Scabbia in ospedale, ora è allarme

Scabbia in ospedale, ora è allarme
Il caso di scabbia tra il personale sanitario e tecnico del Santissima Annunziata di Taranto, continua a suscitare preoccupazione nella popolazione e tra i dipendenti Asl e quelli delle aziende esterne che si occupano dell’igiene degli ambienti. A rispolverare il contagio, già diagnosticato agli inizi di marzo (la notizia fu rivelata da Quotidiano), è ora una interrogazione urgente presentata al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, dal consigliere regionale di Sintra italiana, Mino Borraccino.
«La patologia – scrive il politico - si è diffusa all’interno del reparto di Cardiologia e della Unità di terapia intensiva coronarica del S.S. Annunziata, arrivando a contagiare otto operatori sanitari tra medici, infermieri e operatori socio sanitari». Riconoscendo l’attenzione avuta sul caso da parte dei responsabili sanitari della struttura, il consigliere regionale lancia ora un nuovo allarme «sulle insicure condizioni lavorative vigenti negli ospedali pugliesi». Nella sua interrogazione l’esponente del partito di Sinistra italiana, non si sa quanto consapevolmente, solleva una problematica che, se accertata, aprirebbe un fronte di rischio ben più grave degli otto dipendenti contagiati dal parassita. «Le divise utilizzate da tali lavoratori quelli delle ditte esterne addetti alle pulizie ambientali, vengono portate a casa e non lavate e sanificate in ospedale, incrementando così il rischio di trasmettere agenti patogeni al di fuori del focolaio».
 
Una vera mancanza, quella denunciata da Borraccino, che gli sarebbe stata prospettata dai lavoratori della Sanitaservice i quali, sempre secondo quanto riportato dal consigliere, «segnalano inoltre la mancanza degli idonei presidi di sicurezza dal rischio infettivo durante il trasporto dei pazienti e la necessità di adottare più efficaci interventi di sanificazione nelle stanze e nei locali sanitari».
Immediata la replica della Asl che in una nota stampa non risponde alla questione delle divise da lavoro fatte portare a casa per il lavaggio, ma si preoccupa di sminuire il presunto contagio di scabbia. «È senz altro utile – scrive la direzione aziendale -, descrivere con accuratezza e misura il fenomeno, ricreando un clima di maggiore fiducia e rifuggendo da inutili e dannosi allarmismi». Ripercorrendo gli eventi, la Asl precisa che il primo marzo solo due lavoratori, una infermiera e una operatrice, «venivano inviati alla Struttura Semplice di Dermatologia» per essere sottoposte «a visita per sospetta diagnosi di “scabbia”» con conseguente «adeguata terapia e denuncia obbligatoria per malattia infettiva».
Sempre nella stessa nota diffusa ieri, la direzione Asl fa sapere di avere invitato «gli altri eventuali dipendenti interessati che fossero risultati sintomatici per questa parassitosi, benché non risultasse allo stato nessun paziente ricoverato in reparto affetto da tale parassitosi, a sottoporsi presso gli ambulatori di Dermatologia». «Tutti quelli sottoposti a visita dermatologica – si legge ancora - venivano dichiarati al momento guariti o comunque privi di lesioni cutanee patognomoniche per scabbia». Trascorso il periodo di incubazione della parassitosi, infine, la direzione aziendale assicura «che allo stato attuale non vi sono pazienti sintomatici in itinere e si può concludere che il fenomeno nella sua interezza possa essere circoscritto».
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Martedì 17 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:33