Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Amianto all'Arsenale, scatta l'emergenza salute per i lavoratori

Amianto all'Arsenale, scatta l'emergenza salute per i lavoratori
di Alessio PIGNATELLI
3 Minuti di Lettura
Sabato 21 Maggio 2016, 06:53 - Ultimo aggiornamento: 14:42
Quasi duecento casi di lavoratori con patologie asbesto correlate, trecentocinquanta certificazioni Inail per esposizione all’amianto nel corso degli anni e tonnellate di materiale estratto dalle navi nella storia recente. Il resoconto della Commissione parlamentare di inchiesta uranio impoverito e amianto sull’Arsenale di Taranto è una fotografia amara di quanto accaduto in un passato silenzioso. Personale civile - e non solo - esposto al contagio con questo pericoloso minerale messo al bando da una legge del 1992.
Donatella Duranti, vicepresidente della Commissione ed ex arsenalotta, non è tenera nei confronti della Marina Militare al termine del sopralluogo. 
«In calendario ci sono diversi arsenali ma abbiamo deciso di partire da Taranto perché è acclarato che, a inizio degli anni 60, c’è stato un grande uso di amianto in reparti, officine e a bordo navi. Negli anni la Marina Militare ha accumulato ritardi e fatto omissioni. Oggi siamo di fronte a una situazione drammatica per i lavoratori già ammalati: dobbiamo comprendere le responsabilità pregresse e capire se ci sono rischi ancora importanti. Vogliamo intervenire per sanare alcune norme che non restituiscono giustizia ai malati».
Un esempio per tutti. Il tristemente famoso “Magazzino 53”, una sorta di deposito di amianto all’interno dell’Arsenale. 
 
Con la deputata jonica di Sel, anche i parlamentari Federico Massa, Gianluca Rizzo e Ivan Catalano. Durante gli accertamenti di ieri, ci sono stati due momenti. Le audizioni hanno riguardato dapprima il direttore del sito tarantino, il contrammiraglio Salvatore Imbriani e altri rappresentanti della Marina. La Commissione ha poi incontrato le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ed esponenti dell’Inail.
«Abbiamo riscontrato grande disponibilità e ci siamo focalizzati su sorveglianza sanitaria e bonifiche. Il picco sarà raggiunto entro il 2020». 
Perché le malattie da amianto sono infime, possono manifestarsi dopo molto tempo, persino dopo venticinque o trent’anni.
La pericolosità consiste, infatti, nella capacità che il materiale ha di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall’uomo che hanno la caratteristica di dividersi in senso longitudinale anziché trasversale come le altre tipologie di fibre.
«Abbiamo necessità di approfondire, verificare responsabilità e stato dell'arte - ha concluso Donatella Duranti - Prossimamente incontreremo anche la rappresentanza militare Cocer perché anche i militari sono stati pienamente coinvolti all’esposizione. Nel pregresso c’è una documentazione vastissima che attesta centinaia di tonnellate di amianto estratte dalle unità navali. Mi sento di dire che questo fenomeno abbia riguardato tutti i lavoratori che a diverso titolo sono stati impiegati nell’Arsenale di Taranto». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA