Venezia, otto minuti di applausi per “La vita in Comune”
Il film di Winspeare tra favola e commedia

Otto minuti di applausi e la sala stracolma di gente per la prima di La vita in comune, il nuovo film di Edoardo Winspeare proiettato a Venezia dove è in concorso.
La pellicola narra del paese salentino di "Disperata", liberamente ispirato al nome della frazione di Tricase, Depressa dove la famiglia del regista è storicamente radicata. Questo paradiso naturale lontano da tutto diventa il terreno di gioco dei surreali protagonisti di La vita in comune, film presentato oggi in concorso per Orizzonti alla 74/a Mostra del Cinema di Venezia. Tra gli interpreti, tutti amici e collaboratori del regista, troviamo Gustavo Caputo, Antonio Carluccio, Claudio Giangreco e Celeste Casciaro, moglie del cineasta. Il film arriva oggi in sala con Altre Storie. «Avevo pensato una scena anche per Helen Mirren e il marito Taylor Hackford, loro vivono a un chilometro da Tiggiano, dove ho girato il film. Ma poi - ha spiegato il regista - è arrivato Virzì (la Mirren è protagonista del suo ultimo film, The leisure seeker, in gara nel concorso ufficiale alla Mostra, ndr) e non siamo riusciti a trovare un modo per incrociare i due piani di lavorazione». La vita in comune, per Winspeare, è la prima commedia «e mi sono molto divertito a farla. Parliamo di buoni sentimenti e proprio per questo non avremmo mai pensato di andare ad un festival importante, perché dal punto di vista critico non paga molto. Ma era una sfida. La gente per me non è solo cattiva e anche quella cattiva ha degli aspetti positivi. Già in Puglia qualcuno si è arrabbiato solo perché ho chiamato il Paese Disperata».
 
Il regista traccia con grande empatia i suoi personaggi, come il sindaco Filippo Pisanelli (Gustavo Caputo), che si sente inadeguato al suo ruolo e preferisce passare il tempo dando lezioni di letteratura ai carcerati (Winspeare ha realmente girato nel carcere di Lecce ed ha avuto alcuni detenuti nella troupe, ndr). Ci sono poi i fratelli Angiolino (Carluccio) e Pati (Giangreco): dopo una tentata rapina dove a rimetterci è stato solo un cane, Pati viene catturato e arrestato, non facendo il nome del fratello. In prigione, grazie alle lezioni del sindaco, si scopre poeta e una volta uscito vuole cambiare vita. L'irruento Angiolino, grande fan di Papa Francesco, invece, non ci sta e progetta un grosso colpo: lo salverà una telefonata provvidenziale. In mezzo a tanti sognatori tocca all'ex moglie di Pati, e consigliere comunale, Eufemia (Casciaro) restare concreta e cercare di arginare i piani di edificazione sulla costa che hanno in mente altri consiglieri... «Volevo raccontare un paese in un'area depressa - dice il cineasta - che avesse un pò l'aria di essere abbandonato da Dio, come ce ne sono tanti in Italia sulla dorsale appenninica ma anche Salento. Un paese abitato da personaggi scalcagnati, ma poetici e capaci di sognare». Winspeare trova che «le periferie d'Italia siano sempre le parti più interessanti di un Paese come il nostro, che è molto regionalistico». Nel film si riserva un pò di ironia anche su chi pensa solo a costruire per favorire il turismo: «Nel nostro paese non abbiamo la cultura del paesaggio. Proprio per questo molte parti d'Italia, dal basso Veneto ad aree del sud, sono rovinate». Il regista si rivede un pò nel personaggio del sindaco: «Ho simpatia per i sindaci, fanno spesso una grande lavoro non riconosciuto e poco pagato. Credo anche la Raggi a Roma prenda meno soldi di qualche funzionario di Montecitorio».
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Sabato 2 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:28