Il regista ternano Francesco Castellani torna sugli schermi della Rai con il programma tv "Cento opere tornano a casa".

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Antonio De Angelis

TERNI La tenacia di inseguire i propri sogni partendo dalla provincia. Il coraggio di rischiare tutto spingendo le fiches al centro del tavolo come in una mano decisiva di poker. Il talento e la creatività come motori del proprio percorso umano ed artistico. Sono queste le coordinate di riferimento di Francesco Castellani, regista, sceneggiatore, film maker e autore televisivo che partendo da Terni, si è costruito una dimensione di eccellenza nel mondo dello spettacolo e della comunicazione. E che adesso guarda al proprio passato e lo condivide in esclusiva con i lettori de “Il Messaggero” della sua città. “Ho iniziato a frequentare il mondo dello spettacolo nel 1985 quando ero uno  studente di “Storia e critica del cinema “alla Facoltà di Lettere di Roma – attacca a raccontare –  Lì vinsi un Bando universitario per un Corso di “Ripresa e montaggio” che si tenne al Centro Teatro Ateneo, struttura storica della Sapienza, con docenti Rai. Questa esperienza mi permise di realizzare i backstages dei lavori teatrali di Carmelo Bene, Dario Fo, Peter Stein tra gli altri; documentavamo in troupe prove e allestimenti di spettacoli come "Homlet for Hamlet", "Macbeth", “Tito Andronico”. Un lavoro che mi ha fatto crescere e maturare in maniera decisiva” prosegue Castellani. Che nel 1989 entra in Rai per concorso, in qualità di “Assistente alla regia”. In quel periodo ho lavorato in programmi come “Novantesimo minuto” condotto da Paolo Valenti, e in molte produzioni del Tg Uno,  tra cui “Prisma” di Vincenzo Mollica. E poi tante dirette, il TG Tre prima di Sandro Curzi poi di Lucia Annunziata, Rai International con Renzo Arbore... Francesco Castellani però, nonostante le soddisfazioni professionali in Rai  morde il freno, perché il suo vero obiettivo è il cinema. “In Rai non era possibile realizzarlo” spiega. Così come un giocatore di poker spinge tutto quello che ha guadagnato al centro del tavolo e se lo gioca in un colpo solo. Si chiame in gergo “all in”. “Gli impiegati della Direzione del personale della Rai assistono interdetti, un giorno del 1997 alla sua richiesta di licenziarsi dalla Tv di Stato. "Firmate le dimissioni, diventai regista free lance”. La scommessa di Francesco diventa così un assegno grazie al quale il regista ternano incassa interessi importanti in poco tempo. “Iniziai a dirigere documentari, spot pubblicitari, e a collaborare con case di produzione indipendenti ideando e realizzando autonomamente programmi che poi venivano acquistati dalla Rai. In questo modo ho creato nel 1998 “Visioni italiane” un mio format originale per Rai International, il canale dedicato agli italiani nel mondo. Erano strisce tv da tre minuti trasmesse come intervalli tra un programma e l'altro, e proponevano scene di vita italiane colto dal vero: le città, i paesaggi, le persone, per restituire a chi viveva lontano un'immagine contemporanea del nostro Paese. Un modo per farli sentire meno distanti dalle proprie origini e dalla propria patria”. Dopo molti format, programmi, e documentari, arriva poi il prodotto a cui forse è più legato, quello che gli ha permesso di realizzare il suo sogno: scrivere e dirigere un film per il cinema. "Liberi Nantes Football Club – ricorda il filmaker ternano - era una serie settimanale in cui raccontavo per Red Tv la storia vera di una squadra di calcio di rifugiati e richiedenti asilo che vivevano a Roma e che prendevano parte al campionato di Terza Categoria laziale. Giocavano le loro gare al campo di Pietralata, lo stesso storico campo in terra che aveva ospitato tanti anni prima le partite della formazione “Alba rossa” fondata da ex partigiani della capitale, un campo dove aveva giocato anche Pier Paolo Pasolini”. Il successo della serie sperimentale che fondeva istant doc, cronaca, giornalismo sportivo e reality, diventa poi un documentario che approda come evento speciale alla Festa del Cinema di Roma del 2009. “Da quella esperienza è nata l’idea del film, “Black Star – Nati sotto una stella