Golfo di Taranto, +5 gradi: «In pericolo l’ecosistema»

Golfo di Taranto, +5 gradi: «In pericolo l’ecosistema»
di Massimiliano MARTUCCI
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Sabato 25 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:03

Se basta mezzo grado in più a un essere umano per avere la febbre, immaginate cosa significa per un intero ecosistema un aumento di cinque gradi. È quanto annunciano i ricercatori del Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici: «Un’ondata di calore marino, iniziata all’inizio di maggio 2022, si sta ora diffondendo verso est nel Mar Mediterraneo. Le ondate di calore marino si verificano quando le temperature oceaniche superano una soglia estrema per più di 5 giorni consecutivi. Nell’ultimo mese, due anticicloni hanno portato aria bollente dall’Africa subtropicale al Mar Mediterraneo. Le recenti osservazioni satellitari della temperatura superficiale del mare, fornite dal Copernicus Marine Service, confermano l’effetto sorprendente che quest’aria calda ha avuto sul mare. Ad esempio, il Mar Ligure ha sperimentato condizioni di Mhw per 3 settimane prima che queste decadessero e si ripresentassero a metà giugno. L’ondata di calore ha interessato il Golfo di Taranto più tardi ma con maggiore intensità, raggiungendo quasi 5 gradi sopra la media».

Cinque gradi oltre la media

In parole povere, per una ragione ancora non definita, gli anticicloni africani sono arrivati nel mar Mediterraneo e con loro una forte ondata di caldo, che ha riscaldato l’acqua del mare. I modelli previsionali del Cmcc hanno calcolato che oggi la temperatura del mare del Golfo di Taranto sarà di cinque gradi sopra la media.
«Sta accadendo quello che è successo nel 2003», spiega Simona Masina, fisico, che dirige la ricerca da cui è scaturita la nota di allarme. «Sta avvenendo ora quello che dovrebbe accadere in estate inoltrata. A metà maggio abbiamo visto alcune anomalie presentarsi nel Mar Ligure, poi si sono spostate verso oriente, nel Golfo di Taranto».
Queste anomalie, però, non riguardano territori specifici: «È bene essere chiari, a Taranto non c’è una situazione diversa rispetto al resto del Mediterraneo. Stiamo vivendo quello che accadde nel 2003, quando ci fu un’ondata di caldo importante». 

Vent'anni fa un'analoga emergenza

Basta fare una ricerca sul web per ricordarsi cosa accadde quasi vent’anni fa. Le temperature nelle città superarono i quaranta gradi, e in Italia ci furono ripercussioni anche sulle persone. «I nostri modelli previsionali - continua Masina - permettono di calcolare quello che accadrà a pochi giorni e in diversi mesi. Non abbiamo ancora analizzato le previsioni a lungo termine». 

In autunno sarà alto il rischio di cicloni

La stagione estiva, praticamente, è arrivata prima del previsto, e con essa l’assenza di precipitazioni, che hanno causato parte della siccità. Ma non basta: «Questa situazione di anomalia si riverserà nell’oceano, che assorbirà il calore e lo restituirà in autunno, quando le correnti di aria fredda proveniente dal nord Europa potranno causare una intensificazione dei fenomeni come i cicloni, che proprio dal calore dell’oceano prendono energia». 

L'anno scorso perso oltre il 70 percento delle cozze

Se si guarda la tabella allegata alla nota del Cmcc si può vedere il valore assoluto dell’anomalia della temperatura e che agli inizi di maggio e all’inizio di giugno si erano già verificati dei picchi. La temperatura del Mediterraneo prevista per oggi, in particolare nel Golfo di Taranto, arriva quasi a ventotto gradi. L’impatto dell’anomalia si vedrà sugli ecosistemi, spiega Simona Masina: «Si vedranno conseguenze sulla flora e la fauna marina. Basti pensare al corallo, che riesce a sopravvivere solo in un piccolo range di temperatura dell’acqua». L’impatto sugli ecosistemi marini si ripercuoterà per forza di cosa negli ecosistemi umani, quindi sociali e economici. L’anno scorso a causa dell’alta temperatura del secondo seno del Mar Piccolo, oltre il settanta percento delle cozze è stato perduto.

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