«Via le api per la piscina»: la lite finisce di fronte al Tar

Api
Salvate l’ape Maia. Sfrattata dalle sue arnie e allontanata dal centro abitato perché ritenuta «pericolosa e insalubre». Non fossero in gioco gli...

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Salvate l’ape Maia. Sfrattata dalle sue arnie e allontanata dal centro abitato perché ritenuta «pericolosa e insalubre». Non fossero in gioco gli interessi di una impresa importante del territorio e l’equilibrio di un ecosistema delicato, sulla storia che stiamo per raccontarvi ci sarebbe da costruirci una puntata del famoso cartone animato.


Protagonisti, l’allevamento di api Musardo Antonio, di proprietà dell’imprenditrice Chiara Zizzari, che da oltre 20 anni produce miele a Galatone; il Comune e la Asl, entrambi trascinati in giudizio davanti al Tar dall’apicoltrice.
Riavvolgiamo il nastro fino al 14 agosto della scorsa, torrida estate. Quel giorno, alcune compagne della suddetta Maia sono state avvistate nel giardino di un galatonese, A.C., poco distante dall’allevamento. Infastidito e preoccupato dalla presenza degli insetti intorno alla piccola piscina allestita per la figlia, A.C. ha chiamato la Asl e gli ispettori del Servizio veterinario, di lì a poco, hanno bussato quindi alla sua porta per un sopralluogo nel giardino. Poi, presa carta e penna, sempre alla vigilia di Ferragosto, hanno scritto al sindaco di Galatone, sollecitando un suo intervento urgente. E il sindaco, quattro mesi più tardi, ha emanato una ordinanza – la numero 245 del 15 dicembre 2017 - stabilendo che l’allevamento deve «ridurre il numero di arnie degli apiari in contrada Corillo da 70 a 30 (10 a 270 metri dall’abitazione e le restanti 20 a distanza maggiore)», deve «assicurare la disponibilità quotidiana di adeguata quantità di acqua distribuita in punti più prossimi agli apiari, in particolare negli orari di maggiore richiesta da parte delle api in modo da garantire loro sempre acqua fresca» e deve «variare la disposizione delle arnie residue». Per l’impresa, un affronto bello e buono.
L’ordinanza sindacale e la nota Asl sono quindi finite entrambe sulla scrivania degli avvocati Enrico Colazzo e Paolo Mormando, ai quali Zizzari ha dato incarico di impugnare i provvedimenti al Tar, chiedendone l’annullamento: l’udienza, dopo il niet del giudice Enrico D’Arpe alla sospensione dell’ordinanza, si terrà domani.
 
I legali, nel ricorso, evidenziano che l’impresa è attiva da 20 anni «e mai si è verificato alcun inconveniente correlato alla presenza delle api». Peraltro, dal 2004 «assetto e quantità delle arnie è rimasto lo stesso». L’allevamento Musardo «non aveva mai ricevuto note o provvedimenti di alcun tipo» e in nessun caso, nemmeno stavolta, «è stata effettuata una ispezione». Il provvedimento assunto dal Comune su indicazione della Asl, dunque, per l’impresa è «illegittimo e ingiusto» e finirebbe per provocare conseguenze «pesanti e irreversibili», oltre che violare il diritto alla libera iniziativa economica sancito dall’articolo 41 della Costituzione.
«Il Servizio Veterinario della Asl – continuano Colazzo e Mormando - ha verificato in un unico giorno (…) la presenza di api nelle fonti d’acqua presenti in un’abitazione distante rispetto all’allevamento apistico, senza accertarsi dell’effettiva provenienza delle stesse e della eventuale presenza nelle immediate vicinanze di sciami che vivono in natura, che normalmente stazionano nelle cavità di alberi o di muri, o della presenza di altre postazioni di apicoltura anche non oggetto di regolare denuncia alla Asl». E, quel che è peggio a detta dei legali, nell’ordinanza sindacale l’allevamento di api è qualificato «come rientrante tra le industrie insalubri di prima classe, disciplinate dall’articolo 216 del Testo unico sulle Legge sanitarie» e delle quali fanno parte «le manifatture che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti». Quelle di prima classe, in particolare, «devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni».
Le api, dunque, difese dalla legge italiana e regionale come tassello insostituibile dell’ecosistema, a Galatone vivono un momento difficile. Sul quale, domani, si pronunceranno i giudici della terza sezione del Tar Lecce.
«Siamo ben consapevoli di quanto importanti siano le api» spiega il dirigente del settore Ambiente del Comune, Luca Migliaccio. È lui, spiega, ad aver redatto l’ordinanza firmata poi dal sindaco Flavio Filoni.

«C’è stata prima una segnalazione da parte del confinante - ricostruisce il dirigente - che ha una bambina piccola e non può usufruire della piscina perché, dice, si riempie di api. Personalmente avevo suggerito di risolvere per le vie bonarie, ma lui sostiene di non aver trovato disponibilità da parte dell’apicoltore. Quindi il vicino ha fatto un esposto alla Asl, che ha mandato gli ispettori». Il resto è storia nota, anche se il Comune - essendo una stagione di quiete per le api - non ha ancora verificato con i vigili se l’ordinanza è stata applicata oppure no. «Allevamento inserito fra le industrie insalubri di prima classe? è stata la Asl a classificarla così - chiude Migliaccio - l’ordinanza ha soltanto aderito a quei contenuti». Leggi l'articolo completo su
Quotidiano Di Puglia