CHAPEAU
di Rosario Tornesello
Ma non è che, davvero, alla fine siamo tutti mafiosi?
Lo scrive il gip, e passi (anzi no: passi per niente). Ma poi ci si mette anche il governatore (comunque sempre un magistrato)  e la cosa si complica. Perché fintanto ci si muova in ambito giudiziario siamo pur sempre alla dialettica interna al sistema: accusa, difesa, verdetto; un po' come gioco, partita, incontro e avanti il prossimo. Certo, magari succede che poi un'ordinanza di arresto finisca nelle redazioni dei giornali, e allora tuoni e fulmini: se un giudice argomenta su sevizie e sopraffrazioni di ragazzacci violenti e balordi, atti a suo dire desunti da ipotetici modelli criminali interni a una comunità ad “alta densità mafiosa”, è chiaro che la città, il paese, il borgo si indigni e protesti: ma quali modelli? quale alta densità? Ma se a parlare è il governatore di una Regione, e nello specifico della Puglia, e lo fa davanti alla Commissione Antimafia, e lo dice per lanciare l'allarme su grandi opere e appalti pubblici, e tira in ballo un'abbondante manciata di comuni di un'area inquadrata assertivamente come ad “alta densità mafiosa”, allora certo che la cosa si complica. Molto.

Dice Emiliano, in sostanza, che il gasdotto Tap invece di sbarcare a San Foca dovrebbe arrivare, via Adriatico, a Brindisi: si evita di espiantare qualche migliaio di ulivi in zona di Xylella e, soprattutto, di attraversare diversi comuni - dieci a cavallo di due province - in un'area (ecco) ad “alta densità mafiosa”. Gli appalti milionari legati a un'infrastuttura da interrare per 55 chilometri potrebbero scatenare appetiti di una criminalità organizzata sempre più interessata a permeare il tessuto economico e produttivo (vero), a partire proprio dalle grandi opere (giusto). E tuttavia, curiosamente, segue reprimenda nelle parole del governatore sullo sfacelo di Brindisi, dall'arresto del sindaco all'inquinamento di tipo malavitoso, sicché - a voler fare due calcoli spicci - anche il solo transito delle condutture dal capoluogo adriatico non sarebbe esente, quantomeno in astratto, da rischi e pericoli. Vedi ultima retata con 27 arresti pochi giorni dopo. Coincidenze disfattiste.

Il problema - suona antipatico dirlo, ma sia - non è tanto questo. Il fatto è che il ricorso alla locuzione di prammatica, in questo caso “alta densità mafiosa”, sembra la zeppa logica più o meno roboante, più o meno credibile e opportuna, per sostenere argomentazioni a volte fin troppo evidenti (vedi i bulli), altre un tantino speciose (vedi il gasdotto, su cui - anche - si gioca il braccio di ferro fra Bari e Roma tutto interno al Pd). In un caso e nell'altro, zeppa preferibilmente da evitare. Perché nel circuito mediatico che comunque si innesta, evaporate polemiche e diatribe, ricomposte le fratture, arrestati i rei e appaltati i lavori, alla fine resta il residuo secco della locuzione di prammatica (già, quella): a furia di ripeterla si sedimenta, fa opinione e rischia di dettare i comportamenti. Se tutto è mafia, è consentito aver paura e tenersi alla larga. E se tutto lo è, forse non sarà poi un problema esserlo un po' tutti, un po' al giorno, un po' comunque e dovunque.

Poi, per fortuna, quel che la cronaca toglie la cronaca ridà. Nella relazione della prefettura di Brindisi, consegnata alla stessa Commissione parlamentare Antimafia (eh già) in occasione della recente visita nel Salento, si legge: «La società civile brindisina rimane sostanzialmente immune da un consenso profondo e pervasivo verso la criminalità organizzata». Totò ci avrebbe messo del suo, con quel mento a sghimbescio: "S'informi!". Detto giusto così, perdindirindina, a prescindere.
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Domenica 28 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 01-03-2016 20:26