Il caso energia, ecco come ci riscalderemo quest'inverno: il calore arriverà dal gelo

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Francesco Malfetano

Nei primi giorni di marzo, a poco più di una settimana dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, almeno ai più esperti la situazione è parsa subito chiara: il conflitto sarebbe durato a lungo.

Così, consapevoli che “fare male” a Vladimir Putin oggi passa anche dal cambiare il modo in cui gli europei riscaldano le proprie case, a Washington già studiavano gli scenari energetici che da lì in poi si sarebbero potuti manifestare. E soprattutto in che modo gli Usa avrebbero potuto supportare gli alleati del Vecchio Continente. Sul tavolo dello Studio Ovale, in vista dell’addio al petrolio e al gas russo, sono finiti non solo l’invio dei 50 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto poi annunciato dal presidente Joe Biden, ma anche l’invio al di qua dell’Atlantico di pompe di calore ad alta efficienza energetica la cui produzione sarebbe stata incentivata con il Defence Production Act, una legge nazionale di emergenza che appalta attraverso il Dipartimento della Difesa la produzione di strumenti essenziali in un conflitto.

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L’embargo alle fonti energetiche russe però non è arrivato. E così anche l’idea di riempire l’Europa di “heat pump” a stelle e strisce è stata accantonata. Solo dagli Stati Uniti però. Sì, perché a Bruxelles sono consapevoli che quello del riscaldamento domestico è in Europa il settore a più alto consumo di gas (il 38% del totale) perché più della metà delle famiglie europee ha una caldaia a gas. Una situazione insostenibile – anche sul fronte ambientale – a cui però la Commissione è pronta a dare una svolta. All’interno del piano REPowerEU è fissato l’obiettivo di installare 30 milioni di unità entro il 2030 per risparmiare 35 miliardi di metri cubi di gas all’anno (sui 155 importati dalla Russia). Le pompe di calore in pratica, paiono destinate a stravolgere il settore del riscaldamento domestico. Come? Attraverso l’installazione di un motore che sembra a tutti gli effetti parte di un condizionatore, simile a quelli che già sono presenti sulle facciate degli edifici di tutte le città d’Italia. Con una grande differenza che però consente di risparmiare energia elettrica: questa infatti abitualmente si usa per produrre direttamente calore, mentre nelle pompe di calore l’energia si usa per assorbire calore da una fonte fredda. Tant’è che ne esistono differenti tipologie.

TIPOLOGIE

C’è la pompa Aria-aria, la più diffusa ma inadatta alle regioni molto fredde, dove l’energia termica che proviene dall’aria esterna viene riversata in casa attraverso uno split. Poi c’è quella Aria-acqua (su cui l’Ue punterà di più con diverse sovvenzioni) in cui l’energia termica viene usata per far funzionare un impianto con termosifoni o pannelli a pavimento, o per scaldare l’acqua per usi sanitari. Ce n’è poi una versione Acqua-acqua, più costosa, che sfrutta l’acqua di una falda e quindi prevede la costruzione di un pozzo con sistema di aspirazione. Infine c’è la pompa di calore Terra-acqua, che invece sfrutta il calore presente nel terreno attraverso l’installazione di una sonda geotermica. Ovviamente ci sono delle criticità. In primis, anche se più efficiente rispetto ad altre soluzioni, perché una pompa di calore funzioni ha bisogno di energia elettrica. E quindi bisogna aumentare significativamente la produzione di energia green per aver un impatto reale. In secondo luogo c’è un fattore culturale. Come denunciato dalle associazioni del settore, la maggioranza delle aziende specializzate in impianti di riscaldamento non è formata o aggiornata. Ciò fa sì che oggi in Italia vi siano circa 20 milioni di pompe di calore installate, ma solo 1,3 milioni sono concepiti per sostituire i sistemi di riscaldamento. A Bruxelles il compito di contribuire a risolvere il problema. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 20:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA