Claudia Alivernini, alla prima vaccinata minacce choc: «Vediamo quando muori». E lei blocca i social

Claudia Alivernini, alla prima vaccinata minacce choc: «Vediamo quando muori». E lei blocca i social
Claudia Alivernini, alla prima vaccinata minacce choc: «Vediamo quando muori». E lei blocca i social
di Alessia Marani
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Martedì 29 Dicembre 2020, 15:51 - Ultimo aggiornamento: 15:56

«E ora vediamo quando muori». I commenti velenosi dei No-Vax non si sono risparmiati fin dalla prima uscita pubblica per Claudia Alivernini, la giovane infermiera dello Spallanzani di Roma, prima vaccinata anti-Covid in Italia. Sono apparsi sui profili istituzionali che diffondevano la notizia, quindi gli hater del web sono andati a caccia della sua pagina Facebook per scatenarsi. Tanto che la ventinovenne, alla vigilia della storica iniezione, ha preferito togliersi dai social, sospendere la sua pagina per meglio tutelare se stessa, la sua privacy e la sua famiglia. Non solo.

 

Claudia, che è laureata in Scienze Infermieristiche e fa parte del primo blocco delle Uscar del Lazio, ovvero quelle unità speciali che dall'inizio della pandemia sono state inviate in prima linea su tutti i fronti del virus dalle zone rosse, alle Rsa infettate, dagli aeroporti per lo screening con i tamponi, all'assistenza domiciliare dei positivi, ha avuto la brutta sorpresa di ritrovarsi replicata in due distinti falsi profili Instagram, uno dei quali con la sua foto e sbandierato come Claudia Alivernini prima vaccinata in Italia.

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Claudia, lo choc

Chi la conosce bene sa quanto sia rimasta scioccata, chiedendone subito la rimozione. L'infermiera che ha accettato di sottoporsi al vaccino «con profondo orgoglio e grande senso di responsabilità», ribadendo di «credere nella scienza», sta valutando in queste ore di denunciare l'accaduto alla polizia postale, probabilmente lo farà già questa mattina. Il reato paventato è quello di furto di identità, senza contare le eventuali minacce. La piccola grande famiglia dello Spallanzani e delle Uscar la coccola e protegge. Con coraggio e professionalità si era mostrata davanti alle telecamere e per tutta la durata del V-day di domenica non si è sottratta alle domande dei cronisti, ieri, tuttavia, Claudia ha cercato pace e relax.


Dopo la vaccinazione, le sue condizioni sono buone, così come quelle degli altri quattro colleghi che per primi si sono sottoposti all'iniezione. Come Omar Altobelli, l'operatore sociosanitario di 45 anni che tutti allo Spallanzani conoscono come il «ragazzo sempre col sorriso», ma che domenica per l'emozione si è messo a piangere: «Ho sentito più dolore per la puntura in vaccinazioni precedenti - racconta - neanche una linea di febbre, sto benissimo. È stata una grande soddisfazione a livello personale ma anche scientifico. Tramite i social mi hanno ricontattato tanti ex pazienti, con tanti attestati di stima e affetto, ma non per tutti è stato così». Durante il V-day sono stati vaccinati anche i colleghi delle Uscar di Claudia Alivernini. Tra questi il coordinatore infermieristico Stefano Marongiu, un curriculum professionale che sembra tratto dal copione di un film. Cinque anni fa partì volontario in Sierra Leone ma si ammalò di Ebola. Tornò in Italia e in una bolla di contenimento venne trasportato allo Spallanzani dove fu curato e guarì. Qui conobbe anche la moglie e cominciò a lavorare. Adesso lotta senza sosta da quasi un anno contro il Covid.

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Claudia, i colleghi

«Il vaccino? Un dovere. Come coordinatore ho voluto dare l'esempio, non potevo chiedere ai miei di fare una cosa che io non avrei fatto. Oggi come Dante nell'ultimo verso dell'Inferno posso dire Uscimmo a riveder le stelle, perché finalmente dopo tanto penare cominciamo a vedere la strada per il Paradiso, la sconfitta del virus». Anche Claudio Calista e Gianluca Salatino, infermieri del 118 e anche loro nelle Uscar stanno bene, «solo un po' di indolenzimento al braccio subito passato». Scherza il loro collega Giuliano Onori: «A me è aumentato l'appetito, da ieri mangio continuamente dolci».

 

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