nera” che ho scritto e diretto, prodotto da Rai Cinema con Point Film, uscito nei cinema nel 2013. “Black star” film di finzione liberamente ispirato ai Liberi Nantes, racconta attraverso la voce narrante del campo di calcio impersonata da Marco Marzocca, il conflitto tra gli abitanti del quartiere ed i migranti sulla gestione del campo di calcio, un pretesto da cui nasce poi una battaglia per l’integrazione che alla fine i rifugiati vincono, facendo aprire gli abitanti al dialogo. E’ un film che mi ha fatto esordire sul grande schermo, è stato visto da migliaia di ragazzi delle scuole italiane e ha ottenuto importanti riconoscimenti da organizzazioni ed istituzioni internazionali come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e Amnesty International, ricorda Francesco. Che racconta con emozione come è riuscito unire nel cast ragazzi rifugiati e professionisti di valore come Emanuele Salce, Marco Mazzocca, e il bravissimo attore ternano Paolo Giovannucci. Un nome eccellente spicca poi nei crediti del film alla voce "colonna sonora": “Volevo per il monologo finale del calciatore di colore che chiude il film, un commento musicale che fosse di grande impatto emotivo”  ricorda “avevo pensato ad una musica di Ennio Morricone che fa parte della colonna sonora di “Uccellaci e uccellini” di Pier paolo Pasolini con Totò e Ninetto Davoli. Così un giorno chiesi al Maestro Morricone un appuntamento proprio per chiedere la sua autorizzazione per l'utilizzzo del brano. Morricone mi ricevette a casa sua, e con grande cortesia e attenzione mi chiese tutto del film, poi chiese di vedere il pre montato. Lo apprezzò molto più di quanto sperassi, tanto da decidere di regalarmi per il film diverse sue composizioni. Il risultato finale, può essere apprezzato con la visione del film nella piattaforma web Rai Play, nella quale “Black Star” di Francesco Castellani fa parte dei contenuti fruibili gratuitamente dai navigatori internet. Dopo il film, negli ultimi anni, Castellani ha continuato un percorso professionale denso di soddisfazioni, dalla regia del programma di Rai Tre "I dieci comandamenti" di Domenico Iannacone, alla scrittura di sceneggiature per Rai Cinema,  video e documentari d'arte contemporanea, fino all'attuale nuovo impegno televisivo, "100 Opere tornano a casa" un backstage on the road che racconta sempre per la Rai, il viaggio di opere d'arte tra i grandi musei italiani. Le sue esperienze lo hanno portato dal 2017 a diventare docente di Storia della Televisione all'Accademia di Brera di Milano, un impegno del quale è molto orgoglioso.  Ma quali legami ha conservato con la sua città  natale, Terni,  dopo tanti anni Francesco Castellani ? “Il legame più forte è quello con mio fratello Simone e la sua famiglia, sua moglie Olga e mio nipote Marco, dodicenne: vivono a Terni,  e mio fratello mi tiene costantemente aggiornato sulla nostra squadra del cuore, che è ovviamente la Ternana”. E proprio all’allenatore che ha portato per la prima volta in serie A le Fere, Francesco Castellani ha voluto dedicare il suo "Black Star”  con una dedica che compare nei titoli di coda del film. “Corrado Viciani è stato l’allenatore del sogno, quello che ha fatto conoscere la nostra città in Italia, e che ha proiettato per un tempo breve ma indimenticabile la squadra rossoverde in una dimensione mai immaginata prima. E lo ha fatto attraverso un calcio moderno e innovativo, corale e coraggioso, che oggi lo accosterebbe a Guardiola o Klopp. Ero bambino allora, e mio padre mi portava alla stadio Liberati; non mancavamo mai a quelle partite, nè in B nè in serie A, sole o pioggia che fosse. Oggi a distanza di tanti anni, qualcosa di quello spirito e di quel gioco lo ritrovo nella Ternana di Cristiano Lucarelli, una squadra coraggiosa e spigliata, che sta riportando i colori rossoverdi alle gioie di un tempo”. E’una storia, quella di Francesco Castellani, che racconta di una eccellenza ternana nel mondo del cinema e della tv, che ha saputo affermarsi con l’arma della qualità, rimettendosi costantemente in gioco e dimostrando che è possibile realizzare i propri sogni di ragazzo.

 

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