Per la malattia renale la dialisi si fa a casa

Domenica 22 Ottobre 2017
Negli ultimi tempi, le possibilità di trattamento per i pazienti affetti da malattia renale cronica sono in continua crescita. 
Un orizzonte nuovo sembra essere rappresentato dalla dialisi domiciliare. I malati affetti da insufficienza renale possono infatti curare la loro patologia anche tra le mura domestiche attraverso tecniche personalizzate. 
La dialisi peritoneale domiciliare è già da alcuni anni una realtà per il territorio jonico ma ora aumentano le possibilità per i pazienti jonici di curarsi anche a casa. Il Reparto di Nefrologia e Dialisi del Presidio Ospedaliero “Santissima Annunziata”, il cui Direttore è il dottor Luigi Morrone, risponde infatti con professionalità e con impegno alla crescente domanda dei pazienti con malattia renale eleggibili per un trattamento domiciliare. 
«La Dialisi Peritoneale - spiega il dottor Giuseppe De Ruggieri, referente assieme al dottor Domenico Santese delle attività ambulatoriali di dialisi peritoneale del nosocomio - è una metodica che consente al paziente di curare la sua patologia renale in totale autonomia, integrando perfettamente la terapia con le normali e più comuni attività della vita quotidiana. È per questo che il malato non è più oggetto di discriminazione sociale, mantiene una totale privacy circa il suo stato di salute e non è più costretto a recarsi presso un centro di emodialisi tre o quattro volte alla settimana».
 
«Questa modalità di trattamento - afferma poi il direttore generale della Asl di Taranto Stefano Rossi - è attualmente in fase di implementazione e risponde perfettamente anche alle esigenze terapeutiche dei pazienti in cui la funzione renale è gravemente compromessa e necessita di essere sostituita con un trattamento cronico. Inoltre, a differenza dell’emodialisi tradizionale, che prevede il passaggio del sangue attraverso un rene artificiale (emodialisi), è notevolmente più compatibile e naturale, in quanto utilizza il peritoneo, una membrana non artificiale già presente nell’addome dello stesso paziente, per assicurare una efficace sostituzione della funzione dei reni malati». 
Si tratta dunque di una opportunità in più offerta ai pazienti affetti da malattia renale cronica. «In questo modo i pazienti hanno la possibilità, se la situazione clinica lo permette, di ricorrere ad una procedura di filtraggio del sangue che, rispetto all’emodialisi, richiede per gli assistiti più bassi costi psicologici e in termini di tempo, di energia e anche di restrizioni alimentari, il che è coerente con uno dei principali obiettivi che questa Direzione si è posto, quello di una sempre maggiore umanizzazione dei percorsi terapeutici», ha precisato il direttore generale Stefano Rossi. 
«La nostra principale gratificazione - conclude il dottor De Ruggieri - è nel poter constatare il pieno benessere dei pazienti che si sottopongono a questo trattamento, pazienti che devono recarsi in ospedale solo una volta al mese e che possono tornare a svolgere una vita normale gestendo a domicilio quanto necessita per questo tipo di dialisi. In questa missione è assai prezioso il contributo professionale delle nostre infermiere (Alba Castellano e Lucia De Angelis), con cui siamo riusciti a costituire un’equipe competente e sempre attenta alla complessa gestione del paziente nefropatico in terapia dialitica domiciliare». Ultimo aggiornamento: 18:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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