Usura e riciclaggio, maxi retata: 101 indagati, 26 arresti. Sigilli a beni per 13 milioni di euro

Usura e riciclaggio, maxi retata: 101 indagati, 26 arresti. Sigilli a beni per 13 milioni di euro
«Seguite i soldi». Proprio il dogma del simbolo dell'antimafia Giovanni Falcone ha guidato i finanzieri di Taranto in un vero e proprio dedalo di società. Consentendo agli uomini del nucleo di Polizia economico finanziaria, guidati dal colonnello Marco Antonucci, di svelare un gigantesco raggiro ai danni di diverse multinazionali del settore informatico e tecnologico.

Una stangata da milioni di euro. Soldi che un sodalizio criminoso riciclava in attività lecite e illecite, con in testa l'usura. Le Fiamme Gialle lo hanno battezzato Scammers paradise, ovvero il paradiso dei truffatori. In quel mondo fatto di raggiri, frodi e inganni, i baschi verdi del colonnello Antonucci hanno fatto irruzione all'alba di ieri con 26 arresti e una pioggia di sigilli. In quattordici sono finiti dietro le sbarre, mentre altri dodici indagati hanno ottenuto i domiciliari. Nell'indagine sono coinvolti complessivamente 99 inquisiti. Per loro le contestazioni, a vario titolo, spaziano dall'associazione per delinquere, all'usura, al riciclaggio, estorsione e autoriciclaggio.

I militari hanno anche messo sotto chiave un patrimonio fatto di immobili, quote societarie e conti bancari, per un valore di tredici milioni e mezzo di euro, svelando gli affari illeciti di sessanta società, coinvolte nel grande bluff.
I provvedimenti restrittivi scattati alle prime luci del giorno sono il punto di arrivo di un lavoro partito due anni fa. All'epoca i finanzieri erano sulle tracce del tesoro nascosto di un presunto mafioso. Per scovare il patrimonio di quell'indagato avevano messo sotto controllo il suo telefono.

E proprio inseguendo quei soldi e ascoltando i dialoghi dell'uomo hanno intercettato le manovre di un suo interlocutore: il 48enne grottagliese Diego Vestita, peraltro arrestato e collocato ai domiciliari soltanto due giorni fa per una storia di usura. Così si è accesa la luce su una truffa ben congegnata ed estremamente redditizia. Il meccanismo contestato al grottagliese e altre dodici persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ruotava su un gioco di società, una delle quali fungeva da intermediaria con colossi come la Fastweb, per l'acquisto ed il noleggio di apparecchiature. Operazioni per le quali, la società acquirente chiedeva, contestualmente, l'anticipo del denaro per coprire l'investimento alla finanziaria collegata alla casa madre.

Per rendere credibile l'operazione, il sodalizio rastrellava sul mercato società pulite e dotate di raiting commerciale affidabile, blindato anche con bilanci, rigorosamente falsi, predisposti e depositati alla Camera di commercio. In questa maniera sia la finanziaria sia la casa madre non dubitavano della bontà della commessa, ma una volta acceso il semaforo verde, il gruppo criminale incamerava sia il prestito concesso sia i macchinari, che venivano rivendute in nero. Il giochetto secondo il nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle, avrebbe fruttato la bellezza di tre milioni e mezzo di euro. Un tesoretto che sarebbe stato riciclato dal gruppo in usura, ma anche in attività lecite come l'acquisto di attività commerciali e beni immobili. Un vero paradiso in cui ieri mattina hanno affondato le mani i finanzieri. Svelando i volti di menti e complici del grande raggiro.

 
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Mercoledì 10 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 11-07-2019 07:44