«Datevi da fare»: quattro fratellini violentati dagli amici della madre

Domenica 19 Gennaio 2020
Arrestati nel marzo dell’anno scorso con accuse terribili, quattro persone rischiano il processo. Per anni, una donna e tre uomini avrebbero inflitto violenze sessuali a quattro fratellini. La più piccola delle due femminucce sarebbe stata brutalizzata quando aveva appena tre anni.

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L’ignobile scenario emerso dalle indagini della polizia di Taranto è ancora più agghiacciante se si considera che la donna coinvolta nel procedimento è l’indegna madre delle vittime.
Di tutti e quattro gli imputati, il sostituto procuratore della Repubblica dottor Francesco Ciardo ha chiesto il rinvio a giudizio. E sarà il gup del tribunale, nell’udienza fissata per il prossimo 14 febbraio, ad occuparsi della loro posizione.

Come si ricorderà, l’inferno a cui i bambini erano stati sottoposti era saltato fuori dopo l’intervento degli assistenti sociali e l’opportuna decisione dell’affidamento temporaneo dei bimbi a due famiglie.
All’epoca, i comportamenti e il linguaggio sin troppo espliciti e disinibiti dei piccoli avevano fatto scattare l’allarme, con il conseguente intervento degli specialisti della sezione “reati sessuali ai danni di minorenni” della squadra Mobile della questura di Taranto.
Con tutte le cautele che il caso richiedeva, gli investigatori del capoluogo tarantino avevano raccolto la deposizione di tutte le vittime. E le parole delle giovani vittime avevano illuminato uno scenario ricco di orrore, di brutalità e di violenza.

Scenario agganciato agli atti del procedimento attraverso un incidente probatorio richiesto dalla procura della Repubblica.
I quattro bambini, senza alcuna differenza di età e di sesso, sarebbero stati violentati da tre uomini. Mentre la mamma delle vittime in tutte le circostanze incitava i violentatori a “darsi da fare”.

Sono ben undici i capi di imputazione che gravano, a vario titolo, a carico degli imputati.
Rappresentano la sintesi di veri e proprio stupri, consumati tra le mura della casa di famiglia, si fa per dire, in una cittadina della provincia jonica, ma anche in un casolare di campagna di proprietà di uno degli orchi, indicato dai piccoli come “l’altro fidanzato della mamma”.
Per spaventarli e costringerli al silenzio, secondo quanto scaturito dall’attività investigativa, gli orchi avrebbero indossato delle maschere.

Imponendo a quelle piccole prede indifese pratiche oscene e ripugnanti, nonostante i bimbi piangessero e vomitassero mentre quegli uomini facevano le “cose sporche”.
Il tutto alla presenza della loro madre. La stessa che, invece di difenderli, incitava i loro carnefici. Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA