Perugia, riso e pasta tirano la crescita dei prezzi

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Cristiana Mapelli

I NOSTRI SOLDI
Perugia sul podio delle città più care ad agosto. A dirlo è la tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termine del costo della vita, firmata da firmata dall’Unione nazionale consumatori.
LA CLASSIFICA
Sul podio delle città capoluogo con più di 150mila abitanti, Trento, con un’ inflazione pari a +0,7% in un contesto nazionale che in dica invece un segno negativo in numerose città, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 163 euro. Al secondo posto Bolzano, che perde uno storico primato in questa graduatoria dei rincari annuali, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 159 euro. E terza Perugia, dove il +0,5% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 119 euro. Chiude la classifica delle città non in deflazione, Napoli, +0,3% e 66 euro.
In testa alla classifica delle regioni con l’aumento dei prezzi più alto, con un’ inflazione a +0,6%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 163 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,3% implica un incremento del costo della vita pari a 70 euro, terza la Campania (+0,1%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 20 euro, chiude al quarto posto la Calabria: +0,1% pari a 19 euro.
L’indagine Istat, spiega inoltre come l’ inflazione registri un ribasso annuo dello 0,5%. «Una buona notizia. Se la causa della deflazione è negativa, il crollo drammatico della spesa delle famiglie per via dell’emergenza Covid, gli effetti sono positivi, dato che la riduzione dei prezzi aiuta le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, contenendo la caduta del potere d’acquisto dovuta dalla riduzione del reddito disponibile», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
SPESA PIÙ CARA
Gli indici rilevati sul territorio perugino nel mese di agosto anche dalla Commissione di controllo dell’indagine Istat a palazzo dei Priori. «Gli indici dei prezzi al consumo di agosto – come spiega la rilevazione comunale - sono stati elaborati nel contesto dell’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Covid, che ha visto prolungarsi la sospensione delle attività di ampi segmenti dell’offerta di beni e servizi di consumo e confermate le misure di limitazione alla mobilità personale e di distanziamento sociale per il contrasto della pandemia». Nel dettaglio, nel paniere dei perugini, le maggiori variazioni congiunturali nelle divisioni si identificano nel settore dei trasporti che ha registrato il maggior incremento congiunturale pari a +1,6 % e comunicazioni che ha registrato il maggior decremento congiunturale pari a -0,5 %.Tra le divisioni di spesa in crescita anche i settori di “ricreazione spettacoli e cultura” (+0,04), abitazioni, acqua elettricità e combustibili (+ 0,03) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (0,02%), forse la voglia di normalità e socialità dopo il lungo lockdown di marzo. Nella borsa della spesa dei perugini, quindi, i prodotti più cari sono il riso (+ 2,9)e la pasta secca (1,7) e i cereali da colazione (+1,6) mentre, ad esempio la carne di maiale, scende (0,08).

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