Taranto: è scontro europeo sull'ambiente. Battaglia sulla produzione dell'ex Ilva

Martedì 13 Luglio 2021
Battaglia sulla produzione del siderurgico tarantino

Scontro dinanzi alle autorità Europee sull’inquinamento targato ex Ilva. Con gli ambientalisti jonici sul piede di guerra per ribattere le argomentazioni con le quali lo Stato Italiano ha sostenuto l’assenza di criticità a Taranto. 
Il Governo, infatti, ha inoltrato nuove informazioni al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che vigila sull’esecuzione della sentenza della Cedu, la Corte Europea dei diritto dell’uomo, del 24 gennaio di due anni fa.
Con quel verdetto la Corte, in merito alle emissioni del siderurgico, ha condannato l’Italia per la violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione, in quanto avrebbe violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare dei 182 cittadini autori di due distinti ricorsi, poi riunificati. Il documento di informazioni richiesto dal Comitato dei Ministri era atteso entro il 30 giugno scorso. 

Il Governo


In merito alla qualità dell’aria, l’Italia ha specificato che sulla base dei dati disponibili resi pubblici da Arpa Puglia, non sono attualmente accertate criticità circa lo stato della qualità dell’aria nella città di Taranto. Inoltre ha segnalato che le proroghe concesse sull’attuazione di importanti prescrizioni Aia non hanno effetti ambientali significativi, tenuto conto anche del fatto che rientrano nel quadro normativo dell’anno 2017 che limita il livello di produzione dell’impianto a 6 milioni di tonnellate di acciaio contro una capacità nominale di oltre 11 milioni di tonnellate di acciaio, e che lo scorso anno, alla luce del contenimento dei livelli produttivi del gigantesco impianto, non si sono verificate criticità significative.

Gli ambientalisti

Argomentazioni che fanno a pugni con quanto sostenuto da Daniela Spera, rappresentante dei “Legamjonici” e dei ricorrenti. L’ambientalista insieme agli avvocati Sandro Maggio e Leonardo La Porta ha inoltrato una dettagliata comunicazione con la quale sono stati segnalati i recenti risultati emersi dalla Vds (Valutazione del Danno Sanitario) che riconosce un rischio cancerogeno inaccettabile, per i residenti del rione Tamburi, anche in relazione alla produzione ridotta a sei milioni di tonnellate di acciaio.
«È stato inoltre specificato - ha spiegato la stessa Daniela Spera - che l’esposizione ai Pm10 e Pm2,5 di origine industriale impone l’attuazione di interventi finalizzati ad abbattere drasticamente questi inquinanti, interventi non legati al contenimento dei valori delle emissioni entro i limiti di legge, dal momento che le soglie critiche di Pm10 e Pm2,5 previste dalla legge riguardano i parametri della qualità dell’aria il cui rispetto non garantisce la tutela della salute pubblica».

 

Le decisioni recenti


Il Comitato europeo di Strasburgo è stato anche informato della recente sentenza del Consiglio di Stato che, pur confermando la situazione di pericolo correlata allo svolgimento dell’attività produttiva dello stabilimento siderurgico, ha rilevato l’assenza di ritardi e criticità nell’attuazione del piano ambientale, in netto contrasto con la decisione del Ministero della Transizione Ecologica di non concedere una proroga per gli interventi previsti sulla batteria 12. 
Infine è stato comunicato che, a seguito delle attività di controllo svolte nel quarto trimestre 2020, Arpa Puglia ha trasmesso una nota di segnalazione ad Ispra per la mancanza di campionamenti, o monitoraggi alternativi, per le diossine al camino E312 dell’ex Ilva, nel periodo compreso tra il 22 ottobre e il 23 novembre dello scorso anno.
«Una violazione della prescrizione sul monitoraggio - ha concluso la stessa Daniela Spera - per la quale, di recente, il Ministero dell’Ambiente ha diffidato Acciaierie d’Italia». 

Ultimo aggiornamento: 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA