Carrello più caro e stipendi fermi, la spesa quotidiana diventa un percorso a ostacoli

Carrello più caro e stipendi fermi, la spesa quotidiana diventa un percorso a ostacoli
di Fabio Nucci
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Martedì 25 Aprile 2023, 08:54

Qualcuno può obiettare che spesso si tratta di prodotti che a confezione costano un euro o poco più, talvolta anche meno di un euro. Ma oggi, cent dopo cent, quegli stessi prodotti hanno superato anche i due euro, appesantendo non poco il carrello della spesa, nonostante il dato sull’inflazione da dicembre stia scendendo. «I prezzi al consumo continuano ad aumentare anche se gli indici dicono il contrario», osserva Damiano Marinelli, presidente Unione nazionale consumatori (Unc) Umbria. «Ci sono materie prime i cui prezzi sono scesi anche del 30%, ma i prodotti derivati continuano a rincarare», aggiunge Carla Falcinelli, presidente Codacons Umbria, che chiede interventi anti-speculazioni o un ritorno ai “prezzi calmierati”.
I dati di marzo descrivono una traiettoria discendente dell’indice dei prezzi in Umbria dove in tre mesi il tasso d’inflazione è passato dal 12,2 all’8,4%. Ciononostante, le classifiche sull’effetto dell’inflazione, che resta “palese” come viene identificata da alcuni economisti, continuano a indicare l’Umbria e in particolare Perugia tra i territori più cari. Stando all’elaborazione Unc su dati Istat di marzo, allo stato attuale una famiglia media si ritrova ad affrontare una spesa annua aggiuntiva di circa 1.940 euro determinata dai rincari. Aumenti più consistenti a Perugia, tra le dieci città più care d’Italia, che a Terni che comunque figura nella top 30, tenendo conto dei capoluoghi di provincia. Anche se la morsa delle bollette energetiche (e idriche) si sta leggermente allentando, l’approccio alla spesa domestica quotidiana resta pieno di incognite. «Riceviamo segnalazioni di persone che lamentano prezzi più cari anche nei grandi discount», spiega Marinelli. «Specie i beni che avevano prezzi più bassi, come pasta o confetture, stanno aumentando di 10 cent a volta e siccome si tratta di prodotti che costavano meno di un euro, ora sono arrivati a 1,30-1,40 euro e l’aumento diventa importante: un rincaro che non si è mai fermato». Il punto di osservazione delle associazioni dei consumatori sul territorio resta centrale e nella regione guarda nella stessa direzione. «Il prezzo del grano è sceso del 30% ma non si capisce perché pasta e farina continuano a subire aumenti consistenti», aggiunge Carla Falcinelli. «Tutti si fanno questa domanda ma nessuno fornisce spiegazioni comprensibili al comune cittadino, ma risposte vaghe o non risposte. Parliamo di prodotti che, anche per la cucina umbra, sono tra quelli che consumano di più. Ora non c’è motivo che giustifica aumenti di questo tipo, sia nel comparto alimentare sia nell’ortofrutta, ma il fatto è che oggi chi ha qualcosa da vendere, pratica prezzi molto più elevanti rispetto a quanto sarebbe giusto. È vero che a Pasqua si è comprato qualcosa in più, ma ultimamente i carrelli sono meno pieni. Abbiamo notato che una grande catena presente con tre punti vendita nel perugino sta facendo una campagna di volantinaggio nella quale si dice che la spesa costa meno, almeno per quanto riguarda i prodotti a marchio commerciale. In realtà, lo si pubblicizza, ma tutt’al più i prezzi vengono tenuti fermi».
Il nodo è capire cosa fare di fronte a questa deriva inflazionistica. «Come associazione abbiamo più volte sottolineato che i rincari di molti prodotti di prima necessità non si sono mai fermati – aggiunge Marinelli – sia in Regione sia a livello nazionale, anche se sul tema non ci sono competenze specifiche e spazi di intervento, sia a livello locale che centrale. Ad oggi, quindi, non si può far altro che fotografare la situazione che al momento è questa: i prezzi al consumo continuano ad aumentare anche se il tasso d’inflazione ci dice il contrario». Chiede interventi contro chi specula, il Codacons Umbria. «Cosa si può fare? Poco, se non c’è un vero intervento che blocchi i furbi e le speculazioni», aggiunge Carla Falcinelli. «Cala l’inflazione ma i prezzi dei beni di consumo non scendono, anzi frutta e verdura hanno raggiunto cifre non alla portata di tutte le famiglie: con stipendi e pensioni ferme, anche la dieta mediterranea è a rischio.

Si potrebbe ripensare ai prezzi calmierati, come avvenuto in Umbria nella prima metà degli anni Duemila, con il coordinamento della Regione».

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