Coronavirus, gli effetti sui prezzi
ecco gli alimentari in testa per gli aumenti

Giovedì 21 Maggio 2020 di Fabio Nucci
Gli acquisti al tempo del coronavirus
PERUGIA Più dei rincari del cappuccino o del parrucchiere, che pure qualcuno segnala in quella che il Codacons Umbria chiama ormai “guerra tra poveri”, a preoccupare di più sono i rincari subiti sulla spesa quotidiana. Aumenti che nell’ultimo mese hanno interessato in particolare il settore alimentare, con frutta e verdura in testa, il cui prezzo in un anno è salito di oltre il 10 per cento, causando un aggravio di spesa di almeno 200 euro per una famiglia media. Rincari record anche per il latte a lunga conservazione (+2,5% in un mese) e prezzi alle stelle per le primizie.
A puntare il dito contro i rincari nella regione, anche un’indagine dell’Unione nazionale consumatori (Unc) che rivede al rialzo la rilevazione mensile dei prezzi al consumo operata dall’Istat, collocando l’Umbria al terzo posto in Italia per gli aumenti. «Con il +3,6% – spiega Damiano Marinelli, presidente Unc Umbria – questa statistica sugli aumenti dei prezzi nella fase covid per rileva un aumento importante, in un momento in cui altre regioni sono in deflazione, con prezzi più bassi». Gli aumenti sono concentrati nel comparto alimentare, su cui lo studio si è concentrato, prefigurando una spesa aggiuntiva che l’Unc ha stimato in 200 euro per una famiglia media, 275 euro per una con due figli, 240 euro con un solo figlio. Anche considerando i dati Istat non corretti, si scoprono aumenti mensili del 3,3% per la frutta che diventa del 16,6% annuo a Terni e del 12,8% a Perugia. Rincari del 4,3% mensile per la carne a Terni (stabile a Perugia), mentre per la verdura in entrambe le città si riscontra un aumento medio superiore al 4%. In salita anche i prezzi dei latticini, in particolare del latte a lunga conservazione che rispetto ad aprile 2019 a Perugia costa il 9,8% in più con un rincaro su base mensile del 2,5%. «Si può obiettare che gli operatori hanno costi maggiori, ad esempio per garantire la sicurezza dei locali, ma questo vale per tutte le regioni», aggiunge Marinelli. «Abbiamo ricevuto chiamate di persone che si sono accorte direttamente di tali aumenti, in genere nei piccoli discount vicino casa dove di fatto erano obbligati a fare la spesa, e questo la dice lunga. Per questo abbiamo chiesto attenzione all’autorità pubblica per valutare indicativamente se questi prezzi siano aumentati normalmente o se dietro sia ipotizzabile qualche forma di speculazione».
Si muove anche il Codacons Umbria che già a marzo aveva denunciato rincari ingiustificati, portando all’attenzione delle procure di Perugia e Terni rincari record: dalle zucchine (+80%) ai finocchi (+67%), passando per carote (+100%) e arance (+44%). «La situazione purtroppo non è cambiata e ancora oggi in piena fase due – rileva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – constatiamo un’escalation che ha portato i prezzi della frutta, ad esempio, a livelli non inferiori ai 3,50 euro al chilogrammo. Ci sono prezzi che sono raddoppiati e variazioni che riteniamo ingiustificate e anche la ricerca del prezzo più basso, ora possibile con l’allentamento delle misure restrittive, è diventata un’impresa: le promozioni sono limitate e i prezzi sono alti ovunque». Ritocchi che, considerando il comparto no-food, per l’associazione possono generare una spesa aggiuntiva di oltre 500 euro a famiglia. E non va meglio a chi fosse in cerca di primizie, con le ciliegie spagnole che costano 9,50 euro al chilogrammo. Listini alle stelle anche per susine, pesche e albicocche in arrivo sempre dalla penisola iberica con prezzi oltre i 4,50 euro al chilogrammo anche nei mercati all’aperto. «Capiamo che i commercianti sono in difficoltà, ma ci sono rincari che a nostro avviso nascondono delle speculazioni che vanno denunciate. Non si possono spendere 39 euro per due flaconi di disinfettante a base di alcol denaturato. Più che il possibile rincaro della tazzina di caffè o del parrucchiere – aggiunge Carla Falcinelli – è il quotidiano che ci spaventa, con una guerra tra poveri che rischia di ingessare l’intero sistema».
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