Eco Industrial park, il progetto per la Zes di Taranto

L'area retroportuale
L'area retroportuale
di Domenico PALMIOTTI
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Domenica 19 Giugno 2022, 05:00

Un hub logistico che si occuperà di gestione integrata della distribuzione delle merci attraverso tecnologie avanzate ed avrà un centro servizi e attività di natura turistico-ricettiva e terziaria. Ma anche produzione di idrogeno verde ed attività di economia circolare. Il tutto su una superficie complessiva di circa 75 ettari. Ecco, in sintesi, l’Eco Industrial Park
È delle quattro proposte avanzate per l’area della Zes, la Zona economica speciale del porto di Taranto (le altre tre riguardano una la logistica e due gli impianti industriali di economia circolare). 

L'investimento

Si tratta di un investimento da 212,462 milioni di euro, di cui 184,750 milioni per la costruzione e 14,780 milioni per la progettazione, cui vanno aggiunti 12,932 milioni per la voce “imprevisti”. Sarà un project financing, cioè risorse dell’Authority e degli investitori. 
L’avvio della progettazione per lotti funzionali è prevista per luglio prossimo, ma non si esclude una rimodulazione dei tempi anche perché il progetto ora è al vaglio dell’Authority. 
La scaletta dei tempi è così ipotizzata: fine 2022, presentazione progetto per lotti funzionali; aprile 2023, approvazione progetto e rilascio delle autorizzazioni; avvio lavori per lotti funzionali a giugno del prossimo anno; inizio consegna per lotti funzionali a dicembre 2024 e ultimazione a giugno 2026. Su 750mila metri quadrati, la parte che sarà edificata ammonta a 170mila metri quadrati. 

Il project financing


Come scritto ieri da Quotidiano, l’Eco Industrial Park è l’ex Distripark che a novembre 2019, nell’ambito del Contratto istituzionale di sviluppo per l’area di Taranto, è stato trasferito all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto. Si è trattato di un trasferimento di azienda a titolo gratuito. Questo perché, nel frattempo, è stata messa in liquidazione la società consortile che si era inizialmente proposta come soggetto attuatore del Distripark, formata da Comune, Provincia, Camera di Commercio ed Authority. Nel trasferire il progetto all’Authority, il Comitato della programmazione economica sostenibile ha confermato il finanziamento di 12 milioni. 
La storia del Distripark è molto datata. Parte, infatti, con la delibera Cipe di dicembre 2000, pubblicata a marzo 2001 sulla “Gazzetta Ufficiale”, con la quale si attribuivano 100 miliardi di lire dell’epoca, pari a 51 milioni di euro, “per il completamento delle iniziative comprese nell’ambito dell’intesa di programma per lo sviluppo dell’area tarantina”. Per risalire a quest’ultima, bisogna però andare ancora indietro nel tempo. Esattamente a ottobre 1993. Già allora, infatti, si parlava del progetto Distripark. Sono passati 29 anni da allora e si è ancora all’anno zero. Adesso però si prova a ripartire con un nuovo progetto, totalmente diverso dal passato. Lo ha preso in carico l’Authority e si sono fatti avanti, come proponenti, imprenditori privati. L’Authority entro l’anno lancerà il bando di gara per la realizzazione. Sebbene siano stati bruciati tanti anni, oggi ci sarebbe un contesto che potrebbe rendere fattibile l’iniziativa. In primo luogo, l’Eco Industrial Park va a posizionarsi in un’area Zes, il che permette di accedere a vantaggi ed agevolazioni. Inoltre, accanto al vecchio finanziamento di 12 milioni di euro, ci sono 50 milioni di euro del Governo attraverso il Pnrr per realizzare l’infrastrutturazione primaria e l’accessibilità stradale e ferroviaria. 

Le finalità


L’Eco Industrial Park si basa su cinque finalità: comunità energetiche rinnovabili; parco industriale sostenibile; parco logistico; green mobility e connettività. “Si tratta di cinque principi ispiratori che definiscono il quadro di riferimento e di novità rispetto al progetto Distripark” spiega l’Authority. Si punta ad “uno sviluppo in chiave green delle iniziative imprenditoriali e della crescita economica, imprenditoriale ed occupazionale dell’area jonica”. 
“L’intento - si evidenzia - è quello di creare le condizioni per fare dell’Eco Park di Taranto la prima comunità energetica capace di produrre, gestire e consumare in maniera razionale il fabbisogno energetico delle aziende che all’interno del Parco andranno a insediarsi nello smart green port di Taranto”. 

L'attività


Entrando nello specifico, l’hub logistico opererà per il 45 per cento nella lavorazione e trasformazione dei prodotti agroalimentari, per il 30 nella logistica del freddo e per il restante 25 nei servizi di logistica collegati al porto. L’area della logistica avrà capannoni prefabbricati modulari e piazzali. Previsti 110 magazzini per un’estensione di 137.500 metri quadrati. I capannoni saranno organizzati per tipologia ed inseriti in una rete viaria che collegherà le diverse strutture, a partire dalla zona di smistamento allacciata al nuovo fascio ferroviario di un chilometro. Ci sarà anche un centro direzionale funzionale. Verrà realizzato vicino alla masseria Carducci. Quest’ultima verrà rifunzionalizzata con attività didattiche e di ricerca collegate a scuola ed Università. 
Su 8mila metri quadrati, il complesso avrà funzioni direttive, turistico-ricettive e terziarie. Prevista, inoltre, la possibilità di costruire un acquapark con strutture accessorie turistiche su una superficie di 50mila metri quadrati. Tutta l’infrastruttura genererà, fornirà e consumerà energia autoprodotta da fonti rinnovabili. Infatti, sulle coperture della zona logistica saranno installati impianti solari fotovoltaici. Nasceranno comunità energetiche interne al polo in grado di produrre energia per 32.000 MWh annui. Saranno anche installate pompe di calore geotermiche. In campo energetico è poi prevista la produzione di idrogeno verde attraverso l’elettrolisi dell’acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità da fonti rinnovabili. La produzione di idrogeno alimenterà i mezzi di circolazione interni a servizio dell’intero complesso. C’è pure un capitolo dedicato all’economia circolare. Due i campi d’intervento prefigurati: recupero acque industriali e scarti di produzione e recupero acque piovane. Ultimo aspetto dell’investimento, infine, la digitalizzazione. Per consentire alle aziende dell’Eco Industrial Park di far parte di una catena di connettività, vi sarà una computer room per l’elaborazione dei dati. Verrà inserita nelle strutture direzionali e si useranno tecnologie quali la rete 5G, TSN e CloudConnect. Questa struttura fornirà servizi di digitalizzazione per attività sia interne che esterne Eco Industrial Park.

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