Sicilia dopo il lockdown: alla Valle dei Templi riapre la mostra “Costruire per gli dei”

Sabato 23 Maggio 2020 di Gustavo Marco Cipolla
Agrigento_Valle dei Templi_ credits Courtesy of Press Office

Con il lockdown la natura si è riappropriata degli spazi dove gli uomini, sin dall’antichità, avevano costruito abitazioni e luoghi sacri per venerare le loro divinità. Ed era un paradisiaco giardino dell’Eden la Valle dei Templi di Agrigento, in Sicilia, circondato da una vegetazione rigogliosa e variopinte distese floreali che coloravano l'incantevole paesaggio siculo. Oggi come ieri, una Polaroid istantanea di ricordi regala di nuovo alla contemporaneità, colpita dal Covid-19, la splendida visione rurale di un universo lontano e incontaminato che, appartenuto in passato ai Greci sicelioti, dal 1997 è diventato patrimonio dell'umanità tutelato dall’Unesco.
 

 

Il sito paesaggistico dei Templi tra natura e architettura

L'ambiente esterno ispirava ogni elemento architettonico, seguendo l’estetica greca incentrata sul principio della "mìmesis". Così, se il pittore e lo scultore creavano opere belle e “giuste” imitando le forme naturali, anche l’architetto doveva lasciarsi guidare dalle secolari strutture lignee che osservava. Dal Mann (Museo archeologico nazionale di Napoli) sono giunti, e verranno esposti in città nell'Auditorium Lizzi dell'area museale archeologica  “Pietro Griffo”, cinque compassi originali di età romana, mentre dal Tempio di Selinunte provengono tre blocchi architettonici ("geison", "taenia" e "triglifo") con ampie porzioni di intonaco, che spiegano come nell’epoca ellenica classica i templi fossero ricchi di decorazioni. Con un dialogo aperto sulla loro policroma colorazione, che fa ancora discutere gli accademici. Nell’expo sono presenti memorabilia della collezione privata di Jakob Ignaz Hittorff, reperti pubblicati nel volume del 1834 “Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate” di Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, arrivato direttamente dalla Biblioteca comunale “Barone Antonio Mendola” di Favara, e gli scatti d’autore del fotografo palermitano Francesco Ferla, che ha catturato nelle suoi ritratti artistici dettagli e particolari della classicità. Lì, la dimora "divina" si affacciava tra le colonne di fronte al sorgere del sole, recintata da un portico ombroso privo di luce dedicato al culto. Le statue degli dei venivano custodite in una cella detta “naos”: l'accesso era consentito esclusivamente ai sacerdoti per i riti e depositare i doni ricevuti in segno di devozione da parte della gente comune.
                                     
La mostra "Costruire per gli dei. Il cantiere del mondo classico"
 

Nel sito immerso nel verde, che ogni anno accoglie migliaia di turisti, sono state messe a punto opere di riqualificazione e sanificazione al fine di permettere quanto prima l’opening, valorizzando le bellezze architettoniche italiane. In un video girato e montato da Daniele Rosapinta - CoopCulture le immagini parlano da sole e si trasformano in un prezioso invito per i viaggiatori a visitare le meraviglie dell'arte siciliana. La riapertura, dopo i lavori di ristrutturazione, «dovrà essere contingentata e con tutti i sistemi di sicurezza necessari per poter godere appieno della Valle», afferma il direttore del Parco archeologico Roberto Sciarratta. Termoscanner all’entrata, tornelli e biglietti digitali in un’ottica di promozione locale che, dopo la crisi economica causata dalla pandemia, richiede la massima protezione del luogo con l'obiettivo di preservarlo nella sua integrità. Al via, solo in seguito, agli scavi per scoprire i tesori nascosti della Trinacria, ma i visitatori potranno già ammirare i giganteschi "congegni edili" dell’esposizione en plein air Costruire per gli dei. Il cantiere del mondo classico, organizzata da MondoMostre, che riaprirà il 6 giugno prossimo e sarà prorogata fino al 31 dicembre 2020. Dal trattato latino “De architectura” di Marco Vitruvio Pollione, che nel 15 a.C. spiegava stili e tecniche per realizzare terme, teatri e basiliche utilizzando blocchi di pietra provenienti dal sedimentario territorio roccioso dell'Isola, alle cave di calcarenite facilmente malleabile e particolarmente fertile sul piano edilizio. Nell’expo anche documenti che sono un vero e proprio manuale di istruzioni, come le fonti didattiche di Diodoro Siculo per il complesso dell' "Olympièion". Rivive nella memoria storica la mitica "Akragas", definita “la più bella città dei mortali”, i cui abitanti per il politico e filosofo Empedocle «costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani». Tant'è che il poeta, letterato e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe, nel suo saggio diaristico “Viaggio in Italia” datato 1816-17, scrisse versi pieni di entusiasmo: «È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. (…) La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra (…) chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita».

Macchine, carri e slitte nel progetto archeologico en plein air

Il percorso espositivo “Costruire per gli dei”, prodotto in collaborazione con il Polo culturale agrigentino e il Parco paesaggistico della Valle dei Templi, promosso dalla Regione siciliana- Assessorato dei beni culturali e dell’identità, vanta la curatela dell’architetto Alessandro Carlino, esperto di monumenti dorici, affiancato nel comitato scientifico del progetto da Stefano De Caro, già direttore generale delle Antichità al Mibact, Heinz-Jürgen Beste,responsabile dell’Istituto archeologico germanico di Roma, che con Umberto Baruffaldi ha compiuto un accurato studio filologico sul prototipo di uno dei 28 montacarichi destinati al sollevamento delle belve all'interno dell'arena di combattimento del Colosseo. Poi Federico Rausa, docente di archeologia classica all’Università Federico II di Napoli, Carmelo Bennardo, al timone tecnico del Parco di Agrigento, che da vent’anni ne guida le procedure di restauro. L’idea della mostra nasce dall’ex direttore del sito Giuseppe Parello, avvalendosi del contributo di Manolis Korres, architetto e studioso greco che ha firmato la “remise en forme” dell'Acropoli e ha compiuto puntuali ricerche in merito agli assemblaggi materici usati per il Partenone di Atene. L’intento della promenade visiva all'aria aperta è quello di coinvolgere il pubblico nella comprensione dei vecchi processi ingegneristici impiegati per erigere i templi della Valle, tramite la ricostruzione in scala 1:1 di un realistico cantiere. Lungo "la via sacra" sono state riprodotte a grandezza naturale alcune “macchine” tra cui una gru (un tempo chiamata “capra”) dell’altezza di 12 metri, carri e slitte per il trasporto del materiale lapideo e del pietrisco. Inoltre, ci sono diversi modelli e strumenti di misura come il “corobate”, utilizzato dai Romani per rilevare la pendenza del suolo nei canali idrici e negli acquedotti, o la “groma a piombo”, che serviva per frazionare aree cittadine, strade e quartieri mediante allineamenti geometrici ortogonali.
 
 
 

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