutriva per lei e mai ammettendo il movente economico. 

Ultimo aggiornamento: 20:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA