Tangenti e discarica, sulle intercettazioni primo scontro in aula

Martedì 19 Novembre 2019 di Francesco CASULA
È battaglia in aula tra accusa e difesa per l'utilizzo delle intercettazioni nel processo contro Martino Tamburrano, l'ex presidente della Provincia di Taranto finito in carcere a marzo scorso con l'accusa di aver aggiustato appalti e concesso autorizzazioni in cambio di tangenti e favori, e altre tre persone. Alla sbarra con lui anche il dirigente provinciale Lorenzo Natile e gli imprenditori Pasquale Lonoce e Roberto Natalino Venuti: tutti, ancora detenuti ai domiciliari, furono coinvolti nell'indagine denominata «T-Rex» condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal sostituto Enrico Bruschi.

Operazione T-Rex, Finanza a caccia dei fondi neri per pagare le tangenti
Tamburrano, un gancio in Provincia: così i giudici hanno disposto l'arresto
Corruzione, arrestato l'ex presidente della Provincia Tamburrano. In manette altre sei persone: ecco chi sono

Nell'udienza di ieri, il collegio presieduto dal giudice Patrizia Todisco, ha rigettato la richiesta di nullità degli atti avanzati dai difensori di alcuni imputati che sostenevano come la variazione di una parte delle accuse tra la chiusura delle indagini e l'avvio del processo con rito immediato fosse causa di annullamento del procedimento. Per i giudici, però, le cose non stanno così. Subito dopo il collegio difensivo degli imputati ha chiesto invece l'inutilizzabilità delle intercettazioni e in particolare di quelle ottenute con l'uso del «trojan» che ha trasformato il cellulare in una cimice.

Per gli avvocati infatti quel captatore informatico non può essere utilizzato nella «privata dimora» come abitazioni o luoghi di lavoro se non vi è stato preventivamente l'accertamento della commissione del reato. La procura, però, aveva ottenuto il via libera del tribunale all'utilizzo del trojan già escludendo quei luoghi. Sul punto sarà il collegio di magistrati che stanno celebrando il processo a decidere entro la prossima udienza fissata del 25 novembre.
Com'è noto, al centro delle indagini svolte dai finanzieri guidati dal tenente colonnello Marco Antonucci, la determina dirigenziale per l'ampliamento della discarica «Torre- Caprarica» di Grottaglie a favore della società «Linea ambiente srl»: un provvedimento firmato da Natile, ma per l'accusa orchestrato da Tamburrano che in cambio avrebbe ottenuto denaro e altri beni. Secondo l'accusa, l'allora presidente della Provincia avrebbe intascato, grazie al tramite di Lonoce, ben 5mila euro al mese da Venuti che ricopriva il ruolo di procuratore speciale di Linea ambiente.

Non solo. Le fiamme gialle hanno accertato che a Tamburrano fu consegnata anche una Mercedes GLC. Secondo il quadro tracciato dai finanzieri Tamburrano aveva ribaltato il primo diniego della Provincia all'ampliamento della discarica di Grottaglie e aveva concesso, influenzando un dirigente, il via libera a un affare che portava nelle tasche della società 1 milione di euro al mese. Favori in cambio di denaro. Con le richieste di Tamburrano che con il tempo sarebbero diventate sempre più pressanti. Tanto che a un certo punto esasperarono gli imprenditori: «Per me Martino - si sfogava uno di loro ignaro di essere ascoltato dai finanzieri - è più mafioso di Totò Riina. Totò Riina è un coglione rispetto a lui». © RIPRODUZIONE RISERVATA