Il latitante si arrende: «Bravi a prendermi». Era al mare con la moglie

Il latitante si arrende: «Bravi a prendermi». Era al mare con la moglie
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Domenica 17 Luglio 2016, 13:18 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 15:45
La fuga del boss Cosimo De Leonardo è finita in un hotel di Bellaria Igea Marina, sulla riviera romagnola. E con i complimenti del ricercato agli investigatori che lo hanno scovato. Una specie di scena da film in cui il latitante quando si è visto scoperto non solo non ha fatto resistenza. Ma, signorilmente, ha anche concesso parole di ammirazione a chi ha fatto il proprio dovere. E dire che il boss, a dispetto delle 63 primavere, di filo da torcere ne ha dato parecchio ai suoi inseguitori. Proprio lui era riuscito a sfuggire alla gigantesca retata scattata a metà giugno contro l’agguerrito clan di Cosimo Di Pierro. Quel blitz venne battezzato «Città nostra» per le ambizioni del capocosca di allungare i suoi tentacoli sul capoluogo jonico. Un progetto che Di Pierro, elemento di spicco della mala storica di Taranto uscito dal carcere per motivi di salute dopo un lungo periodo di detenzione, nribadiva in continuazione mentre parlava con i suoi uomini senza sapere che nella sua casa era stata piazzata una cimice. Una microspia che ha svelato i piani di Di Pierro e dei suoi compari. In prima linea in quei progetti c’era anche De Leonardo, nome da sempre legato ai clan del capoluogo.
A giugno era scattato l’operazione con decine di arresti. Alla grande retata, però, era sfuggito proprio De Leonardo. Per settimane è stato braccato. Nei giorni scorsi, però, è stato individuato e sabato pomeriggio è stato bloccato.

L’uomo era ricercato perché destinatario di un provvedimento di fermo, emesso Direzione distrettuale di Lecce. Anche per lui, infatti, era scattato il provvedimento firmato dal procuratore della Dda Cataldo Motta (nella foto con il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo), e dai sostituti Alessio Coccioli e Lanfranco Marazia. Trentasette in tutti gli ordini di cattura con i quali si è inteso colpire un sodalizio “ritenuto responsabile a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, rapina aggravata, detenzione illecita di armi clandestine e munizioni, danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e altro”.
De Leonardo è rimasto stupito di essere stato rintracciato. E inizialmente, ha tirato fuori dalle tasche un documento di identità falso. Poi però, ha compreso di essere stato scoperto, ha ammesso le sue generalità e si è complimentato con gli agenti. Il latitante si era rifugiato in Romagna insieme alla moglie.
La Polizia, però, non gli ha dato tregua. Gli investigatori lo hanno braccato per settimane, sino a quando non è scattata la trappola.

 
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