La maggioranza scricchiola, Bitetti attacca Melucci: «Uomo solo al comando»

La maggioranza scricchiola, Bitetti attacca Melucci: «Uomo solo al comando»
 La maggioranza perde pezzi all’indomani delle designazioni delle presidenze delle commissioni elettorali. E a venir meno sono i quattro consiglieri comunali che fanno riferimento all’ex candidato sindaco Piero Bitetti. A comunicare il proprio disagio rispetto alle prime scelte dell’amministrazione Melucci è proprio l’associazione Taranto bene comune, a cui appartengono i consiglieri eletti assieme a Bitetti: Mele, Cataldino e Lupo.
“Abbiamo atteso invano augurandoci di essere smentiti. Ma la nostra prima impressione - si legge nella nota di Taranto bene comune - ha ricevuto ulteriori conferme e, dunque, non possiamo più tacere. Le scelte compiute dal Sindaco, Rinaldo Melucci, non sono da noi condivise e oltretutto si ostina a rifiutare ogni collaborazione. L’uomo solo al comando non ci piace. Rappresenta l’esatto opposto della necessaria e quanto mai irrinunciabile esigenza d’inclusione che il risultato elettorale espresso dagli elettori tarantini impone”. Una posizione rigida che era già stata maturata dopo il varo della giunta comunale, considerato che il sindaco non ha tenuto conto del gruppo consiliare di quattro consiglieri.
“Melucci - prosegue la nota - deve raggiungere la consapevolezza che ha vinto per soli 958 voti e con poco meno di 27 mila. L’apparentamento di Bitetti è, quindi, stato determinante, così come ogni voto espresso da chi al secondo turno ha deciso di sostenerlo. Se così non fosse stato molto probabilmente avremmo assistito ad un esito diverso. L’esiguità dei voti e del numero dei votanti avrebbe dovuto consigliare al Sindaco prudenza e maggiore disponibilità al confronto con i suoi alleati: dunque inclusività nell’azione di governo per un pieno coinvolgimento della la città. Le scelte invece mostrano un’inversione di tendenza che mortifica la tarantinità”. Il riferimento è ai due assessori baresi De Franchi e Di Paola: “La nomina dei due “stranieri” - continuano - rappresenta un’offesa insopportabile per l’identità dei tarantini che il “movimento” civico ritrovatosi intorno a Bitetti e a Bene Comune ha inteso e intende interpretare e valorizzare. E proprio in ragione di quanto detto, il “movimento”, cui la legge elettorale ha consentito, per ragioni normative, l’apparentamento, ha chiesto l’azzeramento di una Giunta che già da quelle prime nomine monocratiche contraddice la tanto sbandierata meritocrazia ed ha determinato in molta parte dell’opinione pubblica e del mondo politico un sentimento di stupore e di insostenibili disagio e mortificazione”.
 
Secondo il gruppo di Bitetti, competenza e discontinuità sarebbero le motivazioni che giustificherebbero le scelte del sindaco, “ma tutto questo - sottolineano - non si ritrova nei curricula dei due “accorsati tecnici” né in quelli di altri. Non si può neanche tacere di altre incongruenze: madre consigliera, figlio assessore; avvocato del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) e assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative.
“Persone preparate, che sappiano sedere ai tavoli istituzionali”, ovvero scelte fatte più che per competenza in riconoscenza all’amico barese e per la sua esigenza di liberare caselle del puzzle dei suoi incarichi, bilanciate con altrettanta gratitudine al parlamentare tarantino che ne ha consentito la candidatura ed al partito che ossequioso lo ha seguito”. 
In merito all’indiscrezione pubblicata ieri da “Quotidiano” secondo cui Tbc avrebbe indicato Giovanni Cataldino alla presidenza della Cat, l’associazione precisa: “Le presidenze delle commissioni, lo sottolineiamo, non le abbiamo volute. È giusto che il Partito democratico assuma tutte le responsabilità del governo della città. E mentre l’ex procuratore, ex candidato sindaco, ex candidato presidente del Consiglio, si cimenta con un programma che non gli appartiene e che ha persino osteggiato, chi ha votato Melucci per governare la città non merita attenzione, colpevole forse del suo ‘fastidioso distinguersi’ come crediamo dimostri il recente puerile tentativo di “risolvere” il problema politico. Convincimento del quale gli daremo modo di ricredersi”. C’è da aggiungere che la maggioranza non ha istituito la commissione Pari opportunità che, per competenze maturate, sarebbe potuta essere appannaggio di Gina Lupo.
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Mercoledì 9 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:32