Omicidio di Sarah: confermato l'ergastolo per Sabrina e Cosima. E scatta l'arresto per Michele Misseri e suo fratello Carmine

Lunedì 20 Febbraio 2017
Cosima Serrano e Sabrina Misseri: tra loro Sarah Scazzi

Ergastolo per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione confermando la sentenza di primo e secondo grado per la morte di Sarah Scazzi ad Avetrana il 26 agosto 2010. Al termine del dibattimento il presidente della Prima sezione penale che ieri aveva rinviato i presenti a questa mattina ha comunicato il verdetto.

La prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a otto anni per Michele Misseri per la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi, morta ad Avetrana il 26 agosto 2010. Con la condanna definitiva da parte della Cassazione Michele Misseri, nella giornata è stato arrestato nella sua villetta di Avetrana.
La Corte ha poi ritoccato al ribasso di un anno la pena per il fratello di Michele, Carmine Misseri, riducendola a quattro anni e 11 mesi. Anche Carmine Misseri è stato arrestato.
 

 

«Sono convinto della ricostruzione colpevolista della sentenza d'appello». Aveva detto ieri il sostituto procuratore generale della Cassazione Fulvio Baldi nella requisitoria davanti alla Prima sezione penale della Cassazione con cui ha chiesto la conferma degli ergastoli a Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l'omicidio di Sarah Scazzi, decisi dalla Corte d'appello di Taranto il 27 luglio 2015, e della condanna a 8 anni di Misseri per soppressione di cadavere.

«Sabrina - è la ricostruzione del movente secondo il pg - era in uno stato di agitazione e nervosa frustrazione, accusava Sarah di aver contribuito alla fine della storia con Ivano Russo, di aver rivelato dettagli della sua condotta sessuale gettando discredito su di lei e sulla sua famiglia. La madre solidarizza, con un atteggiamento da madre del sud. Ne nasce una discussione in cui Sarah risponde da 15enne, scappa via, ma riescono a raggiungerla per darle la lezione che merita, una lezione evidentemente assassina. Poi danno ordine a Misseri di disfarsi del corpo».

«Non è un processo per affermare la responsabilità di Michele Misseri per omicidio», ma per confermare la colpevolezza di Cosima e Sabrina: «visti i continui ripensamenti di Michele, le corti hanno fatto a meno delle sue dichiarazioni». Questa è stata la premessa del sostituto pg Baldi, nella sua requisitoria. 

Tratteggiando le figure delle due donne, il pg ha affermato che Sabrina aveva «il necessario cinismo», «il tipo di azione commessa è nelle sue corde» e «non stupisce» che abbia inviato messaggi al telefono di Sarah «per procurarsi un alibi». Quanto a Cosima, il magistrato ne ha rilevato la «partecipazione emotiva credibile alla vita della figlia», tipica della madre del Sud, «compresa la vergogna» per le dicerie di cui Sabrina sarebbe stata oggetto e un «malinteso senso dell'onore»: «il movente c'è ed è addirittura più consapevole di quello di Sabrina». Con sullo sfondo tali stati d'animo sarebbe maturato quello che la sentenza d'appello ha definito un omicidio d'impeto e poi l'ordine a Michele Misseri di sopprimere il cadavere. 

«Del tutto destituita di fondamento è la pretesa di riqualificare il reato da soppressione di cadavere ad occultamento» con conseguente sconto di pena, ha poi continuato il sostituto procuratore generale della Cassazione nella sua requisitoria, chiedendo  la conferma della condanna a otto anni inflitta in appello a Michele Misseri per aver celato il corpo della nipote Sarah Scazzi. Ricostruendo l'accaduto il magistrato ha sottolineato che il cadavere «è stato calato in un luogo impervio, una pozza piena d'acqua che ne avrebbe facilitato il deperimento», a dimostrazione della volontà originaria di celare e distruggere per sempre il cadavere, salvo poi ripensarci e farlo ritrovare. Complementare a questo disegno, secondo la Procura generale della Cassazione, è stata l'azione di aver bruciato i vestiti della 15enne. Il pg ha sottolineato che per questo è ben motivato il diniego da parte della Corte tarantina di negare le attenuanti generiche. 

L'udienza, ieri mattina, si era aperta con la lunga relazione del giudice Antonio Cairo, durata circa tre ore e trenta, nella quale ha ripercorso le fasi di merito e i motivi di ricorso. Nel pomeriggio il processo davanti alla Prima sezione penale è ripreso con la requisitoria del sostituto pg Fulvio Baldi. Poi la parola è passata agli avvocati di parte civile e ai difensori degli imputati. Presenti in aula il papà e il fratello della quindicenne uccisa ad Avetrana il 26 agosto 2010.

Nel processo è sceso in campo lo studio del professor Franco Coppi, che difende personalmente Sabrina, e che da anni cerca di sostenere l'innocenza delle due donne indicando in Michele Misseri il reo confesso. Oltre a Cosima e Sabrina, la Cassazione dovrà vagliare la posizione di Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato a 5 anni e 11 mesi per soppressione di cadavere. Meno gravi le responsabilità di Vito Russo, l'ex legale di Sabrina Misseri condannato a un anno e quattro mesi in appello (due anni in primo grado), e di Giuseppe Nigro condannato fin dal primo grado alla stessa pena, entrambi per favoreggiamento.

Il giorno della scomparsa, Sarah aveva appuntamento con un'amica per andare al mare, ma non si presentò. Il suo corpo fu fatto ritrovare proprio da Michele Misseri colpito dal rimorso, in un pozzo-cisterna 42 giorni dopo: l'uomo disse in un primo momento di aver ucciso la ragazza. Una versione ritratta poi alcuni giorni dopo, quando il contadino di Avetrana chiamò in causa sua figlia Sabrina. Misseri si è poi dichiarato colpevole, ma le indagini avevano preso un altro corso.

Il difensore d'ufficio di Michele Misseri, l'avvocato Giuseppe Lombardo, ha chiesto alla Prima sezione penale della Cassazione l'assoluzione per l'uomo,  sollevando «la questione dell'imputabilità» in base «allo stato di incapacità per soggezione» nei confronti della moglie e della figlia. Rispondendo alle arringhe difensive di Cosima e Sabrina, che indicavano in Michele Misseri l'autore dell'omicidio di Sarah, il suo difensore ha sottolineato «una cosa è certa: non è l'autore materiale dell'omicidio, a quell'ora non era nemmeno presente». In subordine il difensore ha chiesto di riqualificare il reato da soppressione a quello meno grave di occultamento di cadavere, punito con la pena più mite fino a 3 anni, dal momento che a suo avviso Misseri «ha fatto il possibile per far ritrovare il cadavere». 

 

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 22:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA