Taranto, il prefetto Galeone agli arresti domiciliari per corruzione: 700 euro in una busta

Giovedì 2 Gennaio 2020
Il prefetto Paola Galeone è destinataria di un provvedimento di arresti domiciliari emesso dal Gip di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica diretta da Mario Spagnuolo. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa stamane. Da questa mattina sarebbe stata fatta rientrare in Puglia per l'esecuzione del provvedimento. L'indagine che coinvolge Paola Galeone, tarantina a capo della prefettura di Cosenza, nasce all'accusa di avere intascato una tangente da 700 euro. 

«Ha intascato una mazzetta da 700 euro»: prefetto indagato per corruzione

Come evidenziato dalle agenzie di stampa, la Galeone è stata sorpresa «mentre intascava 700 euro. Una mazzetta che avrebbe favorito un’imprenditrice della zona che, in realtà, l’aveva già denunciata. Per questo il prefetto di Cosenza è finita nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione. Un’indagine davanti alla quale ha preferito mettersi in aspettativa in attesa che il governo nomini il suo sostituto nel prossimo consiglio dei ministri disponibile».

Secondo le note diramate nei giorni scorsi, ad incastrare il prefetto sono state le immagini della squadra Mobile, che hanno filmato il momento in cui la Galeone riceve la busta contenente il denaro. Il prefetto avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro per intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice. Quest’ultima, però, ha denunciato i fatti alla polizia, con la quale ha concordato luogo, data e ora per la consegna dei soldi al prefetto Galeone, consentendo che il tutto venisse videoregistrato. L’episodio, stando a quanto ricostruito, sarebbe avvenuto in un bar del capoluogo calabrese.

Cinquantotto anni, Paola Galeone è prefetto di Cosenza dal 23 luglio del 2018. In precedenza aveva svolto le stesse funzioni a Benevento. La Galeone è stata assunta nell’amministrazione civile dell’Interno nel dicembre del 1987 ed assegnata, come prima sede, alla prefettura di Taranto, dove ha svolto vari ruoli. L’imprenditrice che l’ha incastrata, è invece presidente di ‘Animed’, un’associazione che si occupa di tutela dei diritti delle donne. La donna è anche responsabile di un centro di accoglienza per migranti a Camigliatello Silano.
L’imprenditrice, pure per le sue attività in campo sociale, sarebbe stata in rapporti con la Prefettura di Cosenza. E sarebbe stato proprio in occasione di una riunione, secondo l’ipotesi accusatoria, che la Falcone avrebbe ricevuto da Galeone la proposta di emettere la fattura fittizia. Per l’accordo, 700 euro sarebbero andati al prefetto Galeone, 500 all’imprenditrice. Questa, particolarmente colpita dalla proposta di Galeone, si sarebbe recata in Questura per denunciare l’accaduto. Da qui era scattata un’informativa alla Procura e la conseguente inchiesta che vede ora indagata il prefetto Galeone.

La notizia dell’incriminazione di Paola Galeone è subito rimbalzata nell’area jonica, in cui il prefetto aveva svolto funzioni di vicariato e, per due periodi, di commissario di Manduria, prima prefettizio, poi straordinario.

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