Taranto, svolta green per il porto: 3 banchine elettriche

Venerdì 4 Marzo 2022 di Domenico PALMIOTTI

Il porto di Taranto imbocca la strada green, mette in cantiere l'elettrificazione di tre banchine in una logica di sostenibilità ambientale, e si prepara all'avvio del piano del Cold Ironing. «Entro giugno lanceremo il bando di gara per la progettazione» annuncia a Quotidiano Sergio Prete, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. Quattro gli impianti previsti: due sulla banchina del San Cataldo, lato levante e ponente - ed è la banchina cui attraccano le navi da crociera -, uno sul pontile della raffineria Eni ed uno, infine, al molo polisettoriale, al terminal container gestito dal gruppo turco Yilport attraverso la società San Cataldo Container Terminal.

Il finanziamento del Pnrr

Si tratta di un investimento finanziato dal Pnrr per un totale di 55 milioni di cui 35 per gli approdi pubblici. I 55 milioni rientrano nel pacchetto Pnrr per il porto di Taranto che prevede complessivamente 90,7 milioni su due grandi interventi: diga foranea fuori rada, nel tratto di levante e in quello di ponente, rispettivamente per 20 milioni e per 15,7 milioni, e l'elettrificazione delle banchine. Nelle scorse settimane Prete ha dichiarato che per l'elettrificazione «si sta ragionando con Yilport ed Eni se aprire una procedura unica di gara, o differenziata, o, ancora, avviare un partenariato pubblico-privato».

E Prete conferma che questa, tuttora, è la discussione che si sta sviluppando. «È indubbio - spiega il presidente dell'Authority - che la progettazione va fatta in accordo. Perché se come Authority possiamo procedere in autonomia per le banchine pubbliche, bisogna invece trovare un'intesa con Eni e San Cataldo Container Terminal». L'intervento dovrebbe concludersi a marzo 2026. «La progettazione degli impianti ci indicherà quanta capacità ci vuole - aggiunge Prete -. Stiamo finendo il documento preliminare per la progettazione che poi fisserà i quantitativi di fabbisogno».

Sostenibilità primaria

La sostenibilità - più che la diversificazione dei canali di approvvigionamento - è alla base dell'elettrificazione. «Sì - conferma Prete -, serve a far sì che la nave, una volta attraccata, spenga i motori, risparmi sui consumi e non inquini. In sostanza si vogliono evitare emissioni in atmosfera da carburanti bruciati. Noi - aggiunge Prete - abbiamo cabine elettriche molto potenti, forse anche sovradimensionate rispetto alle esigenze, avendo qui grandi impianti industriali. Ma alle cabine deve anche arrivare energia da fonti rinnovabili perché, altrimenti, non avremmo risolto molto se elettrificassimo le banchine e poi l'energia fornita derivasse da fonti fossili. Se si fanno impianti di elettrificazione, poi tutti i porti devono anche impegnarsi a diventare dei centri di produzione da fonti rinnovabili. Per quanto ci riguarda, stiamo gestendo un progetto di efficientemento energetico e di produzione da fotovoltaico. Quando si tratterà di gestire gli impianti di Cold Ironing, servirà, oltre alla gestione, anche un progetto per la produzione da fonti rinnovabili vedendo le varie soluzioni percorribili, dall'eolico al fotovoltaico».

Ma la svolta energetica green deve essere sostenibile anche economicamente. «Certo che serve anche una politica tariffaria che renda conveniente per gli armatori utilizzare quest'energia, altrimenti gli armatori faranno resistenza - rileva Prete -. Col ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, si sta ragionando su questo. Come Assoporti abbiamo posto il problema e anche in chiave europea stanno dialogando su un progetto complessivo che preveda realizzazione, produzione e tariffe».

Nell'area portuale c'è già un insediamento eolico. È il parco marino offshore, primo in Italia e nel Mediterraneo, che sta costruendo la società Renexia del gruppo Toto. La prima turbina delle dieci è stata montata il 6 febbraio, adesso si è alla quarta ed entro marzo si prevede di finire il tutto. Dopodiché l'energia sarà disponibile. A tre chilometri circa dal parco eolico, in prossimità della strada statale ionica 106, c'è infatti la sottostazione elettrica che, attraverso un cavidotto, riverserà l'energia verde nella rete Terna. Gestito dalla società Beleolico, il parco avrà una capacità di 30 Mw ed assicurerà una produzione di oltre 58mila MWh (80 milioni di euro di investimento, copertura del fabbisogno annuo di 60mila persone). «Stiamo cercando di inserirci in questa possibilità - rileva Prete -. È un progetto non nuovo ma abbiamo chiesto alla società di acquistare i certificati verdi per poi acquisire ed utilizzare una parte di produzione di fonti rinnovabili. A quanto pare, però, le quote sarebbero già state tutte cedute, quindi si tratta di verificare se esiste la possibilità di una ricaduta in ambito portuale».
 

Ultimo aggiornamento: 10:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA