Inchiesta sulle case popolari, la Procura chiede una nuova proroga

Chiesta una nuova proroga per l’inchiesta sulle case popolari. I pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci hanno presentato un’istanza al giudice per le indagini preliminari, Giovanni Gallo, alla luce della necessità di avere ancora bisogno di tempo per stabilire se siano fondate o meno le ipotesi di reato di abuso di ufficio, omissioni di atti di ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici ed anche invasione di edifici, contestate a vario titolo a 46 indagati.
Sei mesi il termine previsto dalla procedura. Questo non significa che gli inquirenti abbiano necessariamente bisogno dell’intero arco di tempo per mettere un punto all’inchiesta. 
Di quel termine della proroga potrebbe essere impiegato un mese, due mesi o tutti i sei mesi: tenuto conto che l’ultima proroga sia scaduta lo scorso 19 aprile e tenuto conto che praticamente ogni giorno lavorativo trascorso dal momento dell’assegnazione del fascicolo, la scorsa estate, è stato dedicato dai due magistrati all’analisi ed agli sviluppi delle indagini condotte con i finanzieri del Nucleo di polizia provinciale. 
Un’attenzione concordata con i vertici della Procura ed in linea anche con le parole dedicate dal procuratore generale, Antonio Maruccia, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario: «Non è possibile che su materie delicate attinenti l’espressione della volontà popolare e l’elezione delle rappresentanze dei cittadini, non abbiano risposta tempestiva le domande e gli interrogativi sul rispetto delle regole del gioco della democrazia».
 
A Lecce si vota l’11 giugno. Da qui il grande interesse del mondo della politica su questa inchiesta. L’attuale opposizione in tempi recenti ha ricordato che a dare il via alle indagini fu l’esposto presentato dal Pd durante la campagna elettorale del 2012. Ed invoca il diritto dei cittadini di conoscere l’esito delle indagini, tenuto conto che fra gli indagati una buona metà siano politici, dirigenti e dipendenti di Palazzo Carafa. Sull’altra parte degli indagati pende il sospetto di aver creato dal 2006 fino al 2015 (l’arco di tempo coperto dalle indagini), un sistema delle assegnazioni delle case popolari che avrebbe ignorato le graduatorie e si sarebbe costruito regole interne per stabilire quale nucleo familiare dovesse stabilirsi in una delle 2.323 case dell’“Arca Sud Salento” (ex Iacp) o nelle circa 500 del Comune di Lecce.
Perché la metà degli indagati sono politici e tecnici? Perché nel corso delle indagini si è presentata la necessità di verificare come siano state gestite in questi anni a Palazzo Carafa le pratiche di sgombero e di assegnazione delle abitazioni. Ed anche se quel nucleo sospettato di aver dettato legge fra gli assegnatari, avesse qualche collegamento o comunque fosse avallato da chi a Palazzo Carafa avrebbe potuto avere interessi a raggirare ed ignorare le graduatorie. 
Infine nel fascicolo sono finiti anche gli accertamenti sulle formazioni delle graduatorie.
Una materia complessa, insomma. Sulla quale, per il momento, si continua ad indagare.

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