Buco da 7 milioni di euro, ora Teleperformance vacilla

Buco da 7 milioni di euro, ora Teleperformance vacilla
Una riunione interlocutoria durante la quale sono state confermate in toto le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali sul futuro di Teleperformance. 
Alla riunione tenutasi presso gli uffici della task force regionale sulle crisi occupazionali guidata da Leo Caroli erano presenti anche i massimi dirigenti dell’azienda che hanno ribadito un problema di perdite sul call center tarantino: circa 7 milioni di euro il buco sul sito jonico e Teleperformance sta attuando le iniziative per recuperare una condizione molto critica.
È la fotografia del confronto tenutosi ieri in Regione per la vertenza che riguarda il grande call center targato Teleperformance. 
Come detto, presenti tutte le organizzazioni sindacali, l’amministratore delegato dell’azienda, Diego Pisa e il capo del personale Carlo Alberto Podda. 
L’incontro si è protratto fino alle 18.30 complice anche una riunione ristretta tra i rappresentanti sindacali. 
Alla fine non è stato stilato un verbale ufficiale ed è comprensibile il motivo: in sostanza, la task force regionale si muove su vertenze aperte in maniera conclamata, per esempio dopo dichiarazioni di esuberi o procedure di licenziamento.
 
In questo caso, invece, ha preferito accogliere subito l’appello sindacale in quanto non si può rischiare l’irreparabile. Teleperformance è infatti la seconda realtà lavorativa del territorio. 
La task force ha dimostrato disponibilità a soluzioni ancora non prospettate perché occorre capire anche come non cadere nei famosi aiuti di Stato. La situazione è dunque molto delicata.
Teleperformance ha confermato le ingenti perdite su Taranto, circa 7 milioni di euro. il nodo è quello jonico in quanto secondo l’azienda la sede romana di Fiumicino tiene. Anzi, addirittura permetterebbe di ridurre le perdite complessive nonostante non si sia allargato il business come da previsione.
«Secondo l’azienda c’è un problema tarantino - ha spiegato Marcello Fazio, componente della segreteria nazionale di Ugl telecomunicazioni - le loro azioni (demansionamento attuato a Taranto di un’ottantina di staffisti e licenziamento di interinali ndc) sono finalizzate a una minor perdita. Per adesso ci è stato comunicato che il management italiano non ha intenzioni di licenziamenti. Per adesso, però. Noi facciamo appello alla Regione e alle istituzioni affinché stimolino i grandi committenti, come Enel o Eni, a mantenere gli impegni».
Il rischio più grosso è che si inneschi una vertenza “Almaviva bis”. 
Un rischio ancora non cancellato perché i timori restano dopo la riunione di ieri a Bari. 
Da parte di Slc Cgil c’è sempre stato un rifiuto a scendere a compromessi su richieste irricevibili come nel caso di Almaviva: tra le richieste aziendali fonti di discordia e di naufragio della vertenza, ci furono il taglio dello stipendio del 17% per i lavoratori e l’applicazione dell’articolo 4 del Jobs Act anche ai vecchi assunti. Ossia: l’accesso ai dati individuali del lavoratore per la produttività che potrebbe essere utilizzato anche a fini disciplinari.
«L’azienda ha confermato la situazione critica rispetto a quanto già affermato nell’ultimo periodo» - ha concluso Andrea Lumino, (coordinatore Slc Cgil Puglia. «Si continua a porre il problema sul costo del lavoro: condividiamo il problema relativo al mercato che determina questi scompensi, con gravi responsabilità del Governo che continua a muoversi solamente a spot, ma il punto è come recuperare il debito. Si è aperto un tavolo interlocutorio, con il necessario coinvolgimento delle istituzioni a partire dalla Regione, con cui si è condiviso un cronoprogramma per verificare quali possono essere i percorsi da seguire».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovedì 20 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:30