Diossina a Manduria, c’è l’inchiesta

Martedì 11 Ottobre 2016 di Nazareno DI NOI

«I verbali secretati con le dichiarazioni rese da Alessandro Marescotti ai componenti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali, furono trasmessi alla magistratura competente per le indagini del caso che ha già avviato le dovute indagini». A dichiararlo è l’assessore all’Ambiente del Comune di Manduria, Amleto Della Rocca, dopo essersi consultato con la deputata del Pd, Laura Puppato, membro della commissione e quindi presente, il 9 marzo scorso, nella Prefettura di Taranto, all’audizione del presidente di Peacelink il quale rivelava la presunta esistenza, sino al 2005, di un massiccio smaltimento di ceneri di diossina prodotte dall’Ilva e stoccate in un’azienda manduriana. Marescotti riferì di aver ricevuto quella confidenza da un operaio addetto alla manutenzione degli elettrofiltri del famigerato camino E321dell’Ilva finito poi al primo posto tra tutte le fonti di diossina in Europa. 
 
Dal colloquio avuto tra Della Rocca e l’onorevole Puppato, si è saputo anche che la notizia che doveva restare riservata, sfuggita al leader degli ambientalisti tarantini nel corso di un convegno pubblico ad Avetrana e ripreso dagli organi d’informazione, ha innervosito i vertici della Procura della Repubblica di Taranto che sul delicato caso stavano e stanno lavorando. «Questa circostanza – spiega l’assessore Della Rocca che sin dal giorno dopo la diffusione della notizia aveva chiesto lumi al Prefetto – non permette ulteriori fughe di notizie che potrebbero contrastare l’attività investigativa in corso». Da tener presente che la denuncia presentata a marzo da Marescotti, immediatamente secretata per la gravità dei suoi contenuti, non era stata ancora suffragata da testimonianze e pareri degli enti interessati, prima fra tutti l’Ilva, seguita dall’azienda destinataria dei carichi di veleni. E’ facile comprendere quindi il disappunto della magistratura inquirente che, secondo l’interlocutrice dell’assessore Della Rocca, sarebbe «fortemente risentita dalla fuga di notizie».

Un atto sicuramente involontario quello di Marescotti che non immaginava, evidentemente, la risonanza che avrebbero avuto le sue parole pronunciate in un convegno organizzato il 24 settembre ad Avetrana dall’associazione italiana contro le leucemie. In quell’occasione l’ambientalista avrebbe riferito addirittura il nome dell’azienda manduriana sospettata di aver conferito quintali e quintali di polveri: si sarebbe trattato di un’azienda che produceva concimi e fertilizzanti per l’agricoltura. Per questo sono in molti a preoccuparsi. Sono numerose anche le interrogazioni presentate agli organi istituzionali, regionali e nazionali, per conoscere appunto l’entità del danno. Della questione se ne occuperà il Parlamento grazie a distinte interrogazioni firmate da esponenti politici del territorio. La stessa giunta comunale di Manduria aveva chiesto l’intervento della magistratura che, a quanto pare, si stava già muovendo.

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