Crisi ArcelorMittal, in mille davanti alla Prefettura. Sindacati al Prefetto: "La situazione si è aggravata"

Venerdì 22 Maggio 2020
Il presidio davanti alla Prefettura di Taranto
Un migliaio di persone sono in presidio da questa mattina sotto la Prefettura di Taranto per manifestare contro la grave crisi dell'ex Ilva, la grande fabbrica dell'acciaio nelle mani della multinazionale ArcelorMittal. Lavoratori e delegati sindacali delle sigle Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno occupato la strada, che è stata chiusa al traffico, e i marciapiedi davanti al Palazzo del Governo.
Tutti i manifestanti indossano la mascherina e stanno prestando la massima attenzione a rispettare la distanza di sicurezza, per evitare il rischio di assembramenti come previsto dal protocollo connesso all'emergenza Covid-19. Proprio su questo aspetto vi era stata una specifica indicazione da parte del questore Giuseppe Bellassai al momento di autorizzare la manifestazione di protesta. I lavoratori in presidio non hanno cartelli di protesta e hanno alcune bandiere delle organizzazioni metalmeccaniche. 
“La situazione si è aggravata. Abbiamo fatto questa manifestazione oggi anche per dare una valvola di sfogo perché la tensione tra i lavoratori sta salendo e di molto anche. Noi adesso abbiamo bisogno di segnali, di risposte” - ha detto il segretario Uilm Taranto, Antonio Talò, introducendo l’incontro che la delegazione sindacale di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm sta avendo col prefetto di Taranto, Demetrio Martino. “La situazione è grave, lei la conosce” ha aggiunto Talò al prefetto.
 

«È un sito di interesse strategico, lo Stato se lo riprenda» ha sostenuto invece Francesco Brigati della segreteria Fiom Cgil di Taranto nel corso della manifestazione. Da tempo, ha aggiunto Brigati, «denunciamo lo stato di
abbandono in cui versa la fabbrica. Con questo presidio vogliamo lanciare un messaggio chiaro al governo. Il futuro ambientale, sanitario, occupazionale e produttivo non può rimanere nelle mani di un interlocutore inaffidabile».
Il sindacalista ha ribadito che «la mobilitazione non si ferma: lunedì ci sarà lo sciopero e ricorderemo al ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, nell'incontro in video conferenza, che non cederemo ai ricatti. Torneremo in piazza, noi continuiamo a dire che la situazione è diventata ormai insostenibile e che deve necessariamente essere affrontata dal governo con chiarezza e determinazione».
Sempre oggi un altro presidio di protesta è in corso davanti allo stabilimento.
Alle sette, infatti, ha preso il via lo sciopero di 24 ore indetto dall'Usb dei lavoratori diretti e dell'appalto dello stabilimento ArcelorMittal, con presidio davanti agli uffici della direzione della fabbrica. Sono circa 200 i lavoratori che manifestano contro la multinazionale, contestando una serie di inadempienze. «Il governo - sottolinea il coordinatore provinciale dell'Usb Francesco Rizzo - deve
intervenire per cercare di salvare il salvabile. Qui ci sono centinaia di lavoratori a gridare "Arcelor vai via". È una posizione netta e chiara che ribadiamo. C'è un'azienda che sta colando a picco, ci sono migliaia di lavoratori in cassa
integrazione, i lavori Aia sono sospesi, in fabbrica c'è una pressione senza precedenti e un clima che non si viveva nemmeno ai tempi dei Riva, con il licenziamento ingiustificato di decine di lavoratori». Il sindacalista parla anche di «costanti e continui ritardi nei pagamenti delle fatture per attività già svolte dalle imprese dell'appalto. Ogni mese abbiamo operai che non percepiscono stipendio e aziende che rischiano il fallimento. Una situazione inaccettabile. Ora si sta
prospettando la peggiore delle ipotesi, cioè la chiusura della fabbrica senza soluzione. Bisogna allontanare Arcelor - sostiene Rizzo - mettendo in sicurezza lo stabilimento e aprendo ad un accordo di programma per Taranto. Progettiamo la ricollocazione dei lavoratori o rischiamo di avere, oltre al dramma ambientale,
quello occupazionale e sociale» Ultimo aggiornamento: 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA