Arsenale in mostra: tra cimeli e siluri la Città del lavoro

Arsenale in mostra: tra cimeli e siluri la Città del lavoro
Provare ad essere nei panni di un turista, alla “Mostra Storica Artigiana” permanente dell'Arsenale Militare Marittimo, allestita 37 anni fa in spazi ottocenteschi, ha consentito di documentare sul campo tutto il potenziale di una visita guidata gratuita di un'ora o due. Pubblicizzata in esperimenti passati di Fai, Amici dei Musei o Città Aperte, al momento è scarsamente valorizzata e non indicata nelle piantine ufficiali di “Viaggiare in Puglia”, diffuse negli Iat. Il nucleo “Mostra Storica”, con civili arsenalotti, dopo aver contato solo su passaparola o tripadvisor, ha deciso di raccontarsi a Nuovo Quotidiano di Puglia e rivolgersi direttamente ai flussi turistici in Magna Grecia (recapiti 099.7752823; 099.7752025/2291; mnarsen.ta.mostrastorica@marina.difesa.it). 
 
La visita è possibile tra il lunedì ed il venerdì, tra le 8 e le 13, e deve essere programmata il giorno prima, specialmente in caso di gruppi numerosi, perché in uno stabilimento militare bisogna consentire l'identificazione e far autorizzare l'accesso di auto e motoveicoli. Eccezionalmente, saranno vagliate richieste diverse, in base alle circostanze. Nel 2015, i visitatori sono stati 3173, nel 2016 oltre 2000, durante l'anno scolastico, e si spera di superare i 6000: «Un risultato importante - sottolineava Ferdinando Miglio, capo nucleo - oggi si considerano vecchie le cose di 10 anni fa ed antiche e di valore le tracce del secolo scorso». 

Punti di forza sono: plastici; timoni; specchi di poppa; modelli in scala; presepi; disegni originali; foto d'epoca; siluri a lenta corsa o maiali; radio; cannoni; il mappamondo di Nave Puglia, la prima costruita in cantiere; cimeli di Nave Cristoforo Colombo, gemella della Nave a Vela a motore, Amerigo Vespucci, ceduta all'Unione Sovietica ed in seguito demolita; macchinari vari di lavorazione del cuoio e di altro.
A colpire, nei racconti di Francesco Bruno, sono le storie di intuito, ingegno, di vecchie maestranze di arsenalotti inventori, ignari di tutte le dinamiche dei brevetti in epoche successive, capaci di progettare marchingegni mai esistiti, senza guadagnarci: «L'Arsenale era una città del lavoro, dove erano presenti tutte le tipologie possibili, in un passato meno consumistico. Un arsenalotto inventò un attrezzo per stiratura ed affilatura dei denti di sega a nastro, un altro un congegno di taglio e saldatura elettrica subacquea dei metalli e vinse un premio di 2000 lire. Vorremmo riprodurre il banco di lavoro di falegnami, meccanici. Abbiamo migliaia di modelli di fonderia in legno di cirmolo, stampi di fusioni in metallo. Tuttavia, ci vuole spazio». 

La polena del galeone “Buona Fortuna”, esposto in Villa Peripato alla Fiera del Mare tra il '46 ed il '49, troneggia nella Sala A Tracciare. L'edificio, in teoria lungo 120 metri e largo 20, è fruibile in parte e serviva a progettare le navi sul pavimento in legno e bitume a lavagna, posato su archi, sostituito quando sono cambiate le tecniche progettuali. Una piccola area, preservata e conservata, è diventata un reperto, alla stregua di un'ancora romana, rinvenuta nei dragaggi. Le capriate in ferro della volta sono nascoste e si ambisce al restauro conservativo: «Il resto della Sala A Tracciare - ricordava Gabriella Esposito, capo della sezione Affari Generali - dovrebbe essere ristrutturato, con i fondi della valorizzazione stanziati nel decreto per Taranto. Vorremmo riportare a vista le pietre e sistemare un periscopio nel lucernario. La catalogazione dei libri è iniziata, invece, l'anno scorso, quando iniziarono i lavori nella palazzina del bunker». Le idee ci sarebbero, sono i soldi a mancare e, nell'attesa, si custodisce nei depositi tantissimo materiale recuperato in dismissioni e permute, ispirazione di aneddoti e leggende.
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Giovedì 21 Luglio 2016 - Ultimo aggiornamento: 15:31