Martina Rossi, la Cassazione: «Errore macroscopico, mancanza pantaloncini difficile sia suicidio»

Venerdì 12 Febbraio 2021
Martina Rossi, la Cassazione: «C'è stato errore macroscopico»

Sulla morte di Martina Rossi la Cassazione parla di errore macroscopico dei giudici dell'Appello che hanno esaminato le prove in modo superficiale. Il 21 gennaio scorso infatti la Cassazione aveva annullato le assoluzioni di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. E ha disposto un processo d'appello bis a Firenze per la morte di Martina Rossi, la studentessa ligure che nell'estate 2011 precipitò dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca.

I giudici di piazza Cavour hanno annullato con rinvio la sentenza con cui, il 9 giugno scorso, la Corte d'appello di Firenze aveva assolto i due imputati con la formula "perché il fatto non sussiste": Vanneschi e Albertoni erano invece stati condannati nel 2018 in primo grado dal tribunale di Arezzo a 6 anni di reclusione per tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto.

 

«I giudici di appello, con un esame invero superficiale del compendio probatorio, hanno ritenuto di ricostruire una diversa modalità della caduta della ragazza, cadendo in un macroscopico errore visivo di prospettiva nell'esaminare alcune fotografie, quanto all'individuazione del punto di caduta, individuandolo nel centro del terrazzo». È quanto scrivono i giudici della III sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 21 gennaio hanno annullato l'assoluzione per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi imputati nel processo sul caso di Martina Rossi, la ventenne ligure morta precipitando dal balcone di una camera di albergo a Palma di Maiorca, in Spagna, il 3 agosto 2011. Secondo i supremi giudici, nella sentenza di appello sono stati «depotenziati tutti gli elementi fattuali certi della scena del tragico evento come emergenti dagli atti, depotenziando, altresì la portata delle altre circostanze indizianti certe (i graffi sul collo di Albertoni ed il mancato rinvenimento sul cadavere della vittima dei pantaloncini del pigiama) e con un ragionamento di evidente incongruenza logica, hanno assolutizzato le dichiarazioni del testimone oculare della precipitazione di Martina (…) sminuendo altresì il narrato degli altri testimoni de auditu, però essenziali per individuare la diacronicità degli accadimenti, ossia quanto riferito dai turisti danesi che occupavano la stanza a fianco di quella ove si trovavano i giovani imputati».

 

«La mancanza dei pantaloncini appare difficilmente collegabile a un gesto suicidario». È quanto scrivono i giudici della III sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza «Ciò che conta è che Martina precipitò senza i pantaloncini del pigiama - si legge nella sentenza - e tale elemento oggettivo indiscutibile non può sparire anch'esso dalla valutazione dei giudici di merito, ma deve essere correttamente considerato in collegamento con le altre evidenze probatorie al fine di esaminare in via deduttiva le probabili o possibili ragioni della sua mancanza addosso a Martina al momento della caduta, essendo evidente che i pantaloncini con cui la ragazza giunse nella stanza d'albergo degli imputati furono tolti quando la stessa si trovava all'interno della camera 609».

«La sentenza impugnata - scrivono i giudici della Cassazione che hanno disposto per i due imputati un nuovo processo di appello - non è capace di resistere, considerata sia l'incompletezza, sia la manifesta illogicità, sia la contraddittorietà della motivazione redatta dal Collegio di appello, risultando tale motivazione priva di una visione sistematica dell'intero quadro istruttorio e non esaustiva e osservante dei principi giurisprudenziali».

Ultimo aggiornamento: 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA