Addio censura al cinema: film auto-classificati per genere, resta la tutela dei Minori. Il ministro Franceschini: «L'arte è più libera»

Martedì 6 Aprile 2021 di Stefania Cigarini
Censura addio al cinema: film auto-classificati per genere, resta la tutela dei Minori. Il ministro Franceschini: «L'arte è più libera»

Corpo del reato: non quello di Marlon Brando o di Maria Schneider, ma il film in sé, Ultimo tango a Parigi, pellicola di cui vennero salvate solo tre copie come prova agli atti della sentenza di condanna per offesa alla morale pubblica. Chissà se oggi Bernardo Bertolucci, autore di questo e di altri capolavori (venne censurato anche Novecento), sorriderebbe. 

 

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Allora - 1976 - per salvare il suo film si appellò, senza esito, al Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. Dopo oltre quarantanni, ieri 5 aprile 2021, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha firmato il decreto che abolisce definitivamente la censura cinematografica.

 

Saranno i produttori o i distributori ad auto-classificare la pellicola. Alla Commissione ministeriale istituita ad hoc - presieduta da Alessandro Pajno, emerito del Consiglio di Stato - spetterà il compito di verificare la conformità della classificazione. Viene abolito “quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti” ha spiegato Franceschini. Un sistema che impediva, di fatto, anche di accedere ai finanziamenti statali. 

 


La nuova classificazione - in base al pubblico di destinazione - avrà un occhio di riguardo per i minori e per la dignità umana. Ovvero opere per tutti, opere non adatte ai minori di 6 anni, opere vietate ai minori di 14 anni (ma visibili a 12 anni compiuti insieme ad un genitore) e opere vietate ai minori di 18 (visibili a 16 compiuti, con genitore). 

 


Dal dopoguerra in poi (ma la censura è nata nel 1914), su 34.433 opere, 725 non hanno superato il vaglio e 10.092 hanno dovuto accettare sostanziali tagli. Tra queste La spiaggia di Alberto Lattuada (1954), Totò e Carolina di Monicelli (1955), Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (1960), Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (1962) censurato per quasi tutta la sua filmografia, Blow Up di Michelangelo Antonioni (1966).

 

I PRECEDENTI

“Ultimo tango a Parigi” (1976) di Bertolucci venne distrutto per offese alla morale. Riabilitato solo nel 1987

“Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975) di Pasolini si vide negata persino la nazionalità italiana

È del 1998 il caso più recente di pesante censura: “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco

“Rocco e i suoi fratelli” (1960) di Visconti subì tagli a molte scene e venne vietato ai minori di 16 anni

“Blow up” (1966), uno dei capolavori di Antonioni venne denunciato per offese alla morale pubblica

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 08:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA