Ritorno in classe per migliaia di studenti, scuole ancora senza risposte: il problema dei banchi

Lunedì 14 Settembre 2020 di Massimiliano MARTUCCI
La metafora migliore per descrivere la condizione dei dirigenti scolastici in questo preciso momento, è immaginarli al timone di una nave che deve affrontare da sola una tempesta, circondata da decine e decine di altre navi nelle stesse condizioni.
Soli, quindi, e chi la fortuna di avere uno scafo robusto e un buon equipaggio può sperare di arrivare e doppiare indenne la data del 24 settembre. Ogni scuola ha fatto un piano didattico diverso, che deve prevedere il numero degli alunni, quello dei docenti e del personale, lo spazio a disposizione, la provenienza degli studenti. Ogni dirigente si è inventato soluzioni e strategie, razionando risorse, sperando che ne arrivino altre da Comuni e Provincia. Vediamo come ripartiranno le superiori.

Il Flacco di Castellaneta riprenderà le lezioni in presenza sicuramente per le prime e le quinte, mentre per le altre sezioni è tutto in forse: «avevo chiesto centoventi banchi, che non sono ancora arrivati» spiega la dirigente Giove, «stiamo organizzando le turnazioni dei gruppi classe anche in base ai pendolari, che sono il sessanta percento della popolazione scolastica». Seconde, terze e quarte sono divise in due gruppi classe, che frequenteranno una settimana a scuola e l'altra da casa.

Il Perrone-Bellissario di Ginosa avrà unità orarie di cinquanta minuti. Delle trentotto classi, trenta in presenza e otto a casa, a turno, e le ore restanti saranno recuperate di pomeriggio. Settimana corta per tutti, quindi, con un giorno libero per classe. L'ufficio di presidenza è stato ceduto alla didattica.
Al Vico di Laterza tutti a scuola, perché le aule sono abbastanza grandi da ospitare gli alunni. Solo in due o tre casi, dove ci sono classi da venticinque, ci saranno alcuni studenti, a turno, che dovranno indossare la mascherina. Il Da Vinci di Martina Franca farà quasi tutto in presenza, tranne cinque classi che si alterneranno in due gruppi che frequenteranno i giorni dispari o pari. Il resto da casa in digitale. Didattica completamente ibrida al Tito Livio della stessa città. A settimane alterne, metà classe in aula, metà classe a casa, ma con la verifica della presenza, ci tengono a sottolineare.

Il liceo Ferraris di Taranto attende di conoscere cosa deciderà la Provincia, perché su cinquantaquattro classi, quaranticinque sono sistemante, «ma ho la certezza morale che la Provincia farà i lavori coi fondi ricevuti», spiega il preside Dalbosco.
Dal Del Prete - Falcone di Sava: il preside Pagano auspica «una collaborazione da parte delle famiglie», ma tutti ripartiranno in presenza, perché la struttura lo permette. Le scuole ospitate in edifici nati in tal senso sembrano più fortunate delle altre, magari ospitate in palazzi storici o riadattati. Se il dirigente ha nell'organico docenti ingegneri è fortunato, altrimenti si devono investire risorse per reclutare dall'esterno. Ci sono episodi di solidarietà scolastica, come al Lentini-Einstein di Mottola, dove il preside Rotolo ha trovato la solidarietà di un collega della scuola media che gli ha prestato i banchi: «attendo ottanta banchi», spiega. Gli spazi a scuola ci sono ma non si parte tutti in presenza perché mancano i collaboratori: «Nonostante quest'anno abbia cento studenti in più, nella pianta organica mi hanno assegnato un collaboratore in meno», per i tagli alla spesa pubblica, «ma ho chiesto otto collaboratori covid. Ad ogni collaboratore ho assegnato cinque aule e un corridoio, ma ci sono padiglioni scoperti».

A Taranto la situazione è variegata. Al Righi partono in presenza le prime e le terze, perché classi di nuova formazione, così come all'Archita, dove invece saranno le prime e le quinte, il resto faranno didattica mista. Al Battaglini la preside Arzeni racconta che è ancora in attesa di sapere se il Comune renderà pedonale l'area davanti all'ingresso, perché ci saranno ingressi scaglionati: «l'unità oraria rimane invariata. Ho fiducia nelle istituzioni». Otto classi inizieranno a distanza e però ruoteranno.
Di quarantacinque minuti sarà l'unità oraria dell'Archimede, dove è previsto lo sdoppiamento delle classi. All'Aristosseno invece le classi, divise in due, si alterneranno nei giorni dispari e pari, ma il preside Marzo spiega che non avendo ancora ricevuto i banchi singoli farà segnare con una croce rossa i banchi dove non sarà possibile sedersi. © RIPRODUZIONE RISERVATA