Le nuove forme di riscaldamento: autonomia a idrogeno senza emissioni. In Campania si può

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Cristian Fuschetto

A rimanerne impressionato, due anni fa, fu il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della sua visita a Benevento per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Sannio: «È la dimostrazione della possibilità di avanzamento della ricerca nel Mezzogiorno».

A colpire la curiosità del Capo dello Stato fu un piccolo edificio con uno strano nome: “nZeb”, nearly Zero Energy Building. NZeb è un edificio a zero impatto energetico: 71 metri quadrati di materiali e tecnologie avanzate, dalle sonde geotermiche per il recupero di calore dal sottosuolo alla ventilazione meccanica per il recupero termodinamico. Un prototipo su scala reale di quello che potrebbero essere le abitazioni di un futuro (per forza di cose) non troppo lontano. Di proprietà dell’Università sannita, e a gestione congiunta tra i ricercatori dell’Università del Sannio e i ricercatori del Distretto Stress, l’edificio è diventato una foresteria hi-tech per studenti fuori sede e rimane uno degli esempi in Italia di edifici ad altissimo rendimento energetico. A distanza di due anni nZeb è al centro di una nuova scommessa. Entro l’estate diventerà una casa a idrogeno a zero emissioni di anidride carbonica. Da “nZeb ad hZeb” sintetizza con un certo gusto per gli acronimi Ennio Rubino, presidente del Distretto Tecnologico Stress che, insieme ai ricercatori dell’Università del Sannio, è al lavoro per fare di quella casetta uno dei primi edifici in Italia con un ciclo energetico che integra le tecnologie dell’idrogeno verde. «Oggi sono in commercio celle a combustibile alimentate a metano, che grazie a un processo di reforming riescono a ricavarne idrogeno per la produzione di energia. Si tratta di buone soluzioni, utili a dimezzare la CO2», spiega Rubino. E aggiunge: «Il tema è gestire la transizione energetica avendo come obiettivo di medio-lungo periodo l’annullamento di emissioni di gas clima alternanti».

LA PROCEDURA

Sì, ma come? «Se un edificio ha una copertura fotovoltaica – ragiona Rubino –, per quanto adeguata, essa non potrà sempre soddisfare l’intero fabbisogno energetico per il semplice fatto che si tratta di una fonte discontinua, il sole non c’è sempre». D’altra parte, accade anche che non si consuma sempre tutta l’energia prodotta di giorno. «Noi immaginiamo di mandare il surplus di energia prodotta a un dispositivo in grado di separare idrogeno dall’acqua, immagazzinare l’idrogeno in bombole e quindi fornire idrogeno puro a celle a combustibile di nuovissima generazione che saranno in grado di produrre elettricità e calore per i nostri edifici». Si profila uno scenario “offgrid”, che promuove logiche dell’autoconsumo per gli edifici, già sperimentate con le comunità energetiche, diminuendo lo stress sulla rete elettrica, oggi sempre più messa a dura prova dalla crescente elettrificazione del parco edilizio. A fornire l’innovativo sistema basato su celle “a ossidi solidi” sarà Solid Power, tra i principali leader globali nella tecnologia delle celle a combustibile. Scienza e competenze ci sono. Ora occorre agire perché – fa capire Rubino – senza la spinta sul costruito non c’è transizione che regga.

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Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA