Il primo Sms 28 anni fa: la rivoluzione “a parole”

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Claudia PRESICCE

Parole parole parole. Se però verba volant (le parole volano via), scripta manent (le cose scritte restano). E sono 28 anni oggi che tante parole scritte restano sui nostri telefoni. Anche se prima erano cellulari grossi e rudimentali e oggi si chiamano smartphone e sono slim con mille app di parole che ci portiamo appresso, tutto è sempre partito da lui: il 3 dicembre del 1992 venne inviato il primo SMS. Lo mandò dal suo computer (i cellulari all'epoca non scrivevano) l'ingegnere dalla Vodafone Neil Papworth a un collega. "Merry Christmas", gli scrisse.

Da allora tante parole sono volate via, e poi ci siamo sentiti più vicini' anche quando lontani; spesso è stato più facile capirsi, senza dirsi a voce cose scomode o troppo belle, così quanto è stato più facile ignorarsi, o è stato utile rileggere per coccolarsi (come per autoflagellarsi), ma anche sbugiardare traditori o ferire ferocemente con parole indelebili Bastava rispettare 160 caratteri: dunque abbiamo cominciato allora a sintetizzare tante cose (alcuni poi hanno perso presto per strada quell'abilità se guardiamo oggi a certi sproloqui sui social), ma anche a diventare lentamente dipendenti da quell'arnese...

Fu vera rivoluzione? Lo fu, soprattutto per la brevità con la quale si poté imprevedibilmente scrivere a qualcuno. Ma dopo 28 anni che cosa resta del vecchio sms con tutte le altre applicazioni che, ereditandone e raddoppiandone il senso, lo hanno travolto? Per celebrare l'anniversario dell'invio del primo messaggio, Wiko brand franco-cinese di telefonia ha realizzato un sondaggio nella sua Instagram Community per vedere oggi quale percezione c'è del Sms.

I risultati mostrano che per il 67 per cento dei rispondenti gli Short Message Service sono un bel tuffo nel passato, ma defunti' non sono perchè nel 2020 il 43 per cento ne ha inviati più di 10. Quelli che li usano maggiormente risultano essere i nonni, generazione Baby Boomers per intendersi. Il dato più rilevante è che l'85 per cento degli intervistati conferma che al tempo degli Sms ci si scriveva sicuramente meno, ma ci si vedeva di più.

Ma non è tutto. I primi messaggi brevi diventarono anche possibilità di incontro, precedendo certi virtuali approcci oggi diventati abituali. Il caso delle pagine del nostro giornale nell'inserto Protezione Zero su cui si scambiavano messaggi di ogni sorta tanti lettori è emblematico. Arrivati i primi timidi sms con diffidenza al numero di telefono di Quotidiano, finirono poi per esplodere e diventare l'appuntamento della comunicazione dell'estate salentina, con esternazioni di tutti i tipi che era difficile contenere in poche pagine. C'è un messaggio per te: è firmato Girasole ed è diretto a Rosa Canina. Ieri quando sei venuta al Roxy bar ti ho chiesto il nome del tuo profumo che sapeva di rosa. Mi piaci. Se hai capito chi sono rispondimi qui mandando un sms a Quotidiano. Ti ho vista altre volte, ma non sono del tuo paese e vorrei smettere di incontrarti per caso. È un venerdì di luglio del 2001. Rosa Canina la domenica dopo risponde col suo Sms: Caro Girasole lo avevo capito. Prendo sempre il caffè il mercoledì al Roxy bar alle 18 tornando dal mare, ma non ti avevo mai visto. Se è destino comunque il caso ti aiuterà (i nomi sono simili, e di fantasia è quello del bar per la privacy).
Se è facile capire che la conversazione tra i due sia poi continuata visti i dati forniti dall'astuta Rosa, scoprire che oggi sono sposati e hanno anche felicemente procreato grazie a quel primo messaggio fa piacere, ma dà anche la misura di quanto l'arrivo del sms fosse atteso da tempo. Cioè l'esigenza del messaggio breve e veloce c'è sempre stata, tanto che la figura del messaggero alato arriva dalla notte dei tempi della storia dell'uomo. Ancora però nei primi anni in cui arrivò, restava una cosa molto privata l'approccio al cellulare e quindi anche quel tipo di messaggio. In qualche modo quelle prime pagine di sms inviati al cellulare di Quotidiano d'estate oggi ci appaiono un diretto antesignano dei social.

«Gli sms hanno rappresentato la rivincita della scrittura in un'epoca che si era autodefinita la civiltà dell'immagine spiega il sociologo Luigi Spedicato già nel 2005 Maurizio Ferraris scriveva che col telefonino abbiamo assistito al trionfo della scrittura. La cattiva fama degli sms come mezzo espressivo povero è del tutto immeritata ed ingiustificata. L'sms è flessibile, si adatta agli interlocutori e al loro profilo sociale e culturale, alle loro competenze linguistiche. L'uso delle abbreviazioni ha contribuito non poco a questa cattiva fama, ma le abbreviazioni (ad esempio xché) risalgono addirittura al tempo tra l'XI ed il XVI secolo, ed erano già presenti e molto usate nel latino antico e medievale, basta guardare le stele funerarie romane in tutti i musei».
La necessità dello scambio breve e veloce era già figlia comunque della contemporaneità. «Riguardo alla brevità prosegue il sociologo va considerato che ogni sms è in realtà il frammento di una conversazione più ampia; proprio per questo è aperto a molte interpretazioni possibili e richiede non di essere letto bensì interpretato e contestualizzato. Dentro ogni sms ci sono storie che attendono un lettore competente. Quindi era uno strumento comunicativo molto attivo, tutt'altro che passivo, e questa sua caratteristica è migrata verso WhatsApp e Telegram, che sono gli eredi naturali degli sms».

Presto alle parole si aggiunsero dei segni grafici che, secondo Spedicato, ne accentuarono la ricchezza testuale: «L'uso delle faccine, gli emoticons spiega non sono un ulteriore impoverimento del linguaggio, bensì guide all'interpretazione del significato di un sms, come sulle altre app oggi. Quindi i messaggi testuali hanno le stesse caratteristiche del linguaggio faccia-a-faccia: le parole vanno interpretate, e noi guardiamo il viso del nostro interlocutore per capire quale possa essere l'interpretazione giusta».

Però la strada oggi sembra nuovamente deviare dalla parola scritta alle immagini. Spiega Spedicato: «Il vero nemico degli sms (in realtà quasi scomparsi) e degli eredi sono oggi le app visuali come Tik Tok e Instagram. Queste rappresentano una svolta rispetto ad app testuali, perché privilegiano una dimensione comunicativa pre-testuale: possono fare a meno della parola, soprattutto Tik-Tok, perchè la base dello scambio tra chi produce il messaggio e chi lo riceve è musicale oppure basata sul meccanismo dell'influenza (Instagram è il canale delle/degli influencer). L'influenza produce senso e significato, ma la parola ha un peso limitato. L'influenza si basa sulla condivisione di una identità che pre-esiste prima che la comunicazione cominci, e dunque la parola ha un ruolo assai limitato». Rimpiangeremo gli sms insomma.

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