Italia-Francia, dopo i migrandi il confronto si sposta nello Spazio

Italia-Francia, dopo i migrandi il confronto si sposta nello Spazio
di Gabriele Rosana
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Mercoledì 16 Novembre 2022, 10:46 - Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 06:58

L'Europa mette gli occhi (e il portafoglio) sullo spazio.

E prova a definire un bilancio record per l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, nel prossimo triennio: la nuova frontiera prevede una possibile dotazione di oltre 18,5 miliardi di euro, in aumento di quasi il 30% rispetto all’ultimo budget, e in grado di coprire ed espandere tutte le attività dell’organizzazione, dalla ricerca scientifica alle tecnologie di navigazione satellitare, dall’osservazione della Terra per – tra le altre cose – monitorare i cambiamenti climatici alle esplorazioni spaziali. Tra il 22 e il 23 novembre al Grand Palais Éphémère di Parigi si terrà la consueta ministeriale dei responsabili dello Spazio nei governi dei 22 Stati membri dell’Esa (siamo in ambito intergovernativo, al di fuori del binario dell’Unione europea, ma quasi tutti appartengono all’Ue, a cominciare da pesi massimi come Germania, Francia, Italia e Spagna, e tre sono extra-Ue quali Norvegia, Svizzera e Regno Unito), e dei Paesi associati o osservatori (cioè tutti i rimanenti Stati dell’Unione più il Canada).

I TEMI

L’appuntamento, che si tiene ogni tre anni, era in calendario dal 2019, al termine dell’ultima riunione dei ministri dello Spazio tenutasi a Siviglia, ma nel frattempo la cornice strategica all’interno della quale si muove l’Esa è piuttosto cambiata, spingendo la richiesta di un ruolo da leader e più autonomo per l’Europa nel settore spaziale e di un rifinanziamento senza precedenti, che dovrà essere adottato adesso dai rappresentanti dei governi durante le 48 ore di negoziati serrati. «Anche in questi tempi bui possiamo guardare a un futuro più luminoso», è lo spirito con cui l’Esa si prepara alla riunione parigina. «Abbiamo molte sfide da gestire, ma allo stesso tempo sappiamo e possiamo vedere chiaramente il grande interesse che c’è nello spazio, così come le grandi cose che possiamo fare grazie alle infrastrutture spaziali», ha dichiarato la presidente del Consiglio dell’Esa, la svedese Anna Rathsman. Ciascun Paese contribuisce al bilancio dell’Agenzia spaziale europea e ai suoi progetti in base al proprio Pil e, grazie al sistema cosiddetto del “geo-return”, ottiene in cambio per la propria industria aerospaziale nazionale una quota di contratti corrispondente al proprio impegno finanziario (nel 2019 l’Italia mise sul tavolo 2,28 miliardi di euro, piazzandosi in terza posizione dietro Germania e quasi a pari merito con la Francia). Basta questa peculiare caratteristica per spiegare perché il summit di Parigi rappresenta un momento chiave per fare i conti in tasca (soprattutto agli altri) e calibrare l’agire all’unisono in Europa con gli interessi nazionali e le specificità del proprio tessuto industriale. Tanto che Francia e Italia, impegnate nel muro contro muro sul dossier migranti, potrebbero tornare presto a duellare pure sullo spazio. E a pesarsi sull’incremento del contributo di ciascuna al budget pluriennale dell’Esa. L’aumento del rilievo del coordinamento delle politiche spaziali nel Vecchio continente è, manco a dirlo, tra le conseguenze indirette dell’invasione russa in Ucraina, giunta quasi al nono mese. L’Agenzia ha infatti tagliato i ponti con Roscosmos, la sua controparte russa, trovandosi a dover rivedere tempi e modalità di alcune missioni spaziali già in programma, come ExoMars, incaricata di cercare tracce di microrganismi nel sottosuolo marziano: il suo lancio – originariamente in programma lo scorso settembre – slitta adesso al 2028. Come pure altre quattro missioni che avrebbero dovuto impiegare il razzo russo Soyuz. Ecco, però, a proposito di lanciatori, che sullo sfondo della ministeriale Esa si sviluppa anche un nuovo fronte della contesa tra Parigi e Roma. Lo scontro è cominciato quando, nei mesi scorsi, il governo francese ha spiazzato quello italiano annunciando lo sviluppo di Maia, un micro-lanciatore realizzato da una start-up parte di ArianeGroup (controllata dai colossi d’Oltralpe Airbus e Safran). Nato con l’obiettivo di insidiare i razzi dell’americana SpaceX di Elon Musk, Maia potrà fare concorrenza all’italiano Vega, vettore per il lancio in orbita di piccoli satelliti sviluppato dalla Avio di Colleferro in collaborazione con Agenzia spaziale italiana (Asi) e Esa. Nonostante l’impegno volto a coordinare le iniziative spaziali dei due Paesi, confluito nel Trattato del Quirinale siglato esattamente un anno fa, e a costruire la spina dorsale di un’industria autenticamente europea, la Francia non avrebbe indugiato a compiere la fuga in avanti. Che adesso finisce per agitare le acque del summit Esa.

PROVE DI DIALOGO

Per l’Italia sarà al Grand Palais Éphémère il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, fresco di delega allo Spazio e della guida del Comint, il Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale, ereditata da Vittorio Colao, che ne era responsabile nel governo Draghi. Nel bel mezzo di tensioni bilaterali che non si vedevano dai tempi della crisi dei gilet gialli durante il governo giallo-verde, Parigi e Roma possono però riallacciare i fili del dialogo proprio a partire dallo spazio. I numeri, del resto, piazzano il nostro Paese tra i primissimi della classe. In particolare, tra i Paesi del G20, l’Italia occupa il settimo posto nella graduatori degli investimenti pubblici in politiche per lo spazio in rapporto al Pil; ma guardando all’export il nostro Paese schizza al quarto gradino del podio, appena dietro Stati Uniti e le solite Francia e Germania. La spesa per lo spazio rientra pure nel Recovery Plan italiano: il Pnrr prevede infatti 1,3 miliardi di euro aggiuntivi gestiti dall’Esa, che ruotano attorno alle attività del Centro europeo per l’osservazione della Terra di Frascati, e 880 milioni all’Asi, a beneficio della competitività italiana nella “Space Economy”.

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