Il dibattito/ Il questore Bellassai: «Degrado, illegalità e spaccio: eliminiamo questi ostacoli. Nelle bellezze dell'isola le potenzialità di Taranto»

Mercoledì 11 Novembre 2020 di Mario DILIBERTO

«Degrado, illegalità diffusa e spaccio di droga, inevitabilmente collegato alla mano della mala organizzata». Sono questi i tre ostacoli che intralciano il rilancio del centro storico di Taranto.

A fotografarli ci pensa il questore Giuseppe Bellassai che sin dal suo arrivo, nel maggio dello scorso anno, individuò proprio nelle bellezze dell’Isola, il potenziale motore di un riscatto di Taranto. Per questo proprio lui ha voluto celebrare davanti al Duomo di San Cataldo, nel cuore dei vicoli, la festa di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato.

«Con quella scelta - spiega il questore - abbiamo inteso ribadire la nostra attenzione verso questa parte della città. Per noi è un territorio che va definitivamente riconquistato alla legalità per tanti motivi, soprattutto per rincuorare le tante famiglie perbene che popolano i vicoli. Gente onesta che non deve sentirsi priva di riferimenti, ma che anzi deve percepire forte e chiara la presenza dello Stato». Ecco quindi che la Polizia ha avviato da tempo una fitta collaborazione con le altre forze dell’ordine, e in particolare con la Polizia Locale. «Abbiamo predisposto da tempo - dice- un pattugliamento coordinato che consente una costante presenza sul territorio. Si tratta di un’attività quotidiana di cui puntiamo a raccogliere i frutti nel medio e nel lungo periodo».
Il mirino è puntato su attività illegali estremamente visibili. Lo spaccio di droga e il commercio abusivo. Due fenomeni che alimentano un evidente degrado che la Polizia combatte insieme al Comune.

«Talvolta - spiega il questore - si tratta davvero di ricorrere ad interventi di “rimozione” in zone trasformate in depositi di rifiuti e rottami. Lo facciamo grazie alla collaborazione degli uomini dell’Amiu per riconsegnare alla gente quei vicoli».

Insomma spettacoli indegni soprattutto se rapportati alle bellezze contenute in quello scrigno che l’amministrazione del sindaco Rinaldo Melucci ha inteso ribattezzare come “Isola madre”. Quel dedalo di viuzze affascinante, in passato è stato il regno quasi incontrastato di clan feroci e spietati, abbattuti dall’offensiva delle forze dell’ordine. La presenza della criminalità organizzata, quindi, oggi appare più nascosta. Con la pesante eccezione dello spaccio di droga, business in cui la mala “made in Jonio” ha deciso da anni di tuffarsi in ragione dei redditizi ritorni.

«La nostra attenzione - spiega il questore - è sempre sintonizzata sulle manovre dei clan, in costante coordinamento con la procura e la Dda. Oggi la cappa che in passato si avvertiva in tutta la città come presenza sul territorio della mala è svanita. Anche per la scelta dei clan di inabissarsi. È evidente, però, l’azione nel settore del traffico degli stupefacenti. Lo spaccio in città vecchia è agevolato da quella che è la conformazione del territorio. Con vicoli e zone che poco si prestano al controllo. E per converso sono il terreno preferito dei mercanti di droga. È un nemico contro il quale si combatte ogni giorno. Ed è un fronte sul quale occorre dare segnali quotidiani».

Un capitolo a parte, poi, è quello della illegalità diffusa e del commercio abusivo. «Anche questo - conclude il questore Bellassai - è un aspetto sul quale lavoriamo da sempre in accordo con la Polizia Locale. Affrontiamo un malcostume radicato, in particolare nel settore del commercio dei mitili, condotto in maniera non di rado sfacciata sulla banchina di via Garibaldi sul mar Piccolo. In questo senso combattiamo una battaglia che necessita dell’impegno di tutti. Per quanto mi riguarda, non c’è alcuna intenzione di mollare. Continueremo ad essere presenti per alimentare quotidianamente la strategia che deve portare a riconquistare l’Isola».
 

Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA