Coronavirus, la regione dove la formula del contagio zero
ha funzionato: tutti i dati e l'analisi del record di positivi in meno

Giovedì 4 Giugno 2020 di Fabio Nucci
Termoscanner nella foto di Marco Giugliarelli

PERUGIA L’Umbria prosegue il suo cammino fuori dall’epidemia forte di numeri che la allontanano progressivamente dal contagio ponendola in una situazione quasi unica in Italia. Nell’ultima settimana, è una delle tre regioni a contagi zero, insieme a Calabria e Basilicata. Anche un’elaborazione eseguita da Luca Fusaro, dottore in Economia applicata, sottolinea l’evoluzione positiva dei dati relativi alla diffusione del virus. «Ho iniziato a notare la diversa situazione dell’Umbria rispetto alle altre regioni sin da aprile», spiega Fusaro.
Un trend proseguito ieri, ottavo giorno consecutivo senza nuovi positivi il cui totale resta congelato a 1.431 casi mentre è sceso a 39 il numero dei casi “attivi”. Di questi, 17 restano in ospedale (due dei quali in terapia intensiva) e 22 in isolamento domiciliare, 8 senza più sintomi solo in attesa di negativizzarsi al doppio tampone. Rimane relativamente alto, 314, il numero degli “osservati”, in isolamento domiciliare per contatti o sospetti contatti con positivi. Quanto allo screening, martedì sono stati eseguiti altri 232 esami ma lo “zero” settimanale è arrivato su 5.782 tamponi eseguiti, pari a 4.335 casi testati. Il totale delle persone “monitorate” tramite tampone è ora salito a 51.310, quasi il 6% della popolazione, con un’incidenza di positivi di appena il 2,8%: terzo dato più basso d’Italia dopo Calabria e Molise.
A livello comunale, secondo l’ultimo aggiornamento della regione tramite la piattaforma istituzionale, gli attualmente positivi sono distribuiti tra 13 comuni, dieci dei quali con un solo contagiato. A Terni i casi attivi restano 14, mentre a Città di Castello sono scesi a 4 (ieri segnalato un nuovo guarito) e a San Gemini 3 (-1). Gli altri guariti il sistema di sorveglianza della Regione li ha attribuiti a Piegaro, Gubbio e Umbertide, tornati Covid-free.
L’ELABORAZIONE
Utilizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, l’esperto in economia applicata, Luca Fusaro ha proposto una sua lettura dell’evoluzione mensile degli indicatori chiave dell’epidemia. Ad aprile, risultano certificati 314 positivi a fronte di 27.774 tamponi, mentre a maggio i 39 casi sono stati scovati a fronte di 34.094 esami. «Il numero di tamponi analizzato è più alto, quindi – osserva Fusaro - ma questo non si è tradotto in un aumento dei soggetti positivi bensì in una riduzione.
Nel mese di maggio, solo lo 0,16% dei tamponi diagnostici sono risultati positivi (39 su 24.954). Il numero di decessi e di dimessi/guariti è stato inoltre sensibilmente inferiore». Nei due mesi si è infatti passati dai 30 morti di aprile (a marzo erano stati 37) ai nove di maggio, con 902 dimessi/guariti ad aprile e 232 a maggio. «Grazie all’elevato numero di guariti di aprile e maggio, parallelamente si è quindi riscontrata una riduzione del numero di soggetti attivi pari a 202», osserva Fusaro. Se al 30 aprile risultavano 233 casi attivi (68 ricoverati con sintomi, 16 in terapia intensiva, 149 in isolamento domiciliare), il 31 maggio tale grandezza si è ridotta a 31 (15 ricoverati con sintomi, 2 in terapia intensiva, 14 in isolamento domiciliare). 
«Grazie all’efficienza del suo sistema sanitario, alle misure adottate e al rispetto delle stesse da parte della popolazione – osserva Fusaro - l’Umbria è la regione d’Italia che ha risposto meglio all’emergenza Covid-19. Un’evidenza è l’elevato tasso di guarigione pari al 92,5% e il basso tasso di letalità del 5,3% al primo giugno. Si è inoltre dimostrato che l’aumento dei tamponi analizzati non si è tradotto in una crescita dei casi positivi in quanto l’epidemia è in regressione. La percentuale dei tamponi diagnostici positivi, pari a 0,16%, è infatti ormai quasi nulla».

Ultimo aggiornamento: 09:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA