Il cinese “made in Taranto” con gli esami all’Aristosseno

Sabato 17 Febbraio 2018 di Nicola SAMMALI
 Taranto è il punto di riferimento della lingua cinese in Puglia. Qui non solo è possibile studiarla ma adesso, oltre alla formazione di altissimo livello, orientata al futuro, l’offerta è passata a uno step successivo. 
Il liceo Aristosseno infatti è diventato sede ufficiale di esami per la certificazione Hsk, Hanyu Shuiping Kaoshi (Chinese Proficiency Test), l’unica nella regione e l’unica riconosciuta dal Ministero della Cultura Cinese. Opportunità resa possibile grazie alla collaborazione partita a novembre dell’anno scorso tra l’Associazione “Rise Up” e l’International School of Pollena “Mother Teresa”, che aveva l’obiettivo di portare a Taranto il primo Test Center Hsk. Per attestare il livello di competenza e conoscenza raggiunto al termine dei corsi, destinati a tutti, non sarà più necessario quindi recarsi a Napoli come accadeva in precedenza. 
Il convegno organizzato ieri nell’aula magna dell’Aristosseno è servito non solo a suggellare la collaborazione tra la scuola e l’associazione ma anche per analizzare i percorsi formativi relativi alla lingua e alla cultura cinese messi a disposizione delle nuove generazioni da scuole primarie, secondarie e università, nonché condividere le esperienze di chi studia, lavora e vive tra Cina e Italia e confrontarsi con due sistemi economici e sociali diversi tra loro.
 
«Stiamo lavorando da più di due anni a questo progetto» spiega il preside dell’Aristosseno, il professore Salvatore Marzo, «che ha come finalità quella di completare una interlocuzione preziosa specie per il nostro territorio, che ha bisogno di costruire nuovi scenari culturali, sociali ed economici con un paese come la Cina, protagonista a livello internazionale. Occorre trovare nei rapporti con questo impero un reciproco arricchimento». Soprattutto culturale. «Questa è la filiera che funziona per i nostri ragazzi che hanno l’opportunità di ampliare la loro prospettiva». Luca Di Somma, presidente della Rise Up, ha raccontato l’esperienza che ha dato il via a questo percorso. «La lingua cinese deve essere un mezzo e non un punto d’arrivo, dà la possibilità di guardare il mondo con occhi indifferenti ed è quello che ho fatto io. Vogliamo proporre una strada fatta di passione e sacrifici». Tra gli ospiti anche Fabrizio Panza, docente presso il dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economia del Mediterraneo dell’Università di Bari. «Un momento di confronto importante tra due culture, per scoprire due metodi di studio differenti. In campo giuridico tutta la terminologia è oggetto di fraintendimenti tra le due civiltà». Durante l’evento si sono tenuti due workshop: uno gastronomico, affidato a mani esperte, per mostrare come chiudere il famoso raviolo e una dimostrazione di Taiji, la danza cinese diventata nel tempo attività ginnica e forma di medicina preventiva, che pone le sue radici nella filosofia taoista. Giuseppe Urselli, esperto della disciplina, che da venticinque anni insegna a Taranto e provincia i segreti di questa filosofia, ha tenuto una performance davanti agli studenti. «Un buon insegnante deve essere un buono studente, non smette mai di imparare e di trovare modalità di condividere ciò che si sta imparando con gli altri. A Taranto c’è una buona partecipazione, perché a dispetto di quanto si possa pensare, la città è attenta e risponde a queste contaminazioni».       Ultimo aggiornamento: 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